Polveriera Pd: Alfieri pensa alle dimissioni, Costanzo rallenta, Fardelli incendia

Il Partito Democratico è una polveriera pronta a prendere fuoco. Ma che a nessuno conviene incendiare: ci sono le elezioni Politiche dietro l’angolo, ci sono le Regionali in calendario a febbraio. E la campagna elettorale sta per partire.

Allora, meglio fare finta che nulla sia successo. Perché se si alzano le fiamme poi è impossibile sapere dove potranno arrivare. Chi e cosa potranno bruciare. Per questo, a Frosinone il dopo elezioni sarà lo stesso visto al termine delle comunali di Cassino e prima ancora a Sora e Ceccano. Una stretta di spalle, un altro po’ di polvere sotto al tappeto. E avanti così verso la prossima sconfitta.

 

I NUMERI DELLA TRAGEDIA
I numeri della Caporetto Democrat li traccia Corrado Trento su Ciociaria Oggi. Il più clamoroso di tutti: 17 dei 32 candidati messi in lista a Frosinone dal Pd non sono andati oltre le dieci preferenze. Le cifre confermano le indiscrezioni che Alessioporcu.it aveva rivelato nei mesi scorsi: si è arrivati ad un passo da non presentare la lista. Non solo: all’interno del Partito c’è stato chi ha dato il ‘rompete le righe’. E pure chi si è messo in licenza e chi si è congedato.

I numeri di Corrado Trento non lasciano scampo.

Il Partito Democratico ha preceduto la Lista Cristofari di undici preferenze: 2.414 contro 2.403. Ma l’arretramento politico del Pd continua inesorabile: il 9,30% è più basso anche rispetto al 2012, quando i consensi furono 2.882 (10,46%). In quella occasione, però, la frattura era appena avvenuta e in diversi sostennero Domenico Marzi. Se poi consideriamo il 2007, l’allora Ulivo nel capoluogo raggiunse 4.855 voti, pari al 16,1%. Un saldo negativo di 2.471 voti. Nel 2002 gli allora Democratici di Sinistra arrivarono a 4.130 voti, il 13,20%. E c’era anche La Margherita: 2.317 voti, il 7,40%.

 

L’ANALISI? SENZA FRETTA
L’analisi del voto? Il segretario provinciale Simone Costanzo si appresta lentamente ad organizzarla. Senza fretta. E’ atteso giovedì alla riunione che Matteo Renzi farà con tutti i segretari provinciali d’Italia. A chi gli ha domandato quando riunirà il Pd pare abbia risposto con prudenza. Dicendo: «Farlo ora significherebbe solo scatenare un litigio: le analisi si fanno a mente fredda».

La realtà dei fatti è un’altra. In passato, quando ci ha provato dopo altre sconfitte, un’intera ala dei Democrat non si è presentata all’analisi del voto. Ormai c’è un Pd nel Pd. Altro che le parole dette a Teleuniverso domenica notte dal senatore Francesco Scalia: «Il Partito Democratico è uno solo». A Frosinone sono almeno due. Forse anche tre o quattro.

Non solo a Frosinone. Ma soprattutto a Roma. Cioè lì dove Simone Costanzo all’epoca è andato. Cercando di risolvere la questione portandola ad un livello più alto.

La realtà è che il Partito Democratico non esiste. C’è un simbolo, un brand sul quale concentrare il consenso. Ma il Partito, quello che una volta erano i Partiti, non lo è più. E forse non lo è mai stato.

Tra i colonnelli del segretario provinciale c’è chi fa notare alcuni passaggi. Il primo: il circolo di Frosinone ha convocato le Primarie per scegliere il candidato, come mai nessuno si è presentato oltre a Fabrizio Cristofari? Chi aveva idee e strategie differenti da proporre perché non si è fatto avanti? Nel momento in cui il Circolo di Frosinone ha detto che non c’era gente disposta a mettersi in lista, come mai nessuno ha risposto al tentativo di tenere una riunione d’emergenza del Provinciale?

 

ALFIERI, IPOTESI DIMISSIONI
Il Partito Democratico rischia di perdere per strada altri pezzi. Persone vicine al presidente provinciale del Pd Domenico Alfieri assicurano che in questi giorni stia meditando le dimissioni. L’hanno convinto a non presentare la lettera facendogli notare che se lo facesse in questo momento storico sembrerebbe come se si fosse addossato lui l’intera responsabilità della Caporetto di Frosinone.

Ma Domenico Alfieri è molto amareggiato. Sa attraverso quali difficoltà sta passando Simone Costanzo. Ad un membro della segreteria ha detto «così è impossibile da tenere. E’ un Partito dove ognuno fa quello che gli pare. La linea politica ormai non esiste più: perché viene rispettata solo se fa comodo. Tanto, nessuno viene mandato via. E se qualcuno se ne va da solo, le porte sono sempre aperte»

 

L’ACCENDINO DI FARDELLI
In una polveriera pronta ad esplodere, le parole di Marino Fardelli rischiano d’avere l’effetto di una torcia accesa vicino ai barili di trinitrotoluene. Più noto come tritolo. Spesso abbreviato in TNT.

Nessuno convoca la Direzione per fare l’analisi del voto? Fardelli la fa in pubblico su Facebook. «Il risultato della provincia di Frosinone è senza attenuanti per il Pd. È evidente che il centrosinistra non ha corso unito, che ha commesso errori non recuperabili nonostante i candidati sindaci abbiano lottato con coraggio e convinzione fino all’ultimo. Ma è evidente che non sono stati supportati da un partito che, troppo concentrato su se stesso, ha perso di vista gli obiettivi».

Il re è nudo. Fardelli lo dice. «La dimensione politica del centrosinistra si appiattisce sulle questioni tutte interne. Troppo flebile la distensione e troppo forte ancora l’eco dei risultati di Cassino e Sora dello scorso anno che, a quanto pare, non hanno fatto scuola».

Il crollo di Frosinone rischia di far franare Nicola Zingaretti alle prossime regionali. Perché si ritroverebbe senza una solida base d’appoggio in una provincia strategica. Perché Il Pd è riuscito a rendere invisibili tutte le innovazioni introdotte nel Lazio in questi quattro anni e mezzo dal Governatore. «E’ evidente che nei territori non sono arrivati tutti quei cambiamenti messi in atto dalla Regione. Sanità, trasporti, lotta agli sprechi, non sono stati premiati dai cittadini. E’ mancata l’efficacia del messaggio».

Fardelli chiede di avviare «una fase si di confronto e di autocritica, ma che sia la più breve possibile. Perché il tempo di guardare sempre e solo all’interno del partito è una fase da superare.
La realtà vera, è fuori dalle sedi, fuori dalle stanze dei partiti. Non possiamo più rischiare di avvilupparci su questioni che non interessano i cittadini, che mettono in difficoltà i sindaci, che allontanano il partito dai territori
».

 

FONTANA INCENDIARIO
Le parole di Marino Fardelli fanno avverare la profezia fatta ai più intimi da Simone Costanzo: «Se si apre adesso la discussione si innesca solo un colossale incendio e non si sa come va a finire». E infatti, Salvatore Fontana, membro dell’assemblea nazionale, risponde subito: “Caro Marino Fardelli quanto hai ragione! Ma forse era il caso di ragionare prima di questo disastro, ovvero quando noi ti abbiamo invitato ad abbandonare quelle logiche dei Franceschi».

Getta altre scintille vicino ai barili di tnt. Lo fa intoducendo il tema di Piedimonte San Germano, dove uno dei pilastri del Pd, Ettore Urbano, è stato battuto dal candidato sindaco di Mario Abbruzzese. «Ti ricordo in particolare il metodo usato per scegliere il candidato sindaco a Piedimonte San Germano, ce lo avete annunciato nel mio ufficio tu, Nazzareno Pilozzi, Francesco Scalia, Domenico Alfieri. Erano presenti Ernesto Polselli e Lucio Delicato. Io vi avevo avvertito delle difficoltà, non per il candidato ci mancherebbe. Ma voi non ci avevate considerato. Allora ti prego, fai un esame di coscienza e verifica gli errori fatti».

 

LO SBARRAMENTO DI DANIELA
Fuoco di sbarramento arriva da Daniela Bianchi, uscita dal Partito e ora nell’area di Pisapia. Alla sua ala guarda il Pd, Perché Renzi ha chiara in mente una cosa: non ha speranza di vincere nessuna elezione se non recupera i fuoriusciti, quelli che faticosamente Pisapia sta tentando di riaggregare.

«Caro Marino, giù le mani da Nicola Zingaretti! Il messaggio non passa? I territori soffrono la crisi? Se il messaggio non passa non è per assenza di politiche regionali, ma per assenza dei consiglieri del Pd (che pensano solo al loro microcosmo e non a come favorire l’impatto di quelle politiche pubbliche sul territorio e a come accompagnare i processi di trasformazione, mi rendo conto che è complicato ma giuro che si può fare!!!) La politica non è un brand, ma organizzazione del pensiero, esercizio del ruolo e capacità di leggere ascoltar e interpretare il circostante ».

Insomma, se il messaggio non passa, la colpa non è delle politiche regionali ma dei suoi Consiglieri. Compreso Fardelli.

Esattamente come profetizzava Simone Costanzo. La polveriera è pronta per esplodere.

§
error: Attenzione: Contenuto protetto da copyright