Vertice serale a Cassino: «L’inchiesta? Non tocca la maggioranza»

Il sindaco Carlo Maria D’Alessandro ha riunito in serata la sua maggioranza. Porte chiuse e stanze blindate: l’accesso all’area sensibile del governo cittadino ora passa attraverso un citofono ed il riconoscimento di chiunque entri. L’ingegnere ha voluto la certezza che l’inchiesta scoppiata nel primo pomeriggio non abbia alcun collegamento con la sua amministrazione.

Gli hanno garantito che è così. Nulla a che vedere. Nulla che in qualche modo coinvolga l’amministrazione cittadina. Ma due amministratori si. Perché oltre ad uno dei grandi elettori della coalizione, l’ex sindaco Bruno Vincenzo Scittarelli, nel registro degli indagati il presidente del Consiglio Comunale di Cassino Dino Secondino, suo fratello Lucio, l’ex candidato sindaco e consigliere comunale Francesco Mosillo, tre imprenditori.

Fatti che però non coinvolgono alcun atto amministrativo del Comune. O almeno così è stato assicurato al sindaco. Garantendo di poter spiegare tutto appena verranno convocati dal procuratore Luciano D’Emmanuele o dal sostituto Alfredo Mattei. Anzi. Al sindaco hanno spiegato che nessuno finora è stato sentito, che tutti intendono sollecitare un interrogatorio. E che vogliono mettere a disposizione ogni documentazione necessaria.

Il fascicolo è stato incardinato ipotizzando il reato di associazione per delinquere finalizzata alla malversazione ed alla violazione delle norme sull’immigrazione. La Procura della Repubblica li ha indagati dallo scorso mese di giugno per verificare la corretta gestione dei fondi ottenuti per accogliere i profughi affidati ad alcune case di rifugio.

Fondi percepiti non come amministratori comunali. Ma come imprenditori.

La procura ipotizza che tutti siano collegati tra di loro, con ruoli ben precisi e definiti: da qui deriva l’ipotesi di reato di associazione per delinquere. Gli accertamenti riguardano il modo in cui è stato speso il denaro pubblico ricevuto dagli imprenditori privati. In particolare le somme arrivate ad una cooperativa con sede in provincia di Caserta ma che operava sul territorio di Cassino. Il denaro è quello previsto dal progetto Sprar. E’ il Sistema di Protezione per i Richiedenti Asilo ed i Rifugiati. A verificare il corretto impiego dei fondi sono la Polizia di Stato (attività investigativa tradizionale, con acquisizione di documenti, interrogatori) e la Guardia di Finanza (ricostruzione dei flussi di denaro).

I primi sei mesi d’indagine sono arrivati a scadenza. Ma non sono stati ritenuti sufficienti dalla Procura. Che ha comunicato una ulteriore proroga alla sezione Indagini preliminari.

L’ex sindaco Scittarelli in serata si è detto «basito per le accuse». Ha espresso «piena fiducia nella magistratura ed in chi la rappresenta», nonché la certezza «di poter dimostrare l’assoluta infondatezza di ogni accusa». Scittarelli ha detto di non comprendere come il suo nome possa essere associato ad altri imprenditori con i quali non ha mai condiviso alcun interesse.

Insieme ad altri indagati ha nominato l’avvocato Sandro Salera.

Il gruppo consiliare Io Democratico in serata ha espresso fiducia nel lavoro della magistratura e l’auspicio che ogni cosa venga chiarita. «Ma al di là dell’aspetto penale – ha detto il gruppo – registriamo la conferma di quanto denunciato a gran voce in campagna elettorale. E cioè lo stretto legame tra i più autorevoli rappresentanti del Partito Democratico e di Forza Italia in vicissitudini economiche. Legami personali. Ma inopportuni»

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