Cesidio Casinelli, il sindaco che riportò a Sora il rispetto

Sette anni fa ci lasciava Cesidio Casinelli. Fu un monumento vivente alla Politica del suo tempo. Da deputato scrisse il Regolamento della Merloni ter ed istituì a Sora la Sezione staccata del tribunale di Cassino. Da sindaco riordinò la macchina amministrativa e realizzò un bilancio virtuoso. Pochi sanno che fu lui a firmare per la nacita del Partito Democratico

Irremovibile. Non ci fu modo di convincerlo. Tutti avrebbero fatto carte false per stare al suo posto e invece il sindaco Cesidio Casinelli decise che era arrivato il momento di dire basta. Che non si sarebbe candidato per un secondo mandato da sindaco di Sora.

Il Partito Democratico glielo chiese in tutti i modi, assicurandogli ogni appoggio ed ogni attenzione. Consapevole che non era facile trovare un altro come lui, capace di dialogare con i mondi profondamente lontani che compongono il mosaico bizantino della politica sorana. Lui c’era riuscito. Ed era pure stato capace di tenerli insieme all’interno della stessa cornice amministrativa.

La politica sorana a cavallo tra i due millenni era molto più sanguigna ed appassionata di quella sbiadita dei contemporanei: un caravanserraglio, il piazzale che in Oriente ospitava per la notte le carovane in transito, con le loro lingue e le loro usanze differenti. Il sindaco Cesidio Casinelli era riuscito a far convivere tutti nel rispetto di Sora e del programma amministrativo con cui avevano vinto le elezioni.

Allora perché dire basta in modo così fermo ed irremovibile?

Il sindaco coscienzioso

Cesidio Casinelli

A tentare di convincerlo fu Simone Costanzo, componente della Segreteria provinciale della Margherita, assessore alle Politiche del Lavoro in Provincia. L’amicizia con Cesidio Casinelli veniva da lontano: risaliva a quando suo padre Franco Costanzo era Segretario provinciale della Democrazia Cristiana ed il futuro sindaco di Sora era uno dei giovani più di talento nella sua squadra.

Simone Costanzo provò a delineargli lo scenario che si sarebbe determinato a Sora con il suo ritiro. Gli disse che nessuno sarebbe stato in grado di tenere unite sensibilità tanto diverse. «Mi rispose con poche parole. Oneste. Solo un uomo coscienzioso come lui poteva pronunciarle. Per comprenderle bisogna sapere che Cesidio era un uomo dalla profonda umiltà e con un innato senso della responsabilità: le due cose lo portavano a studiare ogni minimo dettaglio finanche della pratica più insignificante. Per poterlo fare però doveva stare in municipio non meno di 12 – 15 ore al giorno, sabati e domeniche compresi».

«Cesidio capì che non c’erano abbastanza energie per mantenere a lungo quel ritmo. Mi disse che se avesse anteposto l’egoismo allora sarebbe rimasto ma per il bene di Sora occorreva qualcuno con più energie. Fu irremovibile».

Piantò l’Ulivo

Mauro Buschini

Alla politica aveva dato tutto. Impegno e coscienza: come gli aveva insegnato Lino Diana, l’avvocato che era stato la sua guida politica nella Democrazia Cristiana.

Non era un nostalgico. La sua visione della politica e dell’amministrazione delle cose era a lungo termine: caratteristica degli uomini di Stato e non degli approssimati in cerca del facile consenso. Per questo era stato tra i più fermi sostenitori del cambiamento e della nascita dell’Ulivo, il progetto politico che metteva insieme quelli che erano stati per oltre mezzo secolo i più acerrimi avversari: i post comunisti ed i post democristiani.

Segretario provinciale della Margherita, Cesidio Casinelli firmò insieme al Segretario provinciale dei Democratici di Sinistra Mauro Buschini il manifesto per la nascita dell’Ulivo. Fu tra i protagonisti dell’ultimo congresso Regionale del Partito: quello che elesse Francesco Scalia ultimo presidente regionale della Margherita dopo un durissimo braccio di ferro con Francesco Rutelli, poi decretò lo scioglimento e la confluenza nel Pd.

«La lungimiranza di Cesidio – ricorda oggi Mauro Buschini fu determinante per creare il terreno adatto nel quale mettere a dimora il nuovo Pd ulivista. Per noi dei Ds era più facile dialogare con esponenti della Margherita come lui che con parti del nostro Partito. In queste condizioni la creazione del Pd fu un’evoluzione naturale. A Cesidio va riconosciuto il ruolo determinante nella costruzione del dibattito tra due realtà che si erano sempre combattute. Se il Pd è nato ed ha preso sostanza sul territorio lo dobbiamo in parte non secondaria alla sua capacità di visione non comune».

Il Deputato che scriveva le norme

Roberto De Donatis

Dal 1996 al 2001 era stato Deputato alla Camera: non faceva parte delle moderne pattuglie d’alzatori di mano. Al contrario Cesidio Casinelli a Montecitorio portò le sue competenze. «Fu lui uno degli estensori del Regolamento alla norma Merloni ter» ricorda oggi Roberto De Donatis, tra gli assessori che gli furono più vicini negli anni da sindaco. Allo stesso modo in cui «fu lui a scrivere e far approvare l’emendamento che istituiva la Sezione distaccata a Sora del Tribunale di Cassino. Una delle tante cose che negli anni successivi, senza figure altrettanto capaci, abbiamo perso».

La sua competenza gli attirò la stima dei vari organi dello Stato con cui si confrontava. Non si trattava d’una stima di circostanza. «Sono testimone delle telefonate che faceva e riceveva da personaggi del calibro dell’ex ministro di Grazia e Giustizia Giuliano Vassalli e dell’allora ministro della Pubblica istruzione Beppe Fioroni. Con loro ma anche con tanti altri il tono era confidenziale» segno di una frequentazione consolidata e di un’amicizia solida.

Di lui restano alla Camera dei Deputati 85 progetti di legge e 235 atti di indirizzo e controllo.

Virtuosi e rispettati

Cesidio Casinelli

Poi la scelta di non ricandidarsi in Parlamento per mettersi a disposizione della sua città. «È solo grazie a lui che si riuscì a mettere a posto la macchina amministrativa del Comune: sapeva dove mettere le mani. Esattamente come fece con il risanamento del Bilancio: durante il suo mandato Sora ottenne il più alto riconoscimento dal Ministero delle Finanze per il bilancio virtuoso che Cesidio aveva messo a punto».

Battuta sempre pronta, sapeva fare squadra non solo sui temi della politica. Negli anni in cui fu sindaco, portò la fascia tricolore di Sora tra gli emigrati in Canada guidando una delegazione della provincia di Frosinone. Che doveva stare sempre all’erta per prevenire i suoi scherzi mancini. Come capitò all’assessore provinciale che venne attirato di buon mattino fuori dalla stanza dell’hotel in cui soggiornava, simulando un terremoto; per poi lasciarlo in corridoio, assonnato e con indosso solo canottiera e boxer.

C’è un aspetto che va oltre il ruolo d’amministratore. «Ricordo con commozione – dice Roberto De Donatis – il rispetto che c’era in quegli anni per il Comune di Sora quando andavamo nei Ministeri o in Regione. Era frutto della stima per il lavoro realizzato da Cesidio».

Una stima che era il risultato di quelle intere giornate passate ad esaminare documenti e studiarli. Fino ad assorbirgli tutte le energie. E fargli decidere che no, non si sarebbe ricandidato per un nuovo mandato.

Nel giorno in cui, sette anni fa, Cesidio Casinelli ci lasciava all’età di 66 anni, era giusto spiegare perché fu così irremovibile.

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