Presidente, li porti a cena

Che qualcosa non funzioni a dovere nel delicato meccanismo del Consorzio di Sviluppo Industriale del Lazio Meridionale lo riferiscono ormai ogni giorno le cronache. E che andasse a finire così era un destino ineluttabile. Perché una cosa è la Politica ed una cosa è la managerialità. Non sono due cose simili: sono agli antipodi l’una dell’altra. Perché ‘politica’ è saper attendere per lasciare decantare, è saper contemperare per riuscire ad unire, è saper conciliare per evitare gli ostacoli, è saper bilanciare i costi non necessari con le utilità che comunque possono portare. Managerialità invece è rapidità di decisione, strategia, convenienza economica, costi e ricavi senza prigionieri.

Ma Politica e managerialità hanno bisogno l’una dell’altra. Nacque su questo presupposto l’alleanza intessuta dal ‘Sistema delle Imprese’ nei mesi scorsi quando puntò sull’imprenditore Pietro Zola per affidargli la presidenza del Cosilam. Impresa e politica dovevano coabitare, innovare e realizzare: senza possibilità di sbagliare perché ormai la sfida di Giulia è una realtà nel tessuto industriale sul quale ha competenza il Consorzio.

Il meccanismo si è inceppato. Le incomprensioni, le liti, gli attacchi frontali in atto ne sono la più evidente delle dimostrazioni.

In altri tempi, dalla finestra si sarebbe goduto lo spettacolo suscitato dal teatrino del confronto dialettico acceso. Il teatrino è già iniziato. Ma questa volta non possiamo permetterci uno spettacolo del genere. Giulia è dietro l’angolo e sta per nascere: nelle strade che attraversano l’area industriale Fiat Chrysler Automobiles a Cassino non è stato ancora posato nemmeno l’asfalto.

Chi rompe, storicamente ha l’onere di pagare. In questo caso, chi ha proposto il nome di Pietro Zola e fatto lobbing per riuscire ad intessere l’alleanza con cui poi è stato eletto presidente sono stati il presidente di Confindustria Frosinone Davide Papa ed il presidente della Camera di Commercio Marcello Pigliacelli. Ora compete a loro l’onere di pagare.

Presidente, paghi una cena e li metta intorno allo stesso tavolo: la democrazia di relazione in questo Paese funziona ancora.

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