La sottile strada minata per Cassino sulla quale il Pd rischia di saltare

L’incontro fissato a Roma per le ore 18 di oggi alla Direzione Regionale del Partito Democratico è come il passaggio su un terreno minato per il segretario provinciale Simone Costanzo. Se sbaglia un solo passo rischia di far saltare in aria la sua credibilità politica, appena confermata sul campo del Congresso Provinciale dove ha conquistato a pieno titolo la rielezione.

Al centro della discussione c’è la scelta del candidato sindaco di Cassino. Il Pd deve decidere con chi schierarsi tra l’uscente Giuseppe Golini Petrarcone (che non ha la tessera né del Pd né di alcun Partito, è innegabilmente di centrosinistra, cinque anni fa ha mandato a casa un governo di centrodestra), il consigliere regionale Marino Fardelli (che non ha la tessera del Pd, è stato molto vicino al Partito negli anni scorsi per poi abbracciare l’Udc quando ha capito che lì avrebbe avuto più spazi di manovra), l’imprenditore Francesco Mosillo (tesserato del Pd, figlio del segretario dimissionario del Circolo cittadino, vice presidente del Cosilam), un quarto nome che potrebbe essere quello del giornalista Michele Giannì o comunque di un iscritto a Partito e che venga espresso dalla direzione politica cittadina.

Quali sono le mine sulle quali Simone Costanzo rischia di saltare? La prima: Simone Costanzo è un segretario politico forte ed autorevole, capace di arrivare alla ricucitura tra i due gruppi presenti in amministrazione provinciale, abile nel coinvolgere e dialogare con tutte le anime del Pd frusinate. Andare a Roma per sbrogliare la matassa rischia di essere un’ammissione di incapacità, può passare come un ‘Io non ci riesco vedetevela voi’. La seconda mina è direttamente collegata alla prima: sui palchi di cassino, durante i prossimi comizi, c’è il rischio che i tre esclusi possano dire contro il quarto: “Sei stato calato dall’alto”. La terza: a seconda della scelta che verrà fatta si legittimerà l’intesa con aree politiche del centrodestra contro il quale Peppino Petrarcone si schierò e vinse cinque anni fa con un plebiscito, sarebbe come rinnegare quel voto popolare.

I percorsi lungo i quali Simone Costanzo può passare arrivando indenne al risultato sono due. Il primo: tornare da Roma questa sera senza un nome, avviare da domani un giro di consultazioni, decidere e deliberare in accordo tra Circolo cittadino e Federazione Provinciale (o solo una delle due). Il secondo: mandare tutti alle Primarie, ampiamente giustificate con la circostanza che prima non si potevano tenere in quanto avrebbero potuto disturbare la fase congressuale ma ora che c’è una leadership politica ampiamente e reciprocamente legittimata si possono tenere.

Ne esistono altre, più sottili e difficili. Che proprio per questo potrebbero essere scelte da Simone Costanzo. Che ha una consapevolezza: l’unico risultato concesso alle elezioni comunali di Cassino è la vittoria, perché il sindaco uscente – anche se non ha la tessera Pd – non potrà mai essere considerato un amico del Centrodestra.

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