Diario da Gerusalemme – Ultima puntata

La settima ed ultima pagina del diario quotidiano sul pellegrinaggio della diocesi di Frosinone – Veroli – Ferentino in Terra Santa. Lì dove il Verbo si fece carne

Pietro Alviti
Pietro Alviti

Insegnante e Giornalista

Non si va via da qui, ci si allontana soltanto. Gerusalemme è il centro della fede: qui tutto è avvenuto, qui tutto è stato scritto, qui ha camminato Lui. Qui ha parlato, guarito, convinto, convertito. Qui è stato seguito, amato, osannato,  qui è stato venduto, tradito, abbandonato, torturato, scambiato con un assassino. E qui è stato crocifisso, qui tutti avevano perso fiducia in lui, avevano sperato ma… E poi quella tomba vuota, quell’annuncio delle donne, quel correre affannoso ma dubbioso sempre dei discepoli: il più giovane non ha il coraggio di entrare, vede le bende ripiegate; il più anziano, il capo quello che pure l’aveva rinnegato davanti ad una donna, per tre volte in quella notte tragica, proprio quello che era stato trafitto dallo sguardo di Gesù, invece entra e capisce…

Ma deve rivoluzionare tutto il suo essere, abbandonare la sicurezza di una cultura antichissima che stamane abbiamo visto continuare ad essere raccontata ed insegnata: i padri che insegnano ai figli, che raccontano che il Signore è il Dio di Israele, che fanno loro indossare gli abiti della preghiera, arrotolarsi le cinghie che collegano la legge, la via, al cuore. E li abbiamo visti gioire, ballare, fare festa attorno a quei rotoli svolti sui tavoli e letti, cantati in una lingua ancestrale ed improvvisamente rinata. Che però quel bambino deve sapere se vuol essere bar mitzvah, figlio della legge.

Un clima di festa nonostante tutto, nonostante i pogrom, le persecuzioni, la shoah, i tradimenti, le ruberie… gli amici improvvisamente scomparsi…

Vedendo quei ragazzi al bar mitzvah stamane ho ripensato allo Yad Vashem, il museo della Shoah che presenta un suggestivo, angosciante memoriale dei bambini, oltre 1 milione e mezzo passati nei campi, senza alcuna colpa se non di essere figli di un’ebrea. E’ accaduto, potrebbe accadere di nuovo.

E poi il viaggio verso Giaffa con la grande contraddizione dell’Israele contemporaneo: il rapporto con i territori palestinesi, ristretti dentro un muro costruito con efficienza straordinaria e che giorno dopo giorno peggiora le condizioni di vita nel territori da cui non si può uscire, neppure per lavorare.

Questa che dovrebbe essere terra di pace per tutti gli uomini, mostra spesso come l’uomo possa tradire la sua vocazione ad amare e diventare strumento di morte per le forze del male…

Come ha detto monsignor Ambrogio Spreafico, questo viaggio ci faccia diventare portatori  di quel messaggio che Gesù dà ai discepoli dopo la resurrezione. nonostante l’avessero abbandonato, tradito: Pace a voi!

(Qui le foto della giornata)

Il vescovo Spreafico

Le parole del vescovo Ambrogio Spreafico a Notre Dame per la memoria di Santa Marta.

«Marta è un’importuna, si lamenta con Gesù lo prega insistentemente: la preghiera è importunare Dio. In tanti passi della Bibbia lo si può verificare:  la preghiera è bussare alla porta di Dio. Percorrendo le strade e i luoghi di questa terra abbiamo avuto risposte su come vivere con Gesù, abbiamo capito come a fare in modo che lui sia nei nostri passi. Noi siamo stati generati nell’amore, che si accompagna alla nostra vita. Qui ci siamo sentiti circondati dall’amore di Dio. Se ci portiamo questo dalla terra santa è sufficiente. Saremo uomini e donne che diffondono la pace nel mondo».

«Prendiamo le distanze da coloro che ci spingono verso la violenza».