C’era una volta il Partito Democratico

Simone Cretaro (Veroli), Antonio Pompeo (Ferentino), Fausto Bassetta (Anagni), Giuseppe Morini (Alatri) Marco Galli (Ceprano), Lucio Fiordalisio (Patrica): sono questi i sindaci dai quali il Partito Democratico potrebbe provare a ripartire sul territorio. Il Pd ha perso in Ciociaria due caratteristiche fondamentali: la capacità di fare squadra comunque e il valore aggiunto degli amministratori locali.

Un anno fa la divisione a Cassino tra Giuseppe Golini Petrarcone e Francesco Mosillo ha preceduto la catastrofe di Frosinone. Dove la candidatura
a sindaco di Fabrizio Cristofari ha comportato il disimpegno di Michele Marini e i passi indietro di Angelo Pizzutelli e Norberto Venturi, che però sono risultati i più votati con centinaia di voti.

Saranno sicuramente “corteggiati” da Francesco De Angelis e Francesco Scalia quando si voterà per le Politiche, ma la corda si è rotta. Lo schema di mobilitare singole aree del partito nei vari Comuni potrebbe non funzionare più perché troppe sono state le delusioni e ancora di più gli impegni non mantenuti.

Nel Pd in tanti parlano di un ulteriore congresso provinciale che però avrebbe senso soltanto se ci fosse una “conta” vera dopo aver stabilito, magari al cospetto di un garanti nazionali (Matteo Orfini e Lorenzo Guerini), che il partito non si dividerebbe più. Mettendo nero su bianco che chi lo dovesse fare se ne dovrebbe assumere la responsabilità. La diminuzione drastica del numero dei sindaci, degli assessori e dei consiglieri comunali ha prosciugato il serbatoio motivazionale del partito.

L’ultima occasione è stata persa a Frosinone: Michele Marini doveva stare sul palco con Fabrizio Cristofari. Questo non è successo e i leader adesso dovranno capire le possibili conseguenze. Politiche, regionali ed elezioni negli intermedi sono alle porte.

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