L’accordo con i Cinque Stelle sta logorando il Pd di Zingaretti

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Lo snodo dell’Emilia Romagna: se vince Stefano Bonaccini il segretario Dem può provare l’ultima carta. Ma se trionfano Salvini e Meloni non può esserci alternativa alle urne. Taglio dei parlamentari, prescrizione, concessioni: il Pd non può subire in eterno diktat su tutto.

Se la Lega e Fratelli d’Italia dovessero vincere le elezioni regionali in Emilia Romagna, allora non ci sarebbero più le condizioni per andare avanti con il Governo giallorosso, che a quel punto non avrebbe più alcuna legittimazione politica. Oltre che elettorale.

Ma il peso di una scelta del genere sarebbe tutta sul Pd di Nicola Zingaretti, dal momento che per il premier Giuseppe Conte e per il capo politico dei Cinque Stelle Luigi Di Maio si potrebbe tranquillamente andare avanti. L’asse della paura (delle urne) però non può reggere all’infinito.

Nicola Zingaretti © Imagoeconomica

Lo stesso Nicola Zingaretti sa che il Pd esploderebbe se continuasse a subire i diktat pentastellati: sul taglio dei parlamentari, sulla prescrizione, sulla revoca delle concessioni.

Su questo punto Nicola Zingaretti ha detto: “La decisione di revocare le concessioni (ndr:  ad Autostrade) non può essere né un giudizio politico, né un giudizio prevenuto e neanche avere superficialità. Bisogna entrare nel merito così come sta facendo il governo”. Poi ha aggiunto: “Di questo tema se ne deve occupare il governo  e se ne sta occupando molto bene. Il punto di vista del Pd è noto ed è chiarissimo: è corretto che il pubblico e lo Stato rispetto ai concessionari abbiano forza ed autorevolezza. E delle concessioni se sono state rispettate o meno si deve entrare nel merito, come sta facendo il governo, verificando. Se ci sono stati degli errori che hanno messo in discussione la sicurezza dei cittadini è giusto intervenire. Se invece le concessioni sono state rispettate non c’è nessun problema. Ma questo non può essere né un giudizio politico, né un giudizio prevenuto e neanche essere ovviamente un giudizio superficiale. Bisogna entrare nel merito come sta facendo questo governo”.

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Il richiamo alla collegialità del Governo è indicativo, considerando le posizioni aprioristiche che hanno i Cinque Stelle su tutto. Ma c’è un punto ancora più importante: i Cinque Stelle sono ormai lontani dal Paese reale e le percentuali del 4 marzo 2018 non esistono più. In politica estera questo Governo  è isolato e non riesce ad incidere. Sul piano nazionale è un compromesso su tutto.

La vittoria di Stefano Bonaccini in Emilia Romagna darebbe a Zingaretti più forza per provare a riequilibrare gli assetti. Ma con una sconfitta non ci sarebbero più le condizioni per andare avanti. Non con i Cinque Stelle comunque.

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