I diktat di Pirozzi per l’intesa con Berlusconi

La scelta del candidato del centrodestra nel Lazio è appesa ai risultati dei sondaggi. Che tra poche ore verranno consegnati a Berlusconi. Pirozzi in pole. Ma detta le condizioni. Assessori? Tutti esterni.

Giovanna VITALE

per REPUBBLICA

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Sergio Pirozzi detta le sue condizioni, ma Silvio Berlusconi non ha ancora deciso il da farsi. Di ritirare le opzioni Maurizio Gasparri o Fabio Rampelli per convergere sul sindaco di amatrice, l’ex Cavaliere non sembra averne alcuna voglia. Anche se alla fine, mancando meno di due settimane al deposito delle liste, potrebbe essere costretto a farlo per assenza di alternative valide. Ma si tratterebbe di una strada obbligata, non di una libera scelta: praticamente lo stesso film visto in Sicilia con Musumeci.

Sondaggi alla mano, il leader azzurro ha infatti capito che per avere una minima chance di battere l’uscente Zingaretti, il centrodestra deve presentarsi alle urne con un candidato unitario. Preoccupato soprattutto del fatto che, per via dell’election day, l’eventuale sconfitta alle Regionali potrebbe provocare un effetto trascinamento alle politiche, col rischio di perdere collegi preziosi.

È la ragione per cui domenica sera, con Pirozzi in missione a Milano per aprire una trattativa diretta con i potenziali alleati, il leader azzurro ha preferito non incontrarlo. In compenso l’ex allenatore del Trastevere Calcio, esperto di tattiche e schemi di gioco, ha visto in una riunione ristretta Sestino Giacomoni, coordinatore dei segretari regionali forzisti, nonché punta del tridente incaricato (insieme a Antonio Tajani e Niccolò Ghedini) di vagliare le liste per le legislative. È lui che, nel caso di incoronazione unanime da parte della coalizione, avrebbe proposto a Sergio Pirozzi di correre in ticket con un esponente di Partito, così da dare una connotazione più politica al suo assalto (civico) alla Pisana. Due i nomi in campo per far da vice al coriaceo sindaco dello Scarpone: il capogruppo di Fratelli d’Italia in Campidoglio Fabrizio Ghera, oppure il capogruppo di Forza Italia alla pisana Antonello Aurigemma. Entrambi già assessori nella giunta di Gianni Alemanno.

Sergio Pirozzi ha ascoltato senza dire né sì né no, poi però ha messo sul piatto le sue condizioni: un distillato di grillismo muro, per certi versi capestro per una coalizione che ha fatto del garantismo un dogma. Primo: nessun indagato, condannato o prescritto dovrà entrare nelle liste che lo sostengono. Secondo: nessun consigliere eletto, neanche il più votato, potrà essere promosso in giunta. Terzo: gli assessori, che saranno annunciati agli elettori prima del 4 marzo, dovranno essere tutti espressione della società civile, quindi esterni ai partiti.

Clausole che hanno contribuito ad alzare la tensione. E ad alimentare l’ostilità di Berlusconi. Sempre più combattuto fra rovesciare il tavolo, visto che dai sondaggi riservati risulterebbe che neppure il candidato unico Pirozzi riuscirebbe a sconfiggere Zingaretti, o provare a giocarsela comunque, anche a costo di subire i diktat indigesti del sindaco. Evidentemente trasmessi al segretario della Lega, suo principale sponsor, che ieri ha detto un po’ frenato: «Sergio è uno dei nomi, lo stimo, ma deve essere scelto dalla squadra»».

Fatto sta che, nonostante il pressing tentato anche nelle ultime ore, il sindaco non intende retrocedere manco a pagarlo oro. «Gli hanno offerto di tutto», trapela dall’entourage, «il ministero dello sport, sei seggi in Parlamento, ma Sergio è irremovibile». E infatti: «Ritirarmi? Deve chiedermelo la gente. E fino a oggi non me lo ha chiesto», ha ribadito lui di nuovo ieri. Tant’è che domani sera ci sarà «l’adunata dei miei 500 comitati, sui candidati ho già chiuso tutto».

O solo o in compagnia, Pirozzi alle Regionali ci sarà.

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