Basta togliere un mantello per tornare a sorridere (di P. Alviti)

È come se qualcosa ci impedisse di agire, come se un mantello di piombo ci costringesse a starcene fermi, a crogiolarci nei nostri malanni. La soluzione è quella indicata dal cieco di Gerico

Pietro Alviti
Pietro Alviti

Insegnante e Giornalista

Egli, gettato via il suo mantello, balzò in piedi e venne da Gesù.

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A volte ci manca il coraggio, la volontà: sappiamo benissimo quello che desideriamo, ci rendiamo conto chiaramente di ciò di cui abbiamo bisogno.

Ma qualcosa ci impedisce di farlo, come se un mantello di piombo ci costringesse a starcene fermi, a crogiolarci nei nostri malanni, a non affrontare le responsabilità…

Sulle strade di Gerico c’era un cieco avvolto nel suo mantello, a chiedere l’elemosina. Sente delle voci, tante voci, chiede a chi passa: c’è Gesù, gli dicono. Ne ha sentito parlare, fa prodigi. e allora urla: Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di me.

Urla come un ossesso: è la sua occasione. Forse quell’uomo potrebbe liberarlo dal giogo della cecità, della povertà. dell’emarginazione.

Ma non è così semplice: quelli che accompagnano Gesù sono preoccupati per le sue urla, vogliono difendere il maestro da chi l’importuna, da chi vuole cambiare la propria esistenza. Tentano di tacitarlo, ma quello niente, grida ancora più forte, non si rassegna. Insiste fino a quando Gesù si accorge di lui: e, quando finalmente gli dicono che Gesù gli vuole parlare, ecco, balza in piedi, getta via il mantello…

Riavrà la vista: la sua fede nel futuro lo ha salvato.

Sì, poteva starsene nel suo mantello, poteva accettare i rimproveri dei ben informati, poteva continuare la sua vita da cieco, qualcuno gli avrebbe mollato qualche spicciolo. E invece no: vuole guarire, vuole liberarsi da quel male che lo ha sbattuto fuori dalla comunità, che gli impedisce di vivere con gli altri, di essere felice, di provare affetti, amore…

Per questo getta via il mantello. Come il cieco di Gerico, anche noi dobbiamo liberarci del mantello dei pregiudizi, delle paure, della disperazione, dello scoraggiamento, alzarci in piedi, gettare il mantello dei nostri limiti e gridare: Salvami!