La sfida per Marcello: guiderà la delegazione per rifare il Contratto

Foto: © Imagoeconomica, Giacomo Quilici

La principale associazione dell'autotrasporto schiera Pigliacelli come capo delegazione alle trattative per il rinnovo del contratto. Perché è un gesto politico chiaro. E perché sana gli equilibri interni

Anita mette in campo Marcello. Anita è l’Associazione Nazionale Imprese dei Trasporti Automobilistici, la principale organizzazione di settore: rappresenta 1.700 imprese, tutte quelle di grandi dimensioni, una flotta di 75mila mezzi ed un totale di 70mila occupati. Marcello è Marcello Pigliacelli, nel tempo libero presidente della Camera di Commercio a Frosinone, soprattutto con l’azienda di famiglia è uno dei principali player nazionali nel settore dell’autotrasporto.

Il Consiglio di Presidenza di Anita ha deliberato la costituzione della delegazione che si siederà al tavolo con i sindacati per negoziare il prossimo rinnovo del Contratto nazionale di lavoro. Quella delegazione sarà guidata da Marcello Pigliacelli.

Si tratta di una scelta politica netta. Marcello Pigliacelli è l’uomo che insieme ad Eleuterio Arcese ha chiuso l’intesa per il terzultimo ed il penultimo contratto di lavoro. L’ultimo, quello vigente e da aggiornare adesso, lo vide protagonista di un clamoroso strappo portandolo ad un passo dall’uscita da Anita.

Gradito ai sindacati

Pragmatico, fuori dagli schemi, concreto senza essere cinico. È una controparte che risulta gratuita proprio per questo ai sindacati. Nel 2011 li sbalordì: si sedette al tavolo in un momento di grandissima difficoltà e tensione. Iniziò a tracciare un perimetro, all’interno del quale mise buona parte delle richieste di principio avanzate proprio dai sindacati, poi però inserì il modo per arrivarci e conti alla mano dimostrò che era vantaggioso per tutti ma a condizione che tutti facessero la loro parte. La trattativa si concluse in un lampo.

Poi Pigliacelli disse: “Ho fame, brindiamo” e dal ristorante di fronte fece arrivare oltre allo champagne anche un vassoio di ostriche.

L’intesa dell’anno successivo fu un successo analogo. In pochi anni il contratto dell’autotrasporto è diventato un esempio: zero o quasi zone d’ombra, quasi tutto normato, concordato, innovato.

La ferita sanata

Chiamare Marcello Pigliacelli a guidare la delegazione di Anita è anche un importante segnale politico interno.

Ricompone lo screzio che si è aperto nel ottobre 2017 con lo scorso contratto. Pigliacelli contestò quella bozza di accordo messa a punto da Anita. E lasciando l’associazione. (leggi qui Pigliacelli molla Anita: «Non condivido! Favorito chi usa gli stranieri in Italia»)Ora Anita gli lancia la sfida: dici che non è stato chiuso al meglio e allora cambialo quesito contratto per il bene della categoria.

Si ricompone anche la frattura che nel marzo 2014 negò a Pigliacelli la possibilità di essere l’erede di Eleuterio Arcese alla presidenza di Anita. All’ultimo momento: gli mancarono tutti gli 8 voti della Puglia che invece gli erano stati garantiti attraverso un’alleanza ventennale. Sanguigno e diretto, lo ritenne un tradimento più che uno sgarbo. Perché la Puglia fino a quel momento era stata il suo alleato storico: la prima volta venne eletto proprio grazie ai vioti pugliesi e non quelli laziali.

Lo sblocco

La trattative per rinnovare il contratto inizierà verso metà settembre. La svolta c’è stata il 23 luglio. Quel giorno viene sottoscritto un accordo tra le associazioni degli imprenditori ed i sindacati. È il documento che spiana la strada verso il tavolo al quale aggiornare il contratto. La bozza di quel documento è pronta dal 4 luglio ma per venti giorni sono necessari incontri a ripetizione per smussare gli angoli. Si arriva ad un vero e proprio stallo. Sbloccato il 23 luglio quando le parti si riconoscono pari condizioni per tutte le associazioni: in pratica la garanzia di una neutralità contrattuale. A firmare sono le imprese di Anita, Assotir, Fai, Fiaip e Unitai e le organizzazioni sindacali Filt Cgil, Fit Cisl e Uil Trasporti.

È quell’intesa a rendere possibile l’avvio del confronto sul rinnovo del Contratto. Che dovrà tenere conto dei cambiamenti che stanno investendo il mondo dell’autotrasporto e della logistica.

Il mondo che cambia

Quel Contratto è una sfida. Non è solo il documento nel quale si fissano regole, orari di lavoro, salari, trasferte, ferie, obblighi per le imprese e per i dipendenti. È molto di più. Da quel testo dipenderà buona parte del futuro dell’Autotrasporto in Italia.

Ha tutta questa importanza perché il comparto sta attraversando un cambiamento radicale. La crisi del comparto industriale italiano ha decimato il settore, in sei anni hanno chiuso 17mila ‘padroncini’, molti sono confluiti in aziende più grandi, che però devono confrontarsi con la concorrenza a basso costo che arriva da Est dove negli ultimi anni sono aumentate le immatricolazioni di Tir venduti. E dove il costo del lavoro di un autista assunto con contratto bulgaro costa 8 volte di meno di quello di un autista con contratto italiano. 

Assumere un camionista straniero spesso non è una questione di risparmio. Perché c’è il tema del ricambio: i giovani che vogliono fare questo mestiere sono diminuiti al punto che inizia a manca la nuova generazione.

La sfida per Marcello

La sfida per Marcello e gli altri protagonisti del tavolo di contrattazione è epocale. Perché devono raggiungere il punto di equilibrio tra la qualità del lavoro ed il suo costo.

Ci sono imprese estere che arrivano a far viaggiare i loro mezzi ad un costo tra gli 80 ed i 90 centesimi al chilometro; i camion italiani viaggiano ad un costo tra 1,10 ed 1,20 euro. A tenerli in corsa è la qualità del servizio: il basso numero di incidenti, il ridottissimo numero di danni alle merci trasportate, l’alta percentuale di puntualità nella consegna della merce.

Risultati che passano attraverso la ‘soddisfazione’ di chi sta al volante. La filosofia aziendale di Marcello Pigliacelli è sempre stata questa: proverbiale fu la volta in cui disse ad uno dei suoi collaboratori: “Se non ti senti pronto per darmi la tua solita qualità sul lavoro non venire, mi faresti solo danno. Recupera la tua tranquillità, goditi la giornata: il lavoro di oggi lo farai domani nella metà del tempo e nel modo migliore“.

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