Le vittime invisibili del Covid: i ragazzi strappati alla vita

Senza Ricevuta di Ritorno. La ‘Raccomandata’ del direttore su un fatto del giorno. L'orrore di Formia e la gioventù incatenata dal Covid al mondo virtuale. Che amplifica tutto. E uccide in quello reale.

Al di là degli aspetti penali, al di là dell’inchiesta, al di là di torti e ragioni: ieri sera un ragazzo di 17 anni è uscito di casa con gli amici per fare quattro passi in centro prima di cena. È morto dissanguato su una panchina: accoltellato da un altro ragazzo più o meno della stessa età. Si è messo in mezzo, per proteggere un amico. È morto al posto suo.

Non sono i dettagli ad interessare in questo momento: se ne occuperà la Cronaca. Però c’è altro oltre a quell’assurdo lago di sangue intorno al freddo cemento di una panchina in via Vitruvio a Formia.

(Foto: Livio Anticoli / Imagoeconomica)

C’è un altro dramma che si sta consumando intorno a noi. E del quale la storia di Formia è solo la cornice.

Da un anno i ragazzi sono chiusi in casa: sono senza la scuola, senza il calcio, senza gli allenamenti, senza le serate e le scemenze che si fanno a 17 anni tra amici.

I ragazzi strappati alla loro vita

Sono senza il loro mondo. E non possono lamentarsi. Nessuno può lamentarsi di fronte ad un virus che lentamente sta facendo strage: i Pronto Soccorso sono di nuovo pieni, le ambulanze aspettano all’esterno con i loro carichi di disperazione, le varianti stanno dilagando. Anche se per paura fingiamo di non accorgercene.

C’è un’altra strage silenziosa, fuori dagli ospedali: quella dei ragazzi che poco alla volta hanno sostituito il loro mondo con l’unico possibile: fatto di film, di video sullo smartphone, di relazioni finte fatte sul web. Che hanno sostituito tutto. Amplificando tutto.

Ecco perché ogni settimana, appena si allenta la presa, c’è una rissa, organizzata in chat. Per regolare i conti aperti sul web. E che nel mondo reale non si sarebbero mai innescati: perché una sfumatura della voce, un’espressione del viso, una pacca sulla spalla, avrebbero fatto capire che c’era nulla da litigare.

Il dramma è questo mondo di ragazzi che non possono prendere esempio da altri ragazzi. Nel male e nel bene. E trovare il loro equilibrio, in base all’educazione che gli abbiamo insegnato.

Stanno vivendo in un mondo fatto di adulti e dei loro valori, di web, di Netflix e di chat. Tutto è virtuale. Fino a quando una coltellata e tutto quel sangue non ci ricordano che invece il mondo è dannatamente reale.

E che loro sono le vittime silenziose e più nascoste di questa pandemia.