Al voto per avere un padrino oppure…

Parole inconcludenti, slogan e promesse: molti politici si rivelano vuoti. Ma anche molti elettori. Che in realtà cercano solo un santo in paradiso, un padrino...

Pietro Alviti

Insegnante e Giornalista

I ragionamenti dei mortali sono timidi / e incerte le nostre riflessioni, / perché un corpo corruttibile appesantisce l’anima / e la tenda d’argilla opprime una mente piena di preoccupazioni./ A stento immaginiamo le cose della terra, scopriamo con fatica quelle a portata di mano (Sap 9, 13-18).

Basterebbe ascoltare in questi giorni le parole dei candidati alle elezioni politiche per rendersi conto di quanto abbia da insegnarci questo brano del libro della Sapienza: molti sono protagonisti di ragionamenti inconcludenti, incertezza in ogni questione, incapacità di vedere oltre il proprio naso.

Li sentiamo parlare, anzi litigare su sciocchezze, senza che si pronuncino seriamente sulle grandi questioni dell’energia, della legalità fiscale, del lavoro, dei giovani, senza che si veda un progetto per il futuro.

Appesantiti dal corpo corruttibile

Foto © Jeanne Menjoulet

Ecco allora la proposta interpretativa della Parola. Non siamo capaci di parlare perché siamo appesantiti da un corpo corruttibile. E non possiamo pensare al futuro se la nostra testa è presa da giochi di potere; se l’obiettivo elettorale non è costruire un’Italia o una Regione o un Comune in un modo o in un altro ma soltanto entrare nelle sale dei bottoni per spartirsi quel po’ di potere, per garantirsi risorse in vista delle prossime campagne elettorale, che si succedono una dopo l’altra, ma senza un’idea di futuro.

Non possiamo pensare in grande perché la nostra mente è oppressa dalle preoccupazioni: capire su quale carro scommettere, riuscire a salire, prima degli altri, sul quello del vincitore.

Fra poche settimane sarà l’anniversario centenario della Marcia su Roma, il 28 ottobre del 1922: anche in quel momento accadde la stessa cosa, cui stiamo assistendo oggi. In moltissimi saltarono sul carro, abbandonarono la redingote del liberalismo per indossare la camicia nera, tanto che il Partito Nazionale Fascista dovette istituire l’ordine di San Sepolcro, per distinguere i fascisti antemarcia, quelli che avevano fondato il partito a piazza S. Sepolcro a Milano nel 1919, da quelli che poi approfittarono del vincitore di quei giorni terribili che segnarono la fine della democrazia in Italia per 21 anni, con la tragica conclusione della II Guerra Mondiale. 

L’interesse particolare

Foto: Saverio De Giglio © Imagoeconomica

Ecco perché il richiamo della Parola può essere molto importante oggi: se ci preoccupiamo del nostro interesse particolare, se cerchiamo di avere potere e basta, perderemo la capacità di pensare alle cose grandi.

È come se fossimo avvolti da una tenda d’argilla che non ci permette di sentire, di avvertire ciò che accade attorno a noi, a stento riusciamo ad immaginarle e così rimaniamo irretiti dal fango, dalla polvere, e vediamo soltanto gli aspetti peggiori della vita.

Stiamo attenti: un tale irretimento non riguarda soltanto i protagonisti della vita politica ma tutti quanti noi che siamo chiamati a scegliere chi ci governerà per i prossimi 5 anni.

Voteremo perché vogliamo comandare noi, perché vogliamo avere un santo in paradiso, un padrino cui poter ricorrere in caso di bisogno o metteremo il nostro voto su chi ha un  progetto, un disegno sull’Italia che lasceremo ai nostri figli? Decideremo sulla base delle promesse che sappiamo irrealizzabili o ragioneremo su chi ci propone un modo di vivere responsabile, che pensa al futuro dei ragazzi, che non li carica di ulteriori debiti rispetto a quelli che già abbiamo? Dobbiamo decidere se liberarci o meno dalle reti dei nostri condizionamenti egoistici.

(Leggi qui tutte le meditazioni di Pietro Alviti).

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