I sindaci litigano, noi paghiamo e Acea ride

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CORRADO TRENTO per CIOCIARIA EDITORIALE OGGI

Cambiano i suonatori ma la musica rimane la stessa: l’assemblea dei sindaci non approva la nuova tariffa idrica e la conseguenza è che in campo resta soltanto la proposta di Acea Ato 5. Ancora una volta gli amministratori litigano e si dividono, ancora un volta il conto lo pagheranno i cittadini. In bolletta. Ma quello che è successo ieri nel corso dell’assemblea dei sindaci non si era mai visto prima: respinti quattro emendamenti presentati, affondata la proposta della Segreteria Tecnico Operativa dell’Ambito Territoriale Ottimale, cioè l’organo tecnico dell’assemblea dei sindaci stessa. Della serie, facciamoci del male. Ma tanto.

Affondata la Sto
La proposta della Segreteria Tecnico Operativa prevedeva un conguaglio di 34 milioni di euro, il pagamento dello stesso spalmato in più anni e agevolazioni tariffarie per famiglie in condizioni economiche disagiate. I voti favorevoli sono stati appena 14 (per una popolazione rappresentata di 106.604 abitanti), quelli contrari 31 (198.953 abitanti), gli astenuti 8 (47.574). Ben 33 gli assenti. Antonio Pompeo, presidente dell’Ambito Territoriale e della Provincia, non nasconde la delusione. Dice: «Nonostante i miei ripetuti appelli alla responsabilità affinché i sindaci approvassero oggi una proposta che avesse contrastato quella presentata dal gestore idrico presso l’Autorità per l’Energia, ciò non è avvenuto. Ora sul piatto esiste la proposta di Acea e non ce ne sono altre. Siamo, in sintesi, esposti al serio rischio di subire aumenti molto forti senza poterli contrastare. Spero che l’Autorità per l’Energia non compia azioni nei prossimi giorni, così convocheremo di nuovo l’assemblea dei sindaci per giungere a una proposta». Ma la frittata è fatta. L’Aeegsi potrebbe notificare una diffida all’Ato 5 nelle prossime ore.

La proposta di Acea In campo dunque c’è soltanto la proposta di Acea, che prevede un conguaglio di 77.535.745 euro. Per quanto riguarda la tariffa, l’Autorità per l’Energia ha riconosciuto, da gennaio, al gestore un aumento delle tariffe di poco superiore all’8% annuo, dal 2016 al 2019. Il che vuol dire che la tariffa in quattro anni aumenterà di circa il 34%. Per quanto riguarda il conguaglio, andrà spalmato nel periodo 2021-2027. Ieri era l’ultimo giorno utile affinché l’assemblea dei sindaci votasse il piano tariffario, dal momento che Acea aveva presentato istanza di revisione tariffaria il 30 maggio scorso. Il Piano, infatti, doveva essere votato dai primi cittadini entro il 30 aprile.

Gli emendamenti respinti
Durante la discussione erano stati presentati quattro emendamenti. Il primo, di Antonio Salvati (sindaco di San Giovanni Incarico) chiedeva le dimissioni immediate del presidente dell’Ato Antonio Pompeo e del responsabile della Sto Serafino Colasanti. Solo 3 i voti favorevoli, per il resto tutti contrari. Poi c’era la proposta del sindaco di Ceccano Roberto Caligiore, finalizzata a sospendere gli aumenti tariffari visto che è in corso una procedura che potrebbe concludersi con la risoluzione della convenzione con il gestore. I no sono stati 52, 6 i favorevoli, 3 gli astenuti. 25 gli assenti. Quindi la proposta dei sindaci Nicola Ottaviani (Frosinone) e Giuseppe Sacco (Roccasecca): non aumentare la tariffa, mantenendo quella del 2015, rinviare la discussione sul conguaglio all’esito della procedura in corso con Acea relativa alla diffida ad adempiere e mantenere inalterato il piano degli investimenti del gestore. I sì sono stati 23 (per 146.168 abitanti), i no 32 (207.284 abitanti), gli astenuti 4 (14.796). Infine, la proposta del sindaco di Alatri Giuseppe Morini: legare l’aumento tariffario proporzionalmente agli investimenti effettuati dal gestore nel periodo 2014-2017. Solo 14 i sì (99.352), 31 i no (192.838), 8 gli astenuti (60.641).

Il naufragio della politica
Nella sostanza è saltato l’asse Pd-Forza Italia, quello che costituisce la maggioranza (insieme al l’Ncd) alla Provincia. La proposta di Nicola Ottaviani (Forza Italia) è stata bocciata dal Pd. Il sindaco di Frosinone ha commentato a caldo: «Si è trattato di un vero e proprio suicidio politico ed amministrativo ai danni degli utenti e dei cittadini della provincia di Frosinone. Alcuni sindaci del Pd, a costo di votare contro la proposta del Comune di Frosinone che prevedeva di azzerare gli aumenti della tariffa in attesa della definizione della procedura di contestazione contro Acea, sono stati capaci di far passare di fatto l’aumento indiscriminato della tariffa a tutto vantaggio del gestore idrico». Ma pochi minuti dopo affondava anche la proposta di Giuseppe Morini, uno dei sindaci di punta del Pd. Chiaro che una parte dei Democrat non l’ha votata, unitamente agli esponenti del centrodestra. Alla domanda precisa “ma perchéuna parte del Pdnon havotato la sua proposta?”, Morini ha risposto così: «Il Pd quale?»

Harakiri perfetto, adesso dovrebbero dimettersi tutti * di Corrado Trento
La prima a dimettersi dovrebbe essere l’assemblea dei sindaci, che ancora una volta non è stata in grado di approvare le tariffe idriche. Sconfessata, dagli stessi amministratori, la Segreteria Tecnico Operativa. A vuoto l’appello del presidente della Provincia Antonio Pompeo, che aveva chiesto una prova di forza e invece ha visto sgretolarsi sia il Pd che l’alleanza che lo sostiene alla guida della Provincia. Fra l’altro gli equilibri dell’assemblea sono cambiati a seguito delle ultime elezioni. E alle votazioni decisive mancavano i sindaci di Cassino e Sora. Ma il punto più importante è un altro: dopo i conguagli di 75 e 53 milioni se ne profila un altro di 77 milioni. Le responsabilità politiche sono sempre dei sindaci. A pagare saranno sempre i cittadini.

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