Bilanci, sindaci in rivolta

LUCIANO D’ARPINO per IL MESSAGGERO ED FROSINONE

Bilanci comunali, i sindaci sono con l’acqua alla gola. Il Governo li vuole approvati entro il 31 luglio con ulteriori tagli rispetto all’anno passato mentre alle Città metropolitane e alle Province, poco più di un centinaio su 8.047 comuni italiani, è stata concessa la proroga fino al 30 settembre prossimo. A ridosso di quella data, infatti, il Governo potrebbe aver reperito altri fondi dalle pieghe del bilancio statale e quei pochi enti fortunati potrebbero evitare tagli dolorosi. Davanti a questo scenario, però, i sindaci ciociari hanno deciso ribellarsi con la mobilitazione chiedendo anche loro la proroga fino al 30 settembre. In caso contrario potrebbero attuare la protesta clamorosa di farsi commissariare in massa per l’approvazione del documento contabile. Per preparare le truppe alla rivolta il primo cittadino di Frosinone Nicola Ottaviani e il presidente della Provincia Antonio Pompeo, che è anche sindaco di Ferentino, hanno convocato per domani alle 15,30 tutti e 91 i sindaci ciociari in Provincia per «un’assemblea che possa analizzare a fondo la situazione»

Con lo scopo di «produrre eventualmente un documento da inviare al governo, non trascurando l’ipotesi di chiedere i commissariamenti ad acta per l’approvazione di bilanci tecnici». «La Conferenza Stato-Città- spiegano – ha dato parere favorevole alla ripartizione del Fondo perequativo di 530 milioni per il 2015 e rinviato al 30 settembre i bilanci di previsione per Città metropolitane e le Province. E’ molto importante – sostengono i due – che tutti i Sindaci del nostro territorio si incontrino per un approfondimento della questione che rischia di lasciare alcuni Comuni nell’obbligo di tagli enormi ai servizi per poter chiudere i bilanci nel termine del 31 luglio». Il sindaco di Frosinone è tra i più amareggiati: «Brucia ancora la ferita del decreto Salva Roma con il quale il governo lo scorso anno ha regalato 600 milioni di euro a Roma capitale e tutti abbiamo visto come è andata a finire per il riequilibrio di bilancio che era ad un passo dalla dichiarazione di dissesto».

Nel capoluogo la situazione è drammatica e «quando si deve decidere se tagliare lo scuolabus e o l’assistenza domiciliare significa che lo Stato sociale è alla fine». La pensa così il sindaco Ottaviani: «In due anni – dice – il Comune di Frosinone, a fronte di un bilancio di 55 milioni di euro, ha dovuto ripianare debiti pregressi per 31 milioni e spalmare in 30 anni gli ultimi residui emersi per ulteriori 27 milioni di euro (in tutto quindi sono 58 i milioni di debiti del passato) con un rateo annuale di circa 900 mila euro. È evidente che se il Governo insiste nel richiedere anche ai Comuni in piano di risanamento, come il Comune di Frosinone, ulteriori riduzioni di trasferimenti stimati per il 2015 in 7 milioni di euro (5 in meno dalla Regione e 2 dal governo centrale) il nostro bilancio dovrebbe decurtare, a parità di cittadini, del 15% l’erogazione dei servizi».

Una prospettiva terribile: «Siamo ormai – continua il primo cittadino- a un passo dalla guerra tra poveri e se qualcuno al Ministero degli interni fosse stato leale nella proposizione dei piani di rientro non garantendo alcuna elasticità, probabilmente le circa 1.000 amministrazioni italiane che hanno promosso la procedura di riequilibrio, avrebbero preferito dichiarare subito il dissesto. Con il piano di rientro infatti le amministrazioni comunali hanno dovuto obbligarsi alla riduzione del 25% iniziale dei servizi». La differenza è che a Frosinone i cittadini vanno subito a protestare in Comune mentre «a palazzo Chigi – conclude Ottaviani- vengono lasciati ad almeno 500 metri di distanza come accade anche agli aministratori comunali».
Luciano D’Arpino

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