La conta nel Pd che tutti vorrebbero evitare

Il dubbio è se in questo momento il senatore Francesco Scalia non controlli i suoi oppure faccia finta di con controllarli. Fatto sta che non ci sarà una candidatura unitaria al prossimo congresso del Partito Democratico: il sindaco di Paliano Domenico Alfieri (candidato segretario a sua insaputa in quanto continua a negare di esserlo) si misurerà con il segretario uscente Simone Costanzo.

La strategia di Simone ha fatto saltare il sottile sentiero che univa l’ala cattolica del Pd ciociaro con quella socialista guidata da Francesco De Angelis. Un sentiero non molto ampio ma che avrebbe portato le due componenti principali del Partito a trovare l’accordo e l’equilibrio, dividendo i vari incarichi politici e le candidature in maniera tale che ognuno si sentisse adeguatamente rappresentato e rappresentativo. Invece Simone ha minato il passaggio annunciando nei giorni scorsi: «Facciano come credono, io mi candido lo stesso. Significa che ci conteremo». Una mossa che aveva indotto una vecchia volpe come Francesco De Angelis a fermare subito la locomotiva del Pd che si apprestava a lanciare insieme a Francesco Scalia sui binari del congresso: «Non possiamo sostituire un conflitto con un nuovo conflitto fatto con soggetti diversi».

Gli spazi per la mediazione si sono fatti sempre più sottili. Come è logico che sia. Perché questa è la fase delle contrapposizioni e dei veti dai quali nessuno sarà disposto a schiodarsi. Chi si sposterà dalle posizioni nelle quali adesso sta attestato, lo farà solo negli ultimi giorni: o quelli prima che si presentino le candidature (nella migliore delle ipotesi) o quelli prima che si vada a votare per il congresso. Perché in politica è chiaro che le migliori battaglie sono quelle che non si combattono ma si concludono con un’alleanza. Stretta all’ultimo momento ma che comunque soddisfa tutti, lasciandogli l’impressione di avere ottenuto il massimo possibile. E soprattutto senza lasciare sconfitti sul campo.

Una situazione che al momento sbarra il cammino progettato dai due Franceschi. Al sindaco di Paliano, Scalia aveva detto che non ci sarebbero stati problemi sulla sua indicazione e che Francesco De Angelis alla fine lo avrebbe sostenuto tranquillamente. Non sarà così.

Ora si tratta di vedere in che modo Francesco De Angelis supererà l’ostacolo. Occorre una strategia ed occorre una terza via: una figura sulla quale convergano tutte le componenti, riconoscendo che potrebbe essere il soggetto al di sopra delle parti capace di riaggregare l’intera galassia Pd provinciale. Il primo e più gettonato nei dialoghi di queste settimane è stato quello di Sara Battisti, presidente del Pd provinciale. Ma sono circolati anche quelli di Alessandra Maggiani e di Massimiliano Massimi.

Se Francesco De Angelis dovesse stabilire che non esistono modi per riaprire il sentiero verso la candidatura unitaria, allora confermerà l’alleanza e l’appoggio con cui, nella scorsa tornata, Simone Costanzo è diventato segretario. La stessa cosa farà Sara Battisti.

Se si dovesse arrivare alla conta o, peggio ancora, il non candidato Domenico Alfieri non dovesse contarsi perché non intende fare il rappresentante di una minoranza interna, continuerebbe a stare dalla parte di Scalia?

Stessa cosa era successa con Antonio Pompeo, presidente della Provincia. Al quale Scalia aveva chiesto di buttare fuori Forza Italia dalla maggioranza. Infatti gli “azzurri” sono rimasti.

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