Buonanotte giornalisti, al nostro posto un bed & breakfast

Un bed & breakfast dove un tempo c'era la redazione del quotidiano La Provincia. Un segno dei tempi. Una beffa del destino per una professione che ormai sta andando a dormire.

A Firenze Le Monnier era un’istituzione. Così come il Porcellino con le sue finestre che si affacciavano sulla celebre statua del cinghiale con una zampa consumata dalle tante mani che lo hanno accarezzato in cerca di fortuna. Ma anche Martelli aveva il suo pubblico. A Napoli c’è stata la strage silenziosa più ampia: Guida Merliani era una tappa obbligata sù al Vomero, è stata l’ultima ad arrendersi dopo avere visto abbassare le saracinesche di De Simone e Marotta e della più moderna Libri & Libri.

Le librerie storiche stanno scomparendo ad una ad una. Nel silenzio di tutti. Perché i libri non li legge più nessuno, costa fatica e obbliga a pensare. Ormai da più di vent’anni ciò che conta non è il sapere. Ma al primo posto ci sono tette, culo e la persona giusta da conoscere: declino d’un Paese che ha sempre meno futuro.

Poco conta che ora la distribuzione avvenga on line, i libri possano stare a migliaia in un e-reader, senza ingombrare. Nemmeno lì i numeri sono entusiasmanti. Non è un caso se siamo tra i popoli più ignoranti in Europa, quelli con uno dei più alti tassi di analfabetismo di ritorno (non leggiamo da così tanto tempo che abbiamo dimenticato come si fa), e analfabetismo funzionale (leggiamo ma non capiamo cosa  c’è scritto).

Una libreria era un posto dove andare, incontrarsi, ragionare, confrontarsi, mettere a paragone le diverse opinioni. Saper ascoltare, lasciarsi contaminare, apprezzare la conoscenza di chi sa e può trasmetterci qualcosa.

Il profumo della carta, l’eccitazione per le parole appoggiate su quei fogli ed i segreti del sapere che possono rivelare.

In silenzio sono andate via vere autorità nel campo: a Parma ha chiuso la Battei, ad Udine non c’è più la Carducci, ad Ancona non è più attiva la Città, a Roma sono sparite Bibli che era un presidio a Trastevere, così come l’insuperabile Remo Croce che per decenni ha ospitato le principali discussioni letterarie, la Amore&Psiche… Torino ha perso la sua Agorà.

Una sconfitta. Soprattutto perché il loro posto non è stato preso da altri luoghi di confronto, discussione, apprendimento. Lì hanno aperto jeanserie, fast food, McDonads, Kebabberie.

Anche un giornale è un luogo nel quale si fabbrica cultura. Più frammentata: è la storia che si compone ogni giorno sotto i nostri occhi senza che nemmeno ce ne accorgiamo. Poi, con il tempo, da lontano, riguardando quegli eventi, li comprendiamo nel loro insieme.

In pochi anni a Frosinone hanno chiuso Il Quotidiano, la redazione de Il Tempo, La Provincia.

Nel silenzio di tutti. Nella redazione de Il Tempo a Frosinone oggi c’è una società finanziaria tra le più abili in Italia nell’individuare i finanziamenti europei con cui sostenere i progetti dei propri clienti.

Mettere piede lì dentro, per chi c’è cresciuto, è un tuffo al cuore.

Desidera?

Aspetti, ora glielo dico: mi lasci stare un attimo qui all’ingresso” lo stesso ingresso attraversato centinaia di volte negli anni Ottanta.

A sinistra non c’è più la ‘cella francescana’ piena del fumo di Ms aspirato in continuazione dal capo cronista Franco Bonan ma una reception luminosa, lì di fronte c’era la sala delle riunioni, più a destra Luca Sergio impaginava il suo colonnino felpato e acuto dedicato alla politica mentre nella scrivania di fronte Francesco Puglisi disegnava le pagine. Nella stanzetta accanto c’era la sancta sanctorum in cui il direttore Gianluca De Luca faceva il giornale, circondato da un tappeto di fogli appallottolati e gettati di corsa senza mai centrare il cestino; alla fine gli misero uno scatolone largo ma non lo centrava ugualmente.

Un colpo decisivo al Tempo lo diede la nascita de La Provincia, altra geniale intuizione di Umberto Celani che del quotidiano romano era stato una colonna prima di fondare Ciociaria Oggi.

Anche nelle stanze che hanno ospitato per anni La Provincia non c’è più il ticchettio delle tastiere, il fruscio dei fax che escono in continuazione, le bestemmie del caposervizio che reclama una foto dai corrispondenti.

Hanno iniziato i lavori: lì ci stanno realizzando un bed & breakfast.

Forse è l’ultima beffa del destino di una professione che ormai sta finendo a letto. Mentre gli ultimi bambini, ormai con i capelli bianchi, non vogliono sentirne di andare a dormire e vorrebbero continuare a giocare ancora un po’.