Dopo villa e piste da sci anche il bando per la Certosa va deserto

Ancora un bando pubblico che finisce nel nulla. Nessuno degli 8 interessati ha fatto richiesta per il servizio di Guide Turistiche nella certosa di Trisulti. Era già accaduto per la gestione della Villa di Cassino e gli impianti di Campo Catino

Massimiliano Pistilli

Informare con umiltà e professionalità

E sono tre. Un o più clamoroso dell’altro. Dopo la Villa Comunale di Cassino, la stazione sciistica di Campo Catino, ora è il turno della Certosa di Trisulti. La gara per il servizio di visite guidate è andata deserta: troppa burocrazia, troppe pretese, pochi soldi. Nessuna delle otto realtà che avevano manifestato il loro interesse ha compiuto lo step successivo: lette le carte, esaminate le richieste, visti i compensi proposti, hanno lasciato perdere

Il servizio fino al 28 febbraio andrà avanti con l’associazione La Grangia.

I numeri 

Foto: AG IchnusaPapers

I numeri ci sono, i visitatori sono tornati in massa da quando la Certosa è stata tolta al Dignitatis Humanae Institute ed è tornata allo Stato. La gestione è nelle mani della Regione Lazio in virtù della collaborazione tra il Ministero della Cultura – Direzione Regionale Musei Lazio e la società in house LazioCrea.

Nel primo week end di riapertura sono stati più di mille i turisti che hanno raggiunto l’eremo cistercense; oltre cento i fedeli che hanno assistito alla Santa Messa celebrata dal vescovo Lorenzo Loppa in quel fine settimana. Il registro dei visitatori a dicembre evidenziava gli arrivi di turisti da tutto il Lazio, da Bari, Bolzano, Milano, Basilicata, Napoli, persino fedeli francesi e statunitensi. 

Con l’aumento delle misure anti Covid è stato necessario contingentare gli accessi: ora si può entrare a gruppi di 15-20 persone, anche le Messe (si celebrano nei giorni festivi) sono contingentate. Si entra – come in tutti i musei italiani – solo se muniti di Green pass. 

Sguardo al futuro

Il bando andato deserto è una doccia di sano realismo. Ci si deve confrontare con i numeri: Trisulti è fuori dalle rotte tradizionali del Turismo ed è lontana dalle grandi vie di comunicazione. Come è giusto che sia per un eremo, nato non per essere una Disneyland del turismo religioso ma un luogo di meditazione e preghiera fuori dalle tentazioni del mondo. Occorre una campagna di promozione nazionale. Ma prima occorre una struttura che possa assicurare con continuità il servizio di guide.

L’interno della chiesa, ai lati i cori lignei di Mastro Iacobo e di frate Stefano – Foto © Alberto Bevere

In molti si chiedono se questa sarà la strada che sarà percorsa per il futuro. Di certo la svolta dell’autunno scorso sta dando i frutti sperati e in fondo una gestione mista tra Pubblico e Chiesa (per l’aspetto religioso) sembra essere la strada migliore da proseguire. In fondo è la risposta del territorio che seppur impotente nel 2016 quando fu avviato l’iter per il bando della gestione del monastero, ha dimostrato con chiarezza l’attaccamento e le potenzialità della Certosa.

E forse un merito, seppur paradossale, di questa attenzione lo si deve proprio al Dignitas Humanae Institute ed al suo velleitario progetto di trasformare Trisulti in un’accademia mondiale nella quale formare i Sovranisti, un centro culturale ultracattolico e con una visione molto conservatrice. (Leggi qui Addio mr. Bannon, la Certosa di Trisulti riapre da martedì).

Un piano provocatorio che almeno ha avuto il merito di far conoscere questo monastero in tutta Italia e nel mondo, viste le proteste e le reazioni sollevate in maniera unanime da quella che sarebbe stata un’offesa alla natura più profonda di quel luogo di pace.

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