Il Tar ai sindaci: «Troppo tardi, le bollette Acea ora si devono pagare»

Troppo tardi. I sindaci hanno chiesto troppo tardi di bloccare la riscossione dei 75 milioni di euro che stiamo pagando ad Acea, a rate, nelle bollette dell’acqua. Sono i 75 milioni di differenza tra la tariffa alla quale bisognava pagare l’acqua ed il prezzo al quale invece ce l’hanno fatta pagare: perché nessuno voleva prendersi la responsabilità di votare l’aumento della tariffa indicato dal contratto.

Errori su errori. Ritardi su ritardi. I sindaci prima non hanno votato la tariffa dell’acqua per non aumentarla ed hanno lasciato che fosse un giudice a decidere al posto loro. Poi non hanno presentato ricorso al Tar chiedendo la sospensione della riscossione. Infine, hanno chiesto quella sospensione al Consiglio di Stato (organo di appello sulle decisioni del Tar) quando ormai una parte dei soldi è già finita in bolletta. Se non è il classico ‘chiudere la stalla quando i buoi sono già scappati’ ci manca poco.

Ora il Consiglio di Stato, a riscossione avviata, ha detto che non c’è fretta di sospendere la riscossione. A rivelarlo è Cesidio Vano sul numero de La Provincia Quotidiano in edicola oggi. Mettendo anche in evidenza il comportamento del presidente della Provincia, Antonio Pompeo: nulla ha detto della sospensiva.

CESIDIO VANO per LA PROVINCIA QUOTIDIANO
Nessuna sospensiva. Si andrà direttamente nel merito. Il Consiglio di Stato ha esaminato lo scorso 19 gennaio, in camera di consiglio, la richiesta avanzata dall’Ato5 di Frosinone di sospendere, in attesa del pronunciamento di merito sull’impugnativa, gli atti che riconoscono al gestore idrico Acea Ato5 Spa, 75.180.000 euro di conguagli per il periodo 2006-2011 durante il quale la Conferenza dei sindaci dell’Ato non ha fissato le tariffe da applicare agli utenti. Se in primo grado fu proprio l’Ato5 a rinunciare – senza mai chiarire il perché – alla misura cautelare che, se accolta, avrebbe impedito ad Acea di inserire in bolletta il salasso milionario, in appello parrebbe che il presidente del collegio giudicante non abbia ritenuto, a riscossione già avviata, di potersi pronunciare sulla misura cautelare ma di dover invece fissare direttamente l’udienza per la discussione nel merito del ricorso. Udienza che si terrà il prossimo 7 aprile.L’Ato5 ha infatti impugnato la sentenza con cui, in primo grado, il Tar di Latina ha pienamente dato ragione al commissario ad acta che ha riconosciuto ad Acea l’ingente risarcimento, a copertura di maggiori costi e spese sostenuti in assenza di una tariffa valida, facendo il lavoro che i sindaci, benché diffidati, non avevano voluto fare.

Resta da chiedersi se sia a conoscenza dell’esito della seduta di camera di consiglio il presidente della Provincia e dell’Ato5, Antonio Pompeo, che giovedì scorso – cioè due giorni dopo l’udienza – ha tenuto assieme a tutto il Pd una conferenza stampa sulla questione dell’acqua, guardandosi bene, però, dal far cenno alla non concessione della sospensiva ma evidenziando che loro – a differenza del passato – la misura cautelare l’avevano richiesta. Ha detto anzi che la decisione al riguardo sarebbe stata presa ad aprile.

Se non lo sapeva è grave. Se lo sapeva ed ha taciuto è peggio.

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