Le note per Marco, il concerto per un dolore egoista

Laura Collinoli

Giornalista Il Regionale

L’incanto della musica e la forza della solidarietà. Quella vera, autentica, reale. Che non ha il sapore della retorica ma il gusto dell’amicizia, del conforto, del sostegno. Che non è ridondante ma soltanto bella, semplicemente bella.

Musica per ricostruire ma anche per raccontare e lasciare. A chi c’è ora e per chi arriverà. Musica che emoziona e regala speranza.

Le note di Astor Piazzolla incontrano le mani dei musicisti dell’Orchestra da Camera di Frosinone. È il ‘Concerto per Marco‘ per le vittime del terremoto. Teatro Nestor pieno e un momento che ‘acchiappa‘, come qualcuno si lascia candidamente sfuggire dal palco.

I ritmi del tango, nella sua drammaticità, alimentano emozioni che tanti non riescono a trattenere. Va in scena il dolore nella sua forma più dignitosa, composta, riservata. Lo racconta ancora una volta Filippo Santarelli, che a Frosinone fa il questore ma che qui è solo un padre che ha perso un figlio e un figlio di una terra che vuole ricostruire.

Niente è più egoista del dolore. Non conosci quello degli altri e nessuno può comprendere il tuo. Resta lì, a gelare ogni tuo passo, a ricordarti quanto ogni cosa possa essere bella o brutta, bianca o nera. Il dolore è tuo. Lo riconosci o no. Lo capisci o non sai cosa sia. Nessuno può raccontarlo se non è il suo. Molti ci provano ma è impossibile riuscirci. Non fino in fondo, non del tutto. Per ognuno il suo è il più terribile e doloroso.

Esiste però un dolore collettivo. Che è di tutti, che parla a tutti. Anche se ognuno lo guarda con i propri occhi. È il dolore che segue un terremoto, una strage, una guerra, dove le storie delle persone perdono di intimità. È il dolore che fa paura perché potrebbe essere il tuo, il mio, il nostro. E fa più paura quanto più diventa imprevedibile.

È la storia di Marco, figlio di Filippo. Marco che voleva fare il cuoco. Che era ad Amatrice per la sagra, nella casa che era stata dei suoi nonni e di suo padre. Marco che non c’è più, inghiottito da un terremoto che ha ancora qualcosa da dire.

A Frosinone è la musica che osa più delle parole. Dal palco arrivano le note e ognuno che le ascolta si perde nei suoi pensieri. Nessuno può entrarci e la magia sta anche qui.

Chi sa di musica riconosce la bravura autentica di chi suona. Per gli altri è semplicemente incanto, magia, seduzione. È la musica di Piazzolla, appassionata e maliconica, resa unica da chi è sul palco del Nestor dopo averne calcati di più noti e autorevoli.

Adriano Ranieri al bandoneon, Loreto Gismondi al violino, Alessandro Minci alle chitarre, Marco Attura al pianoforte, Maurizio Turriziani al contrabbasso e basso elettrico, Fabrizio Bartolini alle percussioni, Selene Malizia al clarinetto. La voce è del soprano Tania Di Giorgio. I passi di tango di Claudia Gallo e Luca Paoloni.

Dietro tutto questo il lavoro di Maurizio Turriziani ma anche del maestro Maurizio Agamennone e di Annarita Alviani, presidente dell’Orchestra e che alla fine del concerto consegna un assegno nelle mani del vicesindaco di Amatrice. È il segno della generosità di una terra per un’altra.

Al teatro Nestor le note hanno parlato e ognuno, ascoltandole, si è perso nella sua malinconia.

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