La camorra che occupa gli spazi lasciati vuoti a Cassino

I titoli dei giornali sono piccole opere d’arte. Occorre maestria d’artigiano nel riassumere tutta la notizia proponendola in modo interessante al lettore.

Ciociaria Oggi questa mattina titola “L’irresistibile attrazione dei boss per Cassino e Cassinate, ritenuti terra di conquista. L’ultima operazione della Dia di Napoli lo conferma senza indugi. Dalle intercettazioni un quadro allarmante“. Il Messaggero osserva la stessa notizia e titola: “La droga torna centrale per i clan, allarme della Dia. La Direzione investigativa antimafia analizza anche la Ciociaria. «La presenza di sodalizi campani appare ormai consolidata». Spostandoci di pochissimi chilometri, Latina Oggi titola: Arrestata Katia Bidognetti, gestiva il clan. Ieri mattina il blitz a Formia ordinato dal gip di Napoli dopo una lunga indagine della Dda“.

Gli struzzi non hanno più alibi. Le cose stanno come aveva detto con largo anticipo questo blog quando scriveva Benvenuti a Cassino, succursale criminale di Caserta (leggi qui l’articolo del direttore Alessio Porcu che ha aperto il dibattito e leggi qui tutti gli interventi successivi). Inutile perdere tempo con chi aveva detto che si stava denigrando Cassino.

Cassino e la sua economia sono infiltrate dai clan. I boss ed i loro guappi non sono stabilmente insediati sul territorio. E questo particolare rappresenta un alibi per chi poi deve fare relazioni e statistiche destinate al Viminale. Chissà perché il ministro dell’Interno, storicamente, non chiede informazioni a Via Arenula: lì c’è il ministro della Giustizia e in teoria ci arrivano le relazioni dei procuratori generali, solitamente meno prudenti.

Vanno messi in chiaro subito due aspetti. Il primo: i camorristi con la coppola, la doppietta in spalla e la Nazionale senza filtro in bocca, stanno nei film. I camorristi di oggi hanno lauree, master, spostano denaro da Bogotà a Zurigo pigiando un bottone. Alcuni ce li siamo trovati dentro al Governo investiti di incarichi chiave. Guappi e guappetti di strada sono solo manovalanza di rango più o meno elevato, sono criminalità urbana più o meno organizzata. A Cassino ci sono gli interessi dei clan e la manovalanza di chi deve applicarli.

Il secondo aspetto da mettere in chiaro. Il confine tra l’impero camorrista e la tranquilla isola felice ciociara non è il ponte sul Garigliano: lì non c’è nessuna sbarra, nessun nido di mitragliatrici presidiato da carabinieri, poliziotti, finanzieri che fanno da filtro.

Il vero filtro contro camorristi e guappi è culturale. Il filtro è quel muro di persone per bene che si oppongono al sopruso, rifiutano di pagare per avere piaceri, non accettano regali che poi li facciano sentire in debito con chi glieli ha fatti. Sono le persone che fanno il loro lavoro e lo fanno per il piacere d’avere fatto il proprio dovere.

E quel filtro in parte è caduto.

Il vero dramma è questo. La mentalità camorrista si è infiltrata attraverso le crepe che si sono aperte nel muro delle persone perbene. Stanche di credere in uno Stato che si vede sempre meno, che poco alla volta è diventato evanescente, lasciando ai camorristi lo spazio libero nel quale sistemarsi. Per rimpiazzarlo e sostituirsi ad un sistema che o non funziona o non c’è più.

Con la scusa che bisogna fronteggiare lo spread, la Bce e le cose più importanti, lo Stato è diventato sempre più assente e distratto. Distante dal Paese reale.

Qualcuno dovrebbe spiegare a Palazzo Chigi che lo Stato è anche la benzina per la macchina dell’Asl che deve venire a casa per la terapia ai malati terminali. E’ i posti letto che non ci sono nell’ospedale Spaziani perché è stato progettato troppo piccolo e come se non bastasse sono stati chiusi Anagni, Ceprano, mezzo Alatri riversando lì i pazienti. E’ l’impiegato che non sa come si gestisce una pratica e allora la parcheggia e dà la colpa alla burocrazia. E’ il giudice che ti dà convoca per le 9 della mattina ma celebra la tua udienza a mezzogiorno.

E’ l’università nella quale il ricercatore anziano ed esperto ha talmente tanni anni di servizio che potrebbe essere promosso professore (tanto lo stipendio ormai sarebbe lo stesso). Ma non si può e gli nega quella soddisfazione. E’ il maresciallo al quale viene pagata solo una parte dello straordinario. Ma lui va a lavorare lo stesso e poi se c’è un problema si deve parare il culo da solo. E’ un sistema barocco e bizantino che è rimasto parruccone e trinariciuto proprio per conservare il potere.

Lo Stato deve funzionare. Perché se lo Stato funziona smette di essere un avversario. E se non è il nemico contro il quale combattere per avere quanto ci è dovuto allora le crepe si chiudono. E la mentalità camorrista non passa. Né a Cassino né altrove.

Perché la camorra è solo ciò che è andato ad occupare uno spazio lasciato vuoto.

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