Il profumo del cambiamento: Zingaretti mette insieme tutti i rami dell’Ulivo in Sardegna

Il governatore del Lazio fa tappa in Sardegna. Dove è in testa nel voto dei tesserati Pd. Ad accoglierlo c'era tutta l'iconografia dell'Ulivo. Da Soru a Cabras, a Fadda.

C’è profumo di cisto selvatico e bacche di mirto. È un’aria diversa quella che ti accoglie in Sardegna. Soprattutto quando non c’è il caos delle vacanze e quando l’isola non è un gigantesco villaggio turistico. C’è il profumo della Sardegna vera, con i suoi problemi , la sua rabbia, la voglia di riscatto, ad accogliere Nicola Zingaretti.

I voti che gli mancano per diventare Segretario nazionale del Pd potrebbero arrivare da qui. Il segnale c’è. Perché ad aspettarlo a Cagliari ci sono tutti gli uomini che hanno fatto grande l’Ulivo ed il centrosinistra in Sardegna, tutti i simboli dell’illusione della delusione politica.

L’Ulivo di Sardegna

A dare la loro benedizione al governatore del Lazio, forte del 48% dei consensi dei tesserati sardi (un punto in più della media nazionale) c’era l’ex presidente della Regione Renato Soru l’inventore di Tiscali e per un periodo salvatore de l’Unità. E c’era il baffo bianco dell’ingegner professor Antonello Cabras, presidente dal 1991 al ’94, sottosegretario al Commercio Estero con Prodi, tre volte senatore ed una deputato. Non manca nemmeno Paolo Fadda, sottosegretario alla Sanità nel breve governo di Enrico Letta. Nel palco assiste e applaude Andrea Frailis il simbolo della rinascita, il deputato che nelle settimane scorse ha riportato al Pd il seggio che per qualche mese era stato del M5S a Montecitorio.

C’è aria di Ulivo e di nuovo Pd intorno a questo politico, venuto dal Lazio ma partito da lontano. Non geograficamente. Ma culturalmente: c’è quel profumo di tradizione antica e sostanza nel Partito che viene a raccontare in Sardegna l’uomo che parla ai ragazzi, indica le generazioni future, non fa battute velenose. E soprattutto parla usando il noi e non l’io. Se non è rivoluzione questa…

Alternativi a questo governo disastroso

Nicola Zingaretti non attacca i suoi avversari. Non critica Maurizio MartinaRoberto Giachetti. Ma da Cagliari dice: «L’importante è che fra un mese, ci sia la fila per scegliere il segretario. C’è bisogno di mobilitazione, per ridare speranza al popolo della sinistra e costruire quello di cui oggi abbiamo bisogno: un’alternativa a questo disastroso governo Lega-Cinque stelle, o questi governeranno per altri 30 anni».

Avvolge e coinvolge questo aspirante segretario, lontano sosia di suo fratello l’attore. Solo che questo non recita. Ma vuole rinnovare il Pd per davvero. E vuole rinnovare anche la Sardegna. «Agli elettori sardi dico: votate Massimo Zedda, solo con la sua vittoria difenderete la Sardegna dal rischio che sia colpita, o meglio travolta, dall’incapacità che sta dimostrando l’alleanza al governo. Le vostre regionali sono una grande occasione e non vanno gettate via».

Guarda Andrea Frailis e dice «È da lui che il Pd e l’intera sinistra devono ripartire, dobbiamo ripartire». Nicola Zingaretti dice basta con il Pd del passato e «con i soliti schemi. Giusto il confronto fra posizioni diverse, allarghiamoci ad altre proposte politiche come quella di Calenda per le Europee, ma smettiamola con le contrapposizioni e il solito partito settario. In quest’ultima stagione, sono state queste guerricciole a distrarci, ad allontanarci dai problemi della gente e gli elettori ci hanno punito».

Ad ascoltarlo sono venuti tutti i colonnelli di quello che un tempo erano i Democratici di Sinistra. Si intendono al volo, si annusano e si riconoscono a distanza. perché Zingaretti era stato il Segretario regionale del Lazio in quel periodo. L’endorsement è solo questione di un attimo: «lo sosteniamo – dicono – perché abbiamo bisogno di molta più sinistra nel Partito».

Incollare i cocci

Ma ci sono anche quelli che non sono sicuri di sostenerlo. Che temono una rivoluzione troppo radicale. E guardano allora a Maurizio Martina come una via di mezzo tra il riformismo renziano e questo aspirante Segretario venuto dal Lazio.

A loro Nicola Zingaretti dice «Il mio obiettivo è rimettere assieme tutti i pezzi della sinistra e ritornare a essere noi la barriera all’avanzata della destra e degli incompetenti».

Il nemico non è in casa. Lì al limite c’è con chi confrontarsi e poi fare le battaglie insieme. L’avversario è fuori casa ed è il governo Lega-Cinque stelle. «Senza lavoro, il reddito di cittadinanza diventerà una sussistenza. Senza investimenti, l’Italia si fermerà, oppure finirà ostaggio di un vicepremier favorevole alla Tav o dell’altro che invece vuole bloccare tutto».

Profetizza che non potranno durare. Perché tra poco avranno fatto troppi disastri per riuscire a proseguire. E allora «bisogna essere pronti e dobbiamo avere un’alternativa credibile e seria da proporre agli italiani».

Riparte per Roma con l’ultimo aereo da Cagliari, Nicola Zingaretti. In aeroporto c’è lo stesso profumo di Sardegna che lo aveva accolto. Lui invece ha portato il profumo del cambiamento.

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