I 5 Stelle di Frosinone a Di Maio: «Dimettiti e poi ragioniamo»

Foto: © Imagoeconomica, Benvegnu' e Guaitoli

Il dibattito sulle dimissioni o meno di Luigi Di Maio. Il silenzio dei parlamentari a 5 Stelle eletti in provincia di Frosinone. E la levata di scudi dei consiglieri comunali di Frosinone

Luigi Di Maio doveva «dimettersi da capo politico del Movimento 5 Stelle appena ufficiali i risultati elettorali e poi concedere tempo agli attivisti per ragionare a freddo sulle cause». Proprio per questo la votazione con cui chiedere agli iscritti alla piattaforma Rousseau se debba dimettersi «si rivelerà un harakiri politico». Non hanno dubbi i portavoce del Movimento 5 Stelle al Comune di Frosinone Christian Bellincampi e Marco Mastronardi.

Quella dei due consiglieri comunali del capoluogo è l’unica presa di posizione ufficiale dal territorio, di fronte al dibattito che in queste ore sta infiammando il Movimento 5 Stelle. In silenzio i tre deputati Luca Frusone, Ilaria Fontana ed Enrica Segneri. Da loro nessuna indicazione sulla discussione che chiede se confermare o meno la fiducia a Luigi Di Maio

Il leader? Nelle sconfitte

Non ha dubbi Christian Bellincampi: «È nelle sconfitte che si vede il leader, non nelle vittorie». Quindi? Di Maio deve dimettersi o restare? Per il Consigliere il problema non è questo: «Non condivido questa decisione della votazione a caldo, con le braci della sconfitta ancora fumanti».

La posizione di Bellincampi è chiara: «Di Maio doveva si dimettersi da capo politico appena ufficiali i risultati elettorali e poi concedere tempo al Movimento di ragionare a freddo sulle cause e sulle eventualità post Di Maio. Poi votare se accettare o meno le sue dimissioni da capo politico».

 Il Consigliere comunale di Frosinone fa parte dell’ala che da sempre denuncia i limiti del MoVimento. «I problemi restano gli stessi di sempre. Portavoce nazionali scarsi, che hanno perso il contatto con il territorio di provenienza appena assaporata notorietà e comodità (soldi e benefit), nessun radicamento sul territorio (e i sempre meno edificanti risultati alle comunali dovrebbero far riflettere)».

Ma c’è un aspetto ancora peggiore. Che per Christian Bellincampi è rappresentato dalla mancanza di una visione del territorio, l’assenza di una prospettiva. E dalla totale assenza di confronto con la base. Il caso emblematico è quello che ha rischiato di far collassare il sistema Fca introducendo ecobonus che hanno avvantaggiato solo le case produttrici straniere. Nessuno ha interpellato gli attivisti che lavorano in Fca.

Per Bellincampi quindi c’è anche il problema che ci sia «nessun obiettivo politico per il territorio, scollamento totale tra rappresentanti e la base degli attivisti, coloro che notte o giorno, pioggia o afa, quando il partito chiama ci sono sempre. A loro Di Maio deve grande rispetto». 

Chiede a Di Maio di fare una scelta: o ministro o leader politico. «Auspico che Di Maio decida cosa fare da “grande”, non si può essere vice premier, ministro del lavoro, ministro dello sviluppo economico e capo politico di un partito contemporaneamente.  Basta yes-men e spingibottoni. La politica è una cosa seria e con serietà va affrontata. Per troppi è ancora un gioco».

Il voto? Harakiri politico 

Una posizione in sintonia con quella dell’altro consigliere comunale di Frosinone, Marco Mastronardi. Che definisce «uno sbaglio» la votazione su Rousseau.

Spiega di non credere che un voto «in stile Colosseo “pollice su o pollice verso”, tra l’altro inaspettato ed a circa 48 ore da una sconfitta elettorale come quella che abbiamo subito, sia la scelta più opportuna in questo preciso momento storico, sia per il #Movimento5Stelle che per lo stesso #LuigiDiMaio, le cui responsabilità politiche dovranno essere discusse e valutate, certo, ma con modalità e tempi adeguati».

Cosa avrebbe dovuto fare il leader di fronte ad una sconfitta netta, l’ultima di una serie? Come si sarebbe dovuto comportare dopo che un anno di politiche a Cinque Stelle hanno portato ad una netta bocciatura da parte dell’elettorato? «Nell’arco di 48 ore l’unico gesto plausibile sarebbe stato quello di rassegnarle le dimissioni e non di sottoporle agli iscritti, altrimenti il tutto rischia di essere un colpo di scena mediatico che, appunto, non gioverà a nessuno e come effetto produrrà solo danni».

Marco Mastronardi individua un parallelismo con Matteo Renzi. «I nostri avversari politici ci sguazzeranno, più o meno come ci sguazzammo noi quando Renzi ci servì quell’assist a porta vuota durante la campagna elettorale per il Referendum ed al contempo, le divisioni interne diventeranno delle vere e proprie lacerazioni». 

Il Consigliere comunale a 5 Stelle di Frosinone chiede «Chi può fermi questo suicidio politico, che non sancirà la fine di Luigi Di Maio o dell’attuale Governo, ma rischia di interrompere per sempre le aspettative di milioni di italiani, annullando in solo colpo il lavoro infaticabile di migliaia di attivisti».

Il silenzio degli onorevoli

Non prendono posizione, almeno in modo ufficiale, i tre deputati eletti in provincia di Frosinone. La bacheca dell’onorevole Luca Frusone è ferma dal giorno prima del voto per le Europee, non viene aggiornata dal 25 maggio.

L’onorevole Ilaria Fontana è ferma alle sue iniziative elettorali a Ceprano che hanno portato il Partito al 4,26% nonostante l’impiego di un ministro. Nessuna dichiarazione nemmeno sulla bacheca dell’onorevole Enrica Segneri.

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