Le accuse di Maria: «Le imprese non hanno intercettato i fondi per ripartire»

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Maria non ci sta. E respinge al mittente le accuse di inefficacia mosse da una parte del mondo delle imprese (leggi qui il precedente). Il senatore Spilabotte, dal salotto televisivo di A Porte Aperte su Teleuniverso rilancia: «Non darei sempre la colpa alla politica ed ai sindacati, bisogna essere in grado di dire che c’è una classe dirigente tutta che non funziona su questo territorio».

Il dibattito, in quel momento televisivo, è concentrato sull’Accordo di Programma e sulle critiche per i risultati che ancora non ha prodotto sul territorio: niente assunzioni, niente investimenti, nonostante il territorio abbia fatto in pieno la sua parte. Colpa allora di un Ministero che ha impiegato 7 mesi per scrivere il bando al quale poi le imprese hanno avuto solo 30 giorni per studiarlo, mettere a punto i progetti, raccogliere la documentazione e poi rispondere? Oppure colpa di un Governo Renzi che non ha ascoltato le perplessità di un territorio che aveva avvertito “Guardate che una serie di aziende azienda in grado di investire 20 milioni ognuna non le abbiamo, bisognerebbe abbassare l’importo dell’investimento” ?

Maria Spilabotte replica che anche il territorio ha avuto le sue colpe «Perché la Regione Lazio ha messo a disposizione 40 milioni di euro per le Piccole e Medie Imprese, che possono modulare progetti con bandi in cui si prevedono interventi inferiori ai 20 milioni previsti invece dai fondi stanziati dal Governo per l’Accordo di Programma. Ma le associazioni di categoria non sono state in grado di intercettare questo tipo di offerta: non ci sono state reti d’impresa o associazioni temporanee di imprese in grado di costruire un progetto capace di intercettare questo tipo di finanziamenti».

Di fronte ai dubbi che si tratti di una difesa d’ufficio abbastanza leggera, Maria Spilabotte risponde tirando fuori le carte: «Questa è la lettera che ho inviato il 17 dicembre 2014 al ministro Federica Guidi dicendo che l’Accordo di Programma prevedeva una partecipazione economica troppo alta a carico delle imprese e bisognava abbassare tetto dell’investimento per consentire anche alle Piccole e Medie Imprese Locali di poter partecipare».

Quindi, l’allarme lo aveva lanciato. Ma che colpa ne hanno le associazioni degli imprenditori? «Ecco qui la lettera con la risposta del ministro, dice che la legge ha deciso di favorire iniziative medio grandi, in grado di incidere in maniera incisiva sulle difficoltà occupazionali dell’area Frosinone – Anagni. E che in aggiunta a queste misure, l’Accordo contempla una serie di azioni portate avanti dalla Regione Lazio volte a contribuire – attraverso strumenti di incentivazione regionale – al finanziamento di progetti di investimento presentati in via prioritaria dalle Pmi, garantendo così anche alle imprese di piccole dimensione la possibilità di realizzare investimenti a condizioni più favorevoli nell’area in esame».

Chiaro il messaggio: se poi le imprrese e le loro associazioni non sono state in grado di rispondere ed intercettare quei fondi …

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