I dubbi di Caffarra di cui abbiamo bisogno (di B.Cacciola)

Biagio Cacciola

Politologo e Opinionista

Per capire bene la statura teologica e umana del cardinale Carlo Caffarra, già arcivescovo di Bologna, bisogna conoscere l’episodio legato alla scomparsa di Michelangelo Manini il titolare della FAAC l’azienda leader dei cancelli elettronici.

Manini quando muore lascia in eredità alla curia bolognese diversi milioni di euro. Gli stessi che Carlo Caffarra dispone siano tutti versati nel conto Caritas di sostegno alle famiglie bisognose. Neanche un euro riservato alla Curia.

Questo era il pastore di Bologna. Un personaggio che sarebbe entrato a pieno titolo nei libri di Giovannino Guareschi (tra l’altro tenuti da Caffarra sempre sul comodino). Un Don Camillo dei nostri tempi, intellettuale vero, con la formazione alla Pontificia università gregoriana (l’università dei Gesuiti) in teologia morale. Con la voglia e l’interesse mercuriale di indagare su tutto ciò che si riferisse a questo campo.

C’era rimasto male quando qualcuno aveva scambiato questa voglia di analisi, in una polemica contro il Papa, con i ‘dubia‘ sui passi della Amoris laetitia, l’enciclica di Papa Francesco di un anno fa, dedicata alla famiglia. Disse, a chi gli gli chiese qualcosa in merito, che «è preferibile che si dica che ho un amante, ma non che sono contro il Papa».

Un personaggio innamorato della Chiesa, dunque, pur non rinunciando alla riflessione teologica, morale, letteraria e musicale per quanto era vasta la sua cultura. Un intellettuale vero che, però, aveva compreso che senza la Carità tutto è vano, e che ha difeso i poveri dovunque e comunque.

Non a caso, il suo motto vescovile era infatti ‘Sola Misericordia tua‘.

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