Il trono scomodo di Mauro Buschini

Nessun assessore regionale della provincia di Frosinone all'interno della giunta Zingaretti. È una punizione? Il trono scomodo di Mauro Buschini: che dalla divisa con la cravatta torna a mettere anfibi e mimetica. Ma c'è un motivo ben preciso...

Niente assessori della provincia di Frosinone all’interno del governo regionale di Nicola Zingaretti. Nessun intero piano dell’edificio all’Eur per gli uffici di Mauro Buschini. È una sconfitta?

Per comprenderlo occorre fare una distinzione. Per spiegarla è utile prendere in prestito i soldati: nell’esercito tutti portano la stessa divisa, solo i gradi e le mostrine vengono lasciati ad indicare le differenze. Ma nonostante questo i ruoli sono profondamente diversi: ci sono i ruoli normali, nei quali è iscritto chi combatte; ci sono i ruoli di Stato Maggiore, dove sta invece chi pianifica ed organizza; ci sono i ruoli di Commissariato, dove si fanno i conti e si lesinano le risorse con cui poi i Reparti realizzano ciò che gli strateghi hanno studiato.

Ma per noi che li guardiamo da fuori, sono tutti, indistintamente, soldati. Con la stessa divisa. E piccole mostrine e gradi a fare la differenza.

In politica accade lo stesso.

C’è chi governa, chi amministra, chi organizza l’apparato. Fino alla settimana scorsa Mauro Buschini era nei ruoli dell’amministrazione: si occupava di un importante settore della cosa pubblica. Applicava sul campo le strategie di Governo su discariche, termovalorizzatori, riciclo dei materiali, trattamento dei rifiuti. Ora passa ai ruoli più politici: organizzare il più potente e numeroso gruppo politico all’interno della Regione Lazio, quello del Partito Democratico.

Sarà lui Mauro Buschini a dettare la linea del Partito, decidere quale posizione le truppe dovranno tenere in aula, in quale modo affrontare un’opposizione che – per paradosso – ha la maggioranza dei consiglieri (Zingaretti ha vinto le elezioni ma le sue liste hanno eletto 24 Consiglieri; gli altri hanno perso ma hanno eletto 26 Consiglieri).

È un ruolo che impone di conoscere la strategia, avere capacità di tattica, doti di leader che non devono essere solo sulla carta ma riconosciute come tali da tutti gli altri Consiglieri del gruppo: nessuno dei quali è stato eletto in un convento di orsoline.

Il ruolo di capogruppo del Pd in questo momento è l’avamposto più sensibile di Nicola Zingaretti sul campo di battaglia. Perché tale sarà l’aula del Consiglio Regionale del Lazio. L’effetto anatra zoppa (24 in maggioranza e 26 in opposizione) impone il raggiungimento ed il mantenimento di sottilissimi equilibri politici.

L’uomo delle trattative è Daniele Leodori, che sulla riuscita del piano si gioca la rielezione a presidente dell’aula del Consiglio regionale del Lazio. Ma poi, sul terreno, toccherà a Mauro Buschini muoversi tra le linee del suo fronte, tenerlo compatto, fare incursioni tra quelle avversarie e concordare intese su ogni singolo provvedimento che dovrà essere discusso.

L’equilibro della Regione tornata al proporzionale prevede un’apertura a tutte le opposizioni: sia il Movimento 5 Stelle che il Centrodestra. Le 8 Commissioni Permanenti e le 3 Commissioni Speciali andranno divise in maniera sostanzialmente uguale tra la maggioranza e le opposizioni. Il che significa la Presidenza del Consiglio a Leodori ma le due vicepresidenze alle opposizioni (una al centrodestra ed una al M5S) come anche 6 Commissioni (fuori da ogni trattativa Sanità e Bilancio che vanno alla Maggioranza).

A Mauro Buschini  toccherà muoversi in questo scenario politico. Ed ottenere i risultati.

Avrebbe preferito fare l’assessore? Ruolo Normale, Commissariato o Stato Maggiore è solo questione di attitudini. Tutti e tre si servono sotto la stessa divisa.

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