Perché Francesco va a Paliano e lava i piedi ai detenuti

Andrà a Paliano, nel supercarcere dove sono detenuti gli irriducibili: brigatisti sconfitti dal tempo e camorristi pentiti, ma anche malati di tubercolosi. A loro laverà i piedi come Cristo fece agli Apostoli. Papa Francesco nel pomeriggio di giovedì Santo, celebrerà la “Messa in Coena Domini” nella fortezza rinascimentale fatta costruire nel 1565 da Marcantonio Colonna. Sarà l’apertura del Triduo Pasquale.

Le note allegate al bollettino con cui la sala Stampa del Vaticano conferma la visita, avvertono che avrà un carattere strettamente privato. Senza sindaco e senza nemmeno il vescovo. Gli unici ammessi all’incontro saranno i detenuti nel penitenziario, gli agenti di polizia penitenziaria che vigilano su di loro, il cappellano che ne cura le anime.

Papa Bergoglio finora non ha mai celebrato la  “Messa in Coena Domini”  a San Pietro: ha sempre preferito celebrarla in un penitenziario. La scelta è ricaduta su Paliano per una serie di motivi. Intanto c’è quello logistico: il supercarcere di Paliano è a due passi dalla Città del Vaticano, si raggiunge in pochi minuti e non richiede sforzi fisici particolari al Pontefice. E poi c’è la richiesta fatta più volte dal cappellano.

Su Radio VaticanaRoberta Gisotti ha intervistato il cappellano del carcere di Paliano, don Luigi Paoletti. A lei ha rivelato che «i detenuti me lo chiedevano insistentemente da anni, che il Papa andasse da loro! Hanno scritto tante volte, lo desideravano veramente con un’immensa gioia. Vorrebbero da lui una parola di conforto per loro e per i loro familiari».

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