Il potere infinito di un incoraggiamento

Il potere di un semplice incoraggiamento. Molte volte è solo di una parola che si ha bisogno. Come accadde con il cieco al quale venne detto "Coraggio, alzati”. E riebbe la vista.

Pietro Alviti

Insegnante e Giornalista

C’è bisogno di Parola, 227

Gesù si fermò e disse: «Chiamatelo!». Chiamarono il cieco, dicendogli: «Coraggio! Àlzati, ti chiama!». Egli, gettato via il suo mantello, balzò in piedi e venne da Gesù. (Mc 10, 49)

Il cieco, Gesù, i discepoli, la folla: l’evangelista Marco fissa in modo straordinario la scena del Signore che cammina in mezzo alla gente e si accorge di un grido, forse differente dagli altri che gli arrivavano. Il grido della disperazione, di chi non ha più speranza. E che vede finalmente un barlume, ma anche il grido della sofferenza, di una vita passata nel buio, il grido di un cercatore di luce, di uno che ha perso la luce e che, nel buio della sua esistenza, ne sente nostalgia profonda.

Chissà quante volte aveva gridato, pensando di poter ricevere una risposta di salvezza dalla sua oscurità e chissà quante delusioni, quanta amarezza, quanti respingimenti, quanta cattiveria di fronte alla sua cecità. E ora passava un altro, uno di cui aveva sentito parlare, forse un altro dei tanti che forse potevano promettergli un po’ di luce che, però, non era mai arrivata. Ma tanto, che gli costava un altro tentativo, un’altra invocazione, un altro grido, uno dei tanti?

La forza di un incoraggiamento

La celebre immagine scattata dal fotografo dell’Ansa Angelo Carconi

E allora, forza con la sua voce garrula, stanca per l’abitudine a chiedere l’elemosina in una società che, per di più, lo incolpava del suo male: Gesù di Nazareth, abbi pietà di me. E fra le tante grida Gesù coglie la sua: chiamatelo! Ed ecco l’intervento dei discepoli che gli si avvicinano, e lo incoraggiano: alzati, dai, non perdere l’occasione, forza… e  Bar Timeo, il figlio di Timeo, riacquista fiducia.

Sono bastate quelle parole: coraggio, alzati, per consentirgli di fare un’altra prova, un’altra ricerca di luce… per incontrare Gesù.

Ecco, allora, un compito che ciascuno di noi può ricevere dalla Parola: essere ministri dell’incoraggiamento, mettersi a fianco delle persone, consolarle delle sconfitte, degli insuccessi e dire loro, coraggio, alzati, non lasciarti prendere dallo sconforto.

Ministri dell’incoraggiamento e della consolazione che non  soltanto accompagna mestamente il pianto ma aiuta a rialzarsi, a gettare via quel mantello. Che, a volte, diventa anche una comoda chiocciola in cui nascondersi, per non rischiare ulteriormente.

Senza quei discepoli dell’incoraggiamento, forse Bar Timeo non sarebbe andato da Gesù. Forza, diventiamo ministri del coraggio, facciamolo per gli amici, i nostri familiari, i nostri alunni, i colleghi, per tutti. Coraggio!

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