Luttwak benedice Zingaretti: «Con lui la crisi politica italiana durerà poco»

Il famoso politologo Usa spiana la strada ad un impegno di Nicola Zingaretti per la segreteria nazionale del Pd. Via libera anche da Sergio Chiamparino. Calenda non intende ostacolarlo.

«Dico a nuovi personaggi tipo Nicola Zingaretti di farsi avanti. L’ho visto emergere fra le rovine e devo dire che se ci sono queste nuove figure la crisi politica non durerà a lungo». Edward Luttwak è uno dei politologi stranieri più noti in Italia: al suo attivo ha centinaia di pubblicazioni con analisi sulla politica estera e sugli scenari geopolitici mondiali, il governo degli Usa lo ha tra i suoi consulenti strategici più ascoltati, il suo ‘Manuale pratico per un colpo di Stato’ è tra i libri di Geoeconomia più consultati.

 

E questa mattina Edward Luttwak dice che «Nicola Zingaretti è un politico capace, senza stravaganze, con solida esperienza amministrativa, moderato, e può rappresentare molti italiani. Spero che emergano persone come lui. Non c’é tempo da perdere». Riflessioni che il politologo statunitense ha affidato alle pagine di ‘Italia oggi’.

 

 

L’OK DI CHIAMPARINO

L’annuncio fatto da Nicola Zingaretti questa mattina di voler concorrere alle primarie che individueranno il prossimo Segretario Nazionale del Partito Democratico (leggi qui Zingaretti annuncia: «Alle Primarie del Pd? Io ci sarò») ha registrato subito l’appoggio del governatore del Piemonte Sergio Chiamparino, già stimato sindaco di Torino.

«Nicola Zingaretti – ha detto Chiamparino – potrebbe essere una di quelle candidature di peso su cui investire per ricostruire un campo democratico e di sinistra in Italia». Ritiene che il governatore del Lazio potrebbe essere l’uomo giusto per guidare il Partito democratico. E «ritrovare l’unità per rifondare un’identità in cui una comunità politica possa riconoscersi».

Nei giorni scorsi lo stesso Sergio Chiamparino aveva manifestato la sua disponibilità a candidarsi alla Segreteria. Ma solo in assenza di altre proposte credibili. Di fronte all’ipotesi di un’impegno di Zingaretti «Certo darei la precedenza a chi è più giovane».

 

 

CALENDA: IO SEGRETARIO? POCO SERIO

In questi giorni ha preso la tessera del Pd il ministro uscente dello Sviluppo Economico Carlo Calenda, quello che ha costretto Ideal Standard a sedersi al tavolo delle trattative e che ha contribuito al salvataggio operato da Francesco Borgomeo con l’acquisto dello stabilimento di Roccasecca.

Proprio il ministro esclude questa ipotesi e scrive su Twitter:

“Ieri ho lavorato su Ilva e Piombino non ho parlato con alcun padre nobile del Pd. Detto + volte considererei poco serio fare il segretario di un partito di cui ho preso 3gg fa la tessera! Oggi alle 18 vado a presentarmi al mio circolo”.

 

In un successivo “Tweet” il ministro ha citato la battaglia di Dunkerque. L’ha fatto per sottolineare l’importanza di andare in soccorso del Partito:

“In questo momento la situazione è opposta. Ognuno deve prendere la sua barchetta e andare in soccorso del Pd. Disfatte se vissute con dignità e onore possono essere la premessa per una vittoria futura. #dunkerque”.

 

POLLASTRINI: NO CAPI SALVIFICI

Per la deputata Barbara Pollastrini vice presidente nazionale del Pd «Questa volta non bastano capi salvifici né primarie assolutrici. È il momento di riflettere nei circoli e ovunque. Di discutere e ascoltarci davvero. Di aprirci al civismo e alla sinistra fuori da noi. Di voler imparare da cultura, associazionie dalla vita vera, complicata e, per tante e tanti, dura».

La deputata dice di vedere già sfide molto ‘maschili’ «che appaiono più come una contesa tra ”leaderini” che una dialettica tra autorevolezze. Sono persone che stimo ma c’e’ bisogno di altro: pensiero, presenza, e l’immaginazione di percorsi e congressi diversi».

 

ZINGARETTI MODELLO ULIVO

Nell’intervista di oggi a Repubblica, Nicola Zingaretti ha sostenuto la linea del no all’accordo tra Pd e chiunque alto per la formzione del governo nazionale. Ed ha spiegato che il modello deve essere quello dell’Ulivo, auspicando un congresso “aperto e unitario“.

«La mia parola è rigenerazione: non solo del Pd, ma di tutta la sinistra. E senza accordi calati dall’alto, ma aprendo un grande confronto, vero e forte (…) Dobbiamo stare all’opposizione. Non siamo stati noi a deciderlo, ma gli elettori. Chi ha vinto provi a governare.

 

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