101 anni di Finestra, il sindaco dell’egemonia culturale della destra

Avrebbe compiuto 101 anni. È stato il sindaco più di destra che la città abbia avuto. Eppure Aimone Finestra viene ricordato da sinistra, centro e centrodestra con analogo rispetto. Perché ricordarlo porta alle radici della città

Lidano Grassucci

Direttore Responsabile di Fatto a Latina

Al circolo cittadino incontro Paolo Finestra che insieme a Cesare Bruni e poi a Stefano Gori (che però arriva con comodo) stanno allestendo una galleria fotografica nel corridoio. Alle 18 avrebbero ricordato Ajmone Finestra nel suo 101esimo compleanno.

Non sono della parte di Finestra, di Ajmone Finestra, e io non lo 022celavo a lui, tra i troppi esaltanti, e lui non lo celava a me tra i tanti “che lo negavano”

Tra le foto che mettono in fila c’è quella con la prima pagina di Latina oggi che alla sua elezione riportava il titolo (resta il titolo più grande mai fatto in quel giornale) “Finestra“. Lo avevo fatto io insieme ad un altro che riportava “Di Resta“, il nome del suo avversario: nell’incertezza ci mettevamo avanti. Finestra vinse e il titolo ci stava ma qualche imbecille (sono sempre in servizio effettivo) ci accusò e mi accusò di presa di parte nel delirio che ha l’ignoranza rispetto alla vita

L’attualità della parola Azione

Ajmone Finestra

Parlo con Paolo e Cesare con quella conoscenza lunga quasi una vita e facciamo battute, perchè Finestra faceva battute. Nel pomeriggio non potevo essere presente al ricordo ma… 

Vedo le foto post cerimonia: ci sono tutti i sindaci di Latina in vita da Damiano Coletta a Maurizio Mansutti, a Giovanni Di Giorgi, a Vincenzo Zaccheo. Tutti, di destra e di sinistra, di centro e pure di quelli di lato. Eppure Finestra non è di parte è di partissima, riporta la destra al governo della città.

E cerco la sua attualità che sta in una parola “azione“. Finestra ha agito, ha fatto quello che non era mai stato fatto “ha conquistato l’egemonia culturale della città. Dico che ha usato una intuizione gramsciana in salsa di destra. 

Ha capito che poteva essere una meteora nel solco del democristianesimo che impaludava tutto, o restare al di là della destra o della sinistra “riscrivendo la storia“.

La storia riscritta da Finestra

Certo lo hanno aiutato gente come Nando Cappelletti, gli ha “rubato” dandone versione letteraria Antonio Pennacchi, ma l’intuizione è sua, di Finestra. E’ una idea futurista.

L’idea di un eden Littoria, e di una tragedia Latina, con il ritorno a Littoria. E’ ancora oggi il pensiero dominante, anzi il pensiero unico davanti ai democristiani che non hanno difeso mai la città democratica, davanti alla sinistra che non solo non conosce la sua storia ma ha adottato il modello di Finestra.

La figura di Finestra è centrale nella lettura della città, è dentro l’animo di un posto che ama Cesare, che odia Bruto che ha bisogno…

Ci sono sue foto a cavallo con una capacità di trasmissione dell’immagine della guida uniche. Esiste un finestrismo carsico a Latina che è aristotelico: è contro il resto che non è.

I ponti di empatia

Non c’è mai stata dialettica qui. Finestra riusciva a essere rassicurante per i benestanti e ad essere popolare. Mia madre, non certo donna di destra, quando parlava di lui ricordava sempre: “E’ senatore e non manca mai di salutarmi con affetto a me che non sono niente, ma sono una madre che aspetta il figlio dalla seduta di ginnastica“.

Riusciva, Finestra a creare ponti di empatia. Ricordarlo serve perché porta alle radici della città, alla struttura davanti alle sovrastrutture che nascondono la verità.

L’unica dialettica possibile? Con il sindaco Nino Corona che la città democratica voleva finire con l’allungo della biblioteca Stirling e del teatro ma…

Buon compleanno Ajmone, scusa il ritardo.

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