Attaianese: “Al Cosilam? Non a queste condizioni”

Il magnifico rettore rompe il silenzio. Lo fa mentre da una finestra ammira il parco che avvolge il complesso di edifici della Tau, la Tel Aviv University: la più grande università in Israele, un centro di insegnamento che poggia su nove facoltà, 106 dipartimenti e 90 istituti di ricerca. La guida del Cosilam (il Consorzio per lo Sviluppo Industriale del Lazio Meridionale) è un’ipotesi che vista da lì assume un altro significato. I contorni e le prospettive sono del tutto differenti: il sistema produttivo cassinate, l’ indotto metalmeccanico,  il ruolo della politica… Proprio per questo il rettore dice, in sostanza “Per il Cosilam si sta sbagliando l’approccio”.

Ciro Attaianese è a Tel Aviv con la delegazione ministeriale che sta compiendo una visita ufficiale presso le principali istituzioni universitarie e centri di ricerca israeliani. Uno degli obiettivi è quello di  promuovere contatti. Soprattutto, spiega il professor Attaianese “stiamo studiando le loro politiche di sostegno allo sviluppo territoriale attraverso la promozione dell’innovazione e della creazione di start-up. Non a caso Israele è la nazione con la più elevata concentrazione di start-up”. E qui parte il primo suggerimento: “Uno studio che, forse, farebbe bene ai responsabili del governo del nostro territorio”.

Il nome del magnifico rettore è uno dei due che sono nel dossier di Giuseppe Golini Petrarcone. Una delle due personalità di alto profilo che intende calare sul tavolo delle trattative lunedì quando si riunirà l’assemblea dei soci per eleggere il nuovo presidente ed il consiglio d’amministrazione del Cosilam. “Non ho mai avanzato nessuna candidatura, mai nessuno mi ha chiesto di valutare alcuna ipotesi di candidatura” sgombera il campo Ciro Attaianese.

Schivo alla politica, refrattario alle sue liturgie, intollerante ai suoi riti che portano verso il potere, Ciro Attaianese proprio per questo è ritenuto l’uomo ideale per trasformare il Cosilam da parziale incompiuta a perfetta macchina per l’attrazione degli industriali stranieri. Il nome è stato indicato nel corso di un pranzo al quale erano presenti almeno tre dei ‘grandi elettori’ del Consorzio, uno dei quali è il Comune di Cassino; doveva restare coperto fino a domenica. Perché? Proprio per via di quei riti e quelle liturgie che il prof poco sopporta: si lascia trapelare il nome, si registra il consenso; se aggrega si procede altrimenti nessuno resta scottato, perché in questo modo nessuno lo ha proposto e il diretto interessato formalmente nemmeno lo sa. Nel caso di Attaianese, il nome aggrega. E molto. Ma nessuno dei due schieramenti (né quello di Petrarcone né quello del sistema delle imprese che ha proposto l’industriale del marmo Pietro Zola) al momento ha la maggioranza. Gli analisti parlano di 45% per un fronte e 40% per l’altro, senza dire chi stia avanti.

Ma Tel Aviv, con la sua organizzazione, il suo sostegno alle start up, mettono tutto in una prospettiva diversa. Dice Ciro Attaianese: “Credo che occorra, preliminarmente a qualsiasi ipotesi di impegno da parte di chicchessia, una convergenza sulle cose da fare e sulla squadra da mettere in campo per farle. Lo dobbiamo fare se davvero abbiamo a cuore il futuro del nostro territorio”. Insomma: si sta sbagliando l’approccio, si sta pensando alla presidenza del Cosilam come ad una lotta di potere e per il potere. E Attaianese a questo non ci sta. “Le poltrone occupate per vanagloria o sete di potere, a prescindere dalle competenze e dalle capacità, sono uno dei problemi, se non il problema, del nostro paese. Non credo che sia questo il modo promuovere lo sviluppo del nostro territorio, che ha sì grandi potenzialità, ma sembra volerle sistematicamente mortificare ripiegando su logiche molto autoreferenziali”. E se a qualcuno dei protagonisti del confronto, il pensiero non fosse ancora chiaro, il magnifico Ciro aggiunge “Non basta un uomo solo al comando; occorre una squadra, un gruppo che lo sostenga con coesione e determinazione nel perseguimento degli obiettivi prefissati”.

 

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