Ciao ciao Delrio, bentornate Province

In Consiglio dei Ministri si attende un testo che riformerà le Province. Reintroducendo gli assessori e nuove competenze.

A volte ritornano, anche se pensavi di averle sepolte per sempre sotto tonnellate di articoli e codicilli, chiudendo il sepolcro con una pietra tombale. Come i più classici dei fantasmi italiani, saltano fuori quando tutti se ne sono dimenticati e nessuno pensa più ad una loro riapparizione. Invece no: le Province italiane sono pronte a saltare fuori dal sepolcro nel quale pensava di averle infilate l’allora premier Matteo Renzi dopo avere fatto scavare la fossa al suo ministro Graziano Delrio.

Sono pronte a tornare. Poco alla volta ma più potenti di prima: grazie ad un disegno di legge collegato alla Manovra 2022 che è atteso a Palazzo Chigi. Potrebbe finire in agenda già in una delle prossime riunioni del Consiglio dei Ministri. Ne è sicuro il Sole 24 Ore, che in quanto ad attendibilità ha pochi eguali.

Tornano gli assessori

Un primo pezzo era tornato quasi subito: le competenze. Ci si era resi conto che alcune questioni avevano una dimensione troppo territoriale per essere accentrate alle Regioni. Poco tempo fa erano tornati gli stipendi per i Presidenti: impensabile che ci fosse qualcuno disposto ad assumersi gratis delle responsabilità su bilanci da milioni di euro in cambio solo di una pacca sulla spalla e della gratitudine dei cittadini.

Ora si prepara a tornare un altro pezzo: gli assessori. A pagamento, s’intende. Le anticipazioni sul testo del Ddl che manderà in soffitta la Delrio assicurano che ritorneranno le giunte, gli verranno restituite le funzioni esecutive e ci saranno di nuovo gli assessori. Per ora saranno tre, elevati a quattro nelle province con più di un milione di abitanti. Tutto come prima: potranno essere Consiglieri eletti oppure esterni, verranno pagati con un’indennità pari al 50% degli assessori comunali.

Ma è solo per ora. Perché è chiaro il profilo della strada giudiziaria con la quale in pochissimo tempo pareggiare quell’indennità al 100%. Infatti, qualunque giudice non potrà negare che ci si troverebbe di fronte a due assessori, con lo stesso bacino di abitanti, con le stesse responsabilità, uno pagato la metà dell’altro.

Forse già prima del voto

(Foto Carlo Lannutti / Imagoeconomica)

I più ottimisti dicono che Palazzo Chigi potrebbe esaminare la bozza già prima del voto del prossimo fine settimana che chiamerà alle urne 72 delle 76 province italiane. Alcune devono eleggere il nuovo Presidente, altre solo il Consiglio, altre entrambi. Si vota il 18 dicembre: a Latina (Presidente e Consiglio) lo spoglio inizierà la sera stessa di sabato; a Frosinone (solo il Consiglio) lo spoglio inizierà domenica mattina.

A votare saranno solo i sindaci ed i consiglieri comunali, il loro voto è ponderato: ha un peso in base alla popolazione dei Comuni che rappresentano.

La bozza di riforma ridefinisce le funzioni delle Province: le rende più simili alle Città metropolitane. Oggi si occupano in sostanza di edilizia scolastica degli istituti superiori (le scuole di primo grado sono competenza dei Comuni); di Ambiente e di viabilità secondaria. A quete ora si aggiungerà anche la gestione dei fondi del Pnrr.

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