Candidato contro Zingaretti? Pirozzi dice Ni

Non ha detto no. Che in politica significa molto. Lascia la porta aperta Sergio Pirozzi, il sindaco di Amatrice che il centrodestra vorrebbe candidare a governatore del Lazio contrapponendolo all’uscente Nicola Zingaretti. (leggi qui l’indiscrezione)

Parla su Radio Cusano Campus. La domanda è diretta: sindaco, il centrodestra la vorrebbe candidato. La risposta è una porta che non viene chiusa: “Penso solo ad Amatrice“. Nel linguaggio della politica significa: sono qui, decidete e fatemi sapere. E’ il massimo che si poteva dire. Rispondere si avrebbe significato bruciarsi subito. Perché nessuno ha ancora chiesto ufficialmente al sindaco se intende mettersi a capo dello schieramento con Forza Italia, Fratelli d’Italia e Civiche. Perché quella candidatura è stata ipotizzata da Giorgia Meloni ad un tavolo con Giovanni Toti. All’appello manca ancora Matteo Salvini. Mancano le risposte ai sondaggi che testano la risposta ed il gradimento dell’elettorato. Dire si ora sarebbe da sciocchi. Dire no significa che non ci sono margini. E Pirozzi non ha risposto né l’uno né l’altro.

La risposta è stata «Ora penso solo ad Amatrice. Il mio campo d’azione da quasi sette mesi sono polvere e macerie, per cui non ho tempo e spazio per altre cose. La notizia straordinaria penso che sia il completamento delle iscrizioni della prima classe del liceo scientifico turistico e internazionale di Amatrice».

«Se qualcuno dice o pensa ad altro può far piacere. Io voglio solo fare il possibile per questa terra, in virtù anche delle tante vittime che ha avuto. Il 20 ci sarà la presentazione della classe, il 15 consegneremo le prime 25 case, perfette come volevo io, si sta andando avanti sulle altre aree e io devo pensare a questo, altrimenti sarei uno sciocco. Poi di quello che succede a Roma a me non interessa. Io sono sei mesi e mezzo che non più una vita, non ho più una famiglia, non ho più gli amici e non ho più un lavoro».

Sa che se volesse gli basterebbe alzare la voce per diventare un capopopolo, mettersi alla testa di un movimento di protesta. Soffiando sul fuoco della polemica e sulle macerie del terremoto. «I temi dei personalismi oggi non servono. Oggi c’è Amatrice. Se io facessi una manifestazione quanta gente verrebbe insieme a me? Diventerei uno che divide. E invece io penso a lavorare, perché sono una istituzione».

E’ esattamente questo a fare di lui il candidato ideale per il centrodestra. Ma è Sergio Pirozzi stesso a far notare al centrodestra i suoi limiti ed a metterlo in guardia: «Io sono fuori dai codici, dalle righe, non sono un politico in giacca e cravatta con la pomatina».

Non ha caso, durante il colloquio con Radio Cusano Campus ha svelato di avere telefonato a Matteo Renzi, per ringraziarlo.  «Io sono un cane sciolto, sono un uomo giusto, ieri ho chiamato Renzi per ringraziarlo per il liceo, perché lui assecondò la mia idea».

Poi mette il dito nella piaga della poltica di oggi: «I politici sono troppo codificati, non hanno la teoria del campo, non vivono le sensazioni delle persone. Sono venuti qui due giorni, ma poi sono scappati tutti. C’è una situazione di disagio in Italia, non solo in aree terremotate, questo Paese che o si rialza col fare, senza apparire, o non si rialza più».

Ecco Pirozzi, è proprio per questo che il centrodestra considera un Ni quelle dichiarazioni.

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