«Cosilam fallito»: soluzione in due settimane oppure Pigliacelli molla tutti

Il Cosilam? Tecnicamente fallito. Le soluzioni che si possono adottare ma nessuno ha il coraggio. Marcello Pigliacelli contro tutti: soluzione entro novembre o mollo.

 

 

 

da L’INCHIESTA QUOTIDIANO
(direttore Stefano Di Scanno)

«La vicenda degli esuberi al Cosilam verrà risolta entro novembre e comunque è necessario un nuovo pia­no di risanamento, urgente, per non essere costretti a portare in tribunale i libri del Consorzio Industriale del Lazio Meridiona­le»: parole di un effervescente Marcello Pigliacelli, presidente della Camera di Commercio e componente del CdA del Consorzio Industriale del Lazio Meridionale.

 

Le difficoltà finanziarie vi hanno spinto a dichiarare esuberi e ad aprire una trattativa con i sindacati.
«L’ente è in grossa difficoltà economica, è un ente tecnicamente fallito. Esiste un debito di circa 8 milioni di euro e non c’è capitale. Dovrebbe solo portare i libri in Tribunale. Sull’onda del piano di risanamento che ci è stato consegnato noi avremmo dovuto licenziare il 50% dei dipendenti. Ma mi sono pre­so la responsabilità di riconsegnare il piano, considerato chiu­so, all’assemblea dei soci di qualche mese fa, nel corso della quale è stata approvata solo una riduzione dei costi del 50%, non intervenendo sulla quota dipendenti attuali. Perché allora abbiamo camuffato la riduzione dei costi con il trasferimento dei sei ingegneri alla società AeA, ma questo passaggio non è sufficiente. Non rappresenta certo l’applicazione rigida di quel pia­no. Ma quello stesso piano ci vincolava anche ad un’azione di risanamento. L’abbiamo considerato chiuso sul fronte dei costi. Adesso dobbiamo affrontare la problematica dei dipendenti».

 

Quale soluzione per ridurre l’impatto sociale dei tagli previsti?
«Impatto sociale? Qui parliamo di 15 dipendenti, di cui probabilmente 3-4 rischiano di andare a casa. Lei parla di impatto sociale: ed i 532 di Fca che sono stati mandati via? Teniamo un attimo in considerazione le dimensioni vere dei problemi. Non vorrei che il Cosilam fosse il paravento per altri dolori di pancia nei miei confronti. Io posso andare a casa domani. Ma se vado a casa non arriva la banca che salva l’ente e la connessa azione di risanamento finisce. E’ questo che vuole il Lazio meridionale? Basta che lo dica. Il cda può togliermi la delega al risanamento ed io vado a casa, non ho certo problemi. Oltretutto quel che faccio, come tutti sanno, lo sto facendo gratuitamente»

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Quali tappe e quali tempi prevede sulla strada del riassetto gestionale del Cosilam?
«Il punto di partenza è che nella situazione attuale, per le attività che ha in carico il consorzio, 15 dipendenti sono eccessivi ed un costo che il Consorzio non può affrontare. Quindi o si trovano nell’immediato nuove attività che il Consorzio possa assumere su di sé, portando a casa reddito, e non fuffa o si devono aprire le procedure di mobilità. Io sarei passato addirittura per la mobilità diretta e per i licenziamenti».

Insomma le trattative in corso sono una perdita di tempo?
«Ci sono motivazioni, casistiche per procedere ma, su invito del cda, ho accettato il confronto con i sindacati e, conseguentemente, di avviare anche il confronto con la Regione a cui mi risulta che sia stato scritto. Tuttavia questa procedura comporta un allungamento dei tempi, perché qui si vuole arrivare alle elezioni, prima di risolvere questo problema. Il gioco è solamente questo. Ma io dico che il problema va risolto indipendentemente dalle operazioni elettorali in corso. Perché è giusto venirne a capo al più presto ed io intendo risolverlo prima di Natale. Regione o non Regione».

Allora come farà?
«Le soluzioni sono due. Me ne vado e continua la gestione a cui siete abituati, quella che vi ha portato ad avere 11 milioni di dissesto. Volete questo? Non c’è proble­ma! Nella maniera più assoluta. Ma io ho un altro impegno morale con un imprenditore di questo territorio (il riferimento è ad Fca – NdA), come presidente della Camera di Commercio e membro del cda del Cosilam: per questo ritengo che sia vergognoso, che dopo che è stato fatto nel Lazio Sud l’investimento industriale più importante del dopoguerra in Europa, dopo Ingolstadt con la Bmw, chiudere un Consorzio industriale che insiste sull’area del sito automobilistico. Con i sabaudi non ci faremmo una bella figura. Per rispetto a quell’investimento che porterà, nonostante quello che si dice, ricchezza, e benessere in questo territorio in maniera diffusa, noi dobbiamo tentare di salvare questo consorzio industriale. Chi se la sente è con me».

Qual è la sua percezione in proposito?
«I sindaci mi sembra che se la sentano. Qualcuno non è stato presente per assenze programmate. Certo, mi ha sorpreso l’ultima volta, non vedere nel novero delle presenze il sindaco del Comune più importante del Lazio Sud. C’era un suo delegato che non sa­peva neppure se l’acqua era stata bollita la mattina o se era fresca di montagna. Ha cercato dopo la votazione in assemblea di far inserire un suo comma, non s’è capito bene: comunque è parso poco avvezzo alle tematiche assembleari, questo assessore o delegato che, non so chi sia. Il Cosilam si può salvare, ci vorrà tempo, ma va rifondato su basi nuove, Qui il problema non sono i 15 dipendenti. Il problema è la mission del Cosilam. Di quel palazzo cosa vogliamo fare. O qualcuno sta aspettando che tutto crolli per impossessarsi di quell’immobile».

Brutto presentimento…
«Perché qui si pensa alla Videocon e, quando nessuno risponde all’asta per la vendita del sito, si paventano discorsi relativi ad ipotetici sotterfugi. Io ho la sensazione che un mezzo discorso, una mezza intenzione simile ci possano essere anche al Cosilam. Come fa un ente che ha 8,5 milioni di debiti ed è in black out economico a sostenere 15 stipendi? Anzi 16. Mi aspetto una domanda, me la faccia. Le ho dato l’assist».

 

La direttrice generale deve presentare il suo piano di risanamento per mettere in sicurezza i conti.
«Se il Dg è nelle condizioni di sottopormi un piano che me lo sottoponga pure. Aspetto di essere piacevolmente sorpreso. Le rammento che io sono l’unico che nel cda quan­do si è deciso dell’assunzione della dg ha votato contro. Aspetto, lo ripeto, di essere piacevolmente sorpreso da questo piano di risanamento che ancora non ho visto. Io il mio ce l’ho nella testa, ho già trovato fonti finanziarie, le modalità. Non lo scrivo, perché al massimo scrivo messaggi d’amore. Sono uomo d’azione».

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