Non c‘è stato il morto: vada sotto inchiesta (Il generale Suppa ed il caso dei paradossi)

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Benvenuti a Frosinone: nella Repubblica fondata sul paradosso. Uno dei più gustosi è andato in scena nell’aula delle Udienze Preliminari del Palazzo di Giustizia.

Per comprendere, facciamo due ipotesi.

Ipotesi 1. – Un’ambulanza arriva a sirene spiegate all’ospedale Spaziani di Frosinone, ma trova il viale d’accesso bloccato dalla Punto della signora Maria che per riuscire a fare le analisi ha mollato l’auto dove capitava. Poco più avanti c’è pure un’Alfa 147. E’ di Antonio che doveva dare il cambio ai figli per stare al capezzale del suocero ed ha pensato “Tanto tra pochi minuti scendo”. Più avanti ancora a sbarrare la strada c’è anche la Tipo di nonno Giovanni che c’ha la prostata, non gli va di camminare, quindi ha piazzato la macchina sul primo pertugio trovato libero. Sull’ambulanza, il povero zio Michele, in attesa che sgomberino il passaggio, trapassa a miglior vita.

Ipotesi 2. – Un generale della Guardia di Finanza da poco in pensione viene paracadutato a Frosinone da un potentissimo funzionario dello Stato che lo nomina Commissario straordinario della Asl. L’ufficiale prova a parcheggiare e trova macchine private nei parcheggi dei medici, dottori che non sanno dove posteggiare e lasciano le auto in Divieto di Sosta ma per evidente stato di necessità, vetture messe sui marciapiedi e qualcuna anche nei giardinetti che così camminiamo di meno. Il generale entra nel suo ufficio, bandisce un appalto: in base al quale chi vince mette le ganasce alle ruote e porta via le auto lasciate fuori dalle strisce, in tutta la cittadella sanitaria di Via Armando Fabi.

Il paradosso? Nell’Ipotesi 1 il generale finisce sotto inchiesta per omicidio colposo (per essere stato negligente e non avere tenuto libero dalle auto il passaggio). Nell’Ipotesi 2 il generale finisce sotto processo per estorsione ed esercizio arbitrario delle proprie ragioni. Perché quel parcheggio è in un’area privata (la Asl svolge un servizio pubblico ma è strutturata come un’azienda privata) e lì non si applica il codice della strada. Pertanto niente ganasce e carro attrezzi.

A Frosinone zio Michele non ha trovato la strada sbarrata. Ma il generale Vincenzo Suppa questa mattina è finito di fronte al giudice Antonello Bracaglia Morante. E con l’ufficiale dal baffo biondo ed affilato si sono dovuti presentare in udienza anche l’ingegnere Mauro Palmieri, i funzionari Asl Alfoso Catracchia ed Aldo Scaccia, l’autista del generale, Angelo Peruzza, il titolare ed i dipendenti della ditta Sodani di Frosinone che aveva vinto l’appalto.

Contro di loro, ben 249 automobilisti che avevano pagato la multa per riavere l’auto. E gli atti d’indagine prodotti dalla Polizia Stradale di Frosinone.

Il giudice è stato chiamato a stabilire se andasse aperto un processo oppure no. Già nei mesi scorsi un suo collega aveva sentenziato. Dicendo che «no, il processo non va aperto». Ma i supremi giudici della Corte di Cassazione avevano giudicato carente nella motivazione quella sentenza. E allora? Avevano rimandato le carte a Frosinone per un’udienza preliminare bis.

Nel corso della quale l’avvocato Sandro Salera si è dovuto incamminare come Diogene di Sinope: con una lampada in pieno giorno, alla ricerca del bandolo della matassa di un paradosso giuridico.

Il primo paradosso. Ma la strada dentro alla Asl come va considerata: pubblica o privata? Né il comandante della Polizia Locale, né un’indagine della Procura fatta nel 2004 avevano fatto chiarezza su chi fosse competente a mantenere l’ordine. E’ privata e quindi deve essere autogestita? O è pubblica e allora devono venire la polizia stradale ed i vigili? Nel dubbio, ognuno parcheggiava dove voleva e nessuno interveniva.

Il secondo paradosso. Non possono coesistere il reato di estorsione e quello di esercizio arbitrario delle proprie ragioni. O ti sto minacciando per farti fare una cosa che non vuoi (estorsione) oppure ho semplicemente esagerato nel far valere un mio diritto (esercizio arbitrario). Non è possibile che allo stesso tempo pretendo una cosa che non mi compete (estorsione) ma difendo una cosa che mi compete (esercizio arbitrario)

Il terzo paradosso. Sia per l’uno che per l’altro reato, occorre la volontà di commetterlo. Non posso farlo per sbaglio. Qui il generale Suppa, i tecnici, i funzionari e la ditta, hanno fatto tutto alla luce del sole: con un atto, un verbale, una delibera. Fare un ricatto con un atto pubblico… un po’ paradossale.

Il quarto paradosso. Se il generale non toglieva le auto e zio Michele moriva, doveva rispondere di omicidio colposo. Se toglieva le auto… si è ritrovato sotto inchiesta per estorsione ed esercizio arbitrario.

L’avvocato Sandro Salera (per tutti i dipendenti Asl) con l’avvocato Caterina Suppa (per il solo generale, insieme al collega Salera) e l’avvocato Vincenzo Galassi (per la Sodani) hanno provato ad uscirne così. Sostenendo che in un caso del genere, così paradossale, bisogna fare una valutazione comparativa tra gli interessi in campo. «La tutela della pubblica incolumità fa soccombere qualsiasi altra norma». Insomma: prima la pelle di zio Michele e poi tutto il resto.

La tesi della procura sosteneva che c’era esercizio arbitrario in quanto venivano chiesti i soldi per liberare le macchine dalle ganasce ma mancava la contestazione della multa da parte di un agente di polizia. Estorsione per la pretesa di pagamento se si volevano liberare i veicoli dalle ganasce.

Per la procura sussiste l’esercizio arbitrario perché c’è la minaccia di non restituire il veicolo in mancanza del pagamento delle spese.

E con la procura c’erano anche i 249 automobilisti rappresentati dagli avvocati Nobile, Alviani, Baldassarra, De Cesaris, Filardi, Gabrielli, Torriero.

Com’è finita? Il giudice ha assolto tutti. Per quale paradosso? La motivazione si conoscerà tra novanta giorni.

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