Conte demolisce Salvini e si dimette. Finito il Governo pentaleghista

Durissimo j’accuse del presidente del consiglio nei confronti del ministro dell’Interno e leader della Lega: “Ha agito per interessi personali e di partito”. Gelo tra Salvini e Di Maio. Gli applausi dei Cinque Stelle e le proteste del Carroccio. Claudio Durigon nei banchi dell’esecutivo, Francesco Zicchieri in piazza.

Il Governo pentaleghista viene seppellito alle 15.17, quando Giuseppe Conte, otto minuti dopo aver preso la parola, pronuncia la seguente frase: “Il ministro dell’Interno ha agito per interessi personali e di partito”. Dai banchi della Lega la protesta è fortissima, al punto che Matteo Salvini, seduto accanto a Conte, invita  i suoi a calmarsi. Ma l’aula di Palazzo Madama è una polveriera. 

Aula – Seduta, intervento del Presidente del Consiglio dei Ministri

La parte finale è scontata, una conseguenza. Giuseppe Conte sentenzia: “I fatti di queste ore mi impongono di interrompere qui l’esperienza di Governo. Mi recherò dal presidente della Repubblica per rassegnare nelle sue mani le mie dimissioni”. Dai banchi del Pd si levano gli applausi. Tra questi quelli di Matteo Renzi.

Il presidente del consiglio Giuseppe Conte sviluppa un discorso che è tutto un atto di accusa politica nei confronti di Matteo Salvini. Lo attacca su tutta la linea: dalla cultura di governo costituzionale alla vicenda dei presunti fondi russi alla Lega. In aula Conte viene accolto dagli applausi dei Cinque Stelle e dai malumori della Lega. Il Governo è già finito. Lui lo sa, perfino nel momento in cui stringe la mano a Salvini.

Giuseppe Conte

Va subito al punto Giuseppe Conte. Dice: “Ho chiesto di intervenire per riferire sulla crisi di governo innescata dalle dichiarazioni del ministro dell’interno e leader di una delle due forza di maggioranza”. Incalza: “L’8 agosto Salvini ha diramato una nota con cui si diceva che la Lega poneva fine alla sua esperienza e voleva le urne. Ha quindi chiesto la calendarizzazione di comunicazioni.  Comportamento oggettivamente grave che comporta conseguenze gravi”. Come dire: non ci sono spazi per ricucire. Quindi affonda il colpo: “Questo passaggio merita di essere chiarito in un pubblico dibattito che consenta trasparenza e assunzione di responsabilità da parte di tutti i protagonisti della crisi. Io ho garantito che questa sarebbe stata un’esperienza di governo all’insegna della trasparenza e del cambiamento e non posso permettere che questo passaggio possa consumarsi a mezzo di conciliaboli riservati, comunicazioni rilasciate sui social o per strada”. 

Giuseppe Conte

“I tempi di questa decisione espongono a gravi rischi il nostro Paese. Questa crisi interviene in un momento delicato dell’interlocuzione con le istituzioni dell’Unione Europea. In questi giorni si stanno per concludere le trattativa per i commissari e io mi sono adoperato per garantire all’Italia un ruolo centrale. E’ evidente che l’Italia corre il rischio di partecipare a questa trattativa in condizioni di oggettiva debolezza. La decisione di innescare la crisi è irresponsabile. Per questa via il ministro dell’Interno ha mostrato di seguire interessi personali e di partito”.  Esplode la bagarre. Matteo Salvini scuote la testa, Luigi Di Maio sorride e approva.

Luigi Di Maio

Giuseppe Conte va avanti e spiega: “Aprire la crisi in pieno agosto per un’esperienza di governo giudicata limitativa da chi ha rivendicato pieni poteri e la scelta di rinviare fino ad oggi la decisione presa da tempo è un gesto di imprudenza istituzionale irriguardoso per il Parlamento e portando il paese in un vorticosa spirale di incertezza politica e finanziaria. Le scelte compiute in questi giorni dal ministro dell’Interno rilevano scarsa sensibilità istituzionale e grave carenza di cultura costituzionale”. 
Un abisso separa Conte e Salvini, pur seduti a pochi centimetri di distanza. Conte attacca ancora, rivolgendosi direttamente a Salvini: “Non abbiamo bisogno di persone e uomini con pieni poteri, ma che abbiano cultura istituzionale e senso di responsabilità. Le crisi di governo, nel nostro ordinamento, non si affrontano e regolano nelle piazze  ma nel Parlamento. In secondo luogo, il principio dei pesi e contrappesi è fondamentale perché sia garantito l’equilibrio del nostro sistema e siano precluse vie autoritarie. In coincidenza dei più importanti Consigli europei non sei riuscito a contenere la foga comunicativa creando un controcanto politico che ha generato confusione”.  

Dice Conte: “Perché aprire la crisi ad agosto quando era già chiara, dopo le elezioni europee, l’insofferenza della Lega? È stato un gesto di grave imprudenza istituzionale nei confronti del Parlamento. Suscettibile di precipitare il Paese in una fase di incertezza politica e debolezza finanziaria. Peraltro annunciata dopo la fiducia ottenuta sul decreto Sicurezza bis, una scelta temporale che suggerisce opportunismo politico.

Giuseppe Conte

Avete accreditato l’idea di un governo dei no macchiando 14 mesi di attività di governo  mettendo così in dubbio anche l’attività dei vostri ministri e sottosegretari che mi hanno affiancato”. Il premier ha poi ricordato i tanti provvedimenti adottati dall’esecutivo, accusando la Lega di avere “oscurato” il lavoro svolto. Rilevando: “Questo è un governo che ha lavorato intensamente fino all’ultimo giorno e prodotto significative riforme, altro che governo dei no”.

Giuseppe Conte e Matteo Salvini

“Caro Matteo – ha detto Conte rivolgendosi direttamente a Salvini -, promuovendo questa crisi di governo ti sei assunto una grande responsabilità di fronte al Paese. Hai chiesto pieni poteri e hai invocato le piazze a tuo sostegno. Questa tua concezione mi preoccupa. Le questioni istituzionali non si regolano nelle piazze ma nel Parlamento». Citando poi Federico di Svevia, Conte ha detto che “non abbiamo bisogno di persone con i pieni poteri ma di persone con piena responsabilità”. Quindi l’affondo sulle vicende legate al cosiddetto «Russiagate». Ha affermato Conte: “Se avessi accettato di venire a riferire in Senato su una vicenda che richiede di essere chiarita anche per i riflessi internazionali avresti evitato problemi al tuo presidente del Consiglio. Hai invaso le competenze degli altri ministri, finendo per minare l’efficacia dell’azione, evidenziando una mancanza di cultura delle regole”.

Matteo Salvini e Giuseppe Conte

Conte ha poi detto a Salvini di non avere gradito l’accostamento agli slogan politici i simboli religiosi, considerandoli “episodi di incoscienza religiosa” che rischiano di offendere il sentimento dei credenti e al tempo stesso di oscurare il principio di laicità, «tratto fondamentale dello Stato moderno”. Poi ha concluso: “La crisi in atto compromette l’azione di questo governo che qui si arresta. Ma bisogna andare avanti, c’è gran bisogno di Politica con la P maiuscola, bisogna progettare il futuro, offrire opportunità ai nostri giovani, che vanno trattenuti e non costretti ad abbandonare il Paese”.

Conte ha poi rivendicato anche il ruolo che l’Italia ha avuto nell’elezione di Ursula von der Leyen alla guida della Commissione Europea, ipotizzando un ruolo chiave di Roma sullo scenario geopolitico nell’area del Mediterraneo, “come cerniera con i Paesi africani, e ricordando i passi compiuti nei confronti di mercati extra-Ue come la Cina, l’India e la Russia”.

Giuseppe Conte e Matteo Salvini

Conte ha infine annunciato di volere rispettare fino in fondo l’iter istituzionale: resterà pertanto ad ascoltare tutti gli interventi dei senatori e solo al termine si recherà al Quirinale per ufficializzare la fine dell’esperienza del governo «nelle mani del presidente della Repubblica». Ultima stoccata “alla politica che insegue il consenso sui social network e i titoli dei giornali”. Chiusura, infine, con un «Viva la nostra Patria, viva l’Italia», tra gli applausi dell’aula e il gelo dei leghisti).

Prima dell’inizio della seduta i banchi del Governo sono occupati soltanto da ministri e sottosegretari del Movimento Cinque Stelle. Quasi a lanciare il messaggio: “Non c’è più posto per la Lega”. Poi arrivano anche i rappresentanti del Carroccio. Il primo è Claudio Durigon, sottosegretario di Stato al ministero del Lavoro, che saluta i colleghi pentastellati. Poi arriva Matteo Salvini, che scambia alcune parole riservate con Conte e si accomoda alla destra del premier. Mentre alla sinistra di Conte c’è il capo dei Cinque Stelle Luigi Di Maio. Salvini e Di Maio si ignorano, neppure si guardano. La distanza politica è abissale.

Fuori da Palazzo Madama ci sono piazze contrapposte, quella della Lega e quella del Movimento Cinque Stelle. Con i manifestanti del Carroccio, in prima fila, c’è il deputato e coordinatore regionale Francesco Zicchieri.

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