Il ricorso Mastrobuono: ingerenze e trappole per allontanarla dalla Asl

Quarantatré pagine. Cento se si contano anche gli allegati. Il ricorso della professoressa Isabella Mastrobuono contro la sua cacciata dalla Asl di Frosinone è un concentrato di accuse: errori formali, ingerenze dei politici, aspetti tecnici messi da parte, trappole piazzate lungo il percorso a partire dal momento in cui è diventata scomoda.

A sintetizzare il tutto nel ricorso che è stato consegnato ai giudici del Tribunale Amministrativo Regionale è stato il professor Francesco Castiello, avvocato cassazionista, già Primo Avvocato nella Banca d’Italia, già giudice del Tar, docente di Diritto Amministrativo presso la Scuola Superiore di Pubblica Amministrazione, quattro lauree (Giurisprudenza, Scienze Politiche, Sociologia Filosofia) e tutte prese con 110 e lode. Soprattutto è l’avvocato che ha già messo in ginocchio la Regione Lazio trascinandola di fronte alla Corte Costituzionale e facendo a pezzi lo ‘Spoil System’ con cui Piero Marrazzo impose l’azzeramento dei dirigenti in corrispondenza del cambio di governatore.

Isabella Mastrobuono si è affidata a lui per dimostrare che non è stata un’incapace, l’unica tra tutti i manager sanitari del Lazio nell’era Zingaretti: è sicura che la sua revoca da Direttore Generale della Asl di Frosinone sia stata un’imboscata politica.

Il pilastri delle sue accuse sono sei. Sono riassunti a pagina 34 del ricorso. In pratica sostiene che: 1) fino allo scorso mese di luglio Nicola Zingaretti ne dava un giudizio eccellente, dichiarandolo in conferenza stampa ed annunciando la sua promozione alla direzione generale del Lazzaro Spallanzani, istituto di ricerca di levatura europea; 2) poi ha subito una serie di pressioni che sono culminate in una denuncia penale che può avere avuto l’effetto di influenzare il potentissimo responsabile della Cabina di Regia della Sanità nel Lazio; 3) a quel punto le vengono assegnati obiettivi del tutto irrealizzabili; 4) quando è il momento di illustrare le sue ragioni di fronte alle sedi competenti a valutarla non viene ascoltata; 5) viene ascoltato il sub commissario che invece non aveva titolo per relazionare; 6) la conferenza dei sindaci che ha espresso un giudizio negativo (60 contro 4) sul suo operato ha espresso un parere politico e non tecnico come invece era stato richiesto, non poteva dare una valutazione tecnica poiché non erano pervenuti all’assemblea i documenti necessari.

Il ricorso è stato indirizzato al governatore pro tempore della Regione Lazio Nicola Zingaretti, al ministro della Salute Beatrice Lorenzin, al sub commissario regionale per la Sanità, al presidente della conferenza dei sindaci per la Sanità della provincia di Frosinone Nicola Ottaviani, al commissario della Asl di Frosinone che ne ha preso il posto Luigi Macchitella.

Da quelle pagine traspare un movente: qualcuno ha voluto mandare via da Frosinone Isabella Mastrobuono. Per quale motivo? Il consigliere regionale del Movimento 5 Stelle Davide Barillari nei giorni scorsi ha parlato di segreti inconfessabili, appalti da assegnare, gare inviate all’Anticorruzione per evitare manipolazioni mentre qualcuno avrebbe preferito non arrivassero lì, promozioni strategiche con cui controllare il potere nella Sanità.

Se le cose stiano così, nel ricorso non c’è scritto: bastano i sei punti amministrativi argomentati in quarantatré pagine. Con cui si chiede la sospensione della cacciata di Isabella Mastrobuono, il reintegro a Frosinone, i danni d’immagine ed esistenziali che ha subito. Isabelita è tornata.

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