Qualcuno dica a Renzi che i tempi del 40% (con il Pd) sono finiti per sempre

Il leader di Italia Viva dà lezioni a Nicola Zingaretti e al Movimento Cinque Stelle, ma non dice dove intende collocarsi il suo partito, che nei sondaggi arranca di brutto e oggi dovrebbe preoccuparsi di superare l’eventuale soglia di sbarramento.

Se c’è una caratteristica che Matteo Renzi non perde mai è l’ottimismo. A pochi mesi dalla nascita, Italia Viva non sfonda nei sondaggi e se si andasse a votare oggi con una soglia di sbarramento dovrebbe preoccuparsi di superarla. Ma il Partito di Renzi è decisivo per questa maggioranza: senza i numeri di Italia Viva vanno tutti a casa.

Matteo Renzi © Imagoeconomica / Marco Cremonesi

In un’intervista al Corriere della Sera in edicola oggi, a Renzi viene fatta questa domanda: Nicola Zingaretti ha annunciato che darà vita a un Partito nuovo: vi metterà in difficoltà? E lui risponde così: «Sono l’ultimo a poter parlare del dibattito del Pd. Ma ho rispetto per Zingaretti e i suoi: se pensano che la soluzione sia davvero aprire alle sardine, alla società civile recuperando un rapporto con la Cgil o assorbendo Leu, noi di Italia viva non saremo in difficoltà. Anzi, ci si apre un’autostrada. Spostandosi sulla piattaforma di Corbyn o di Sanders si perde. Noi siamo un’altra cosa: radicalmente riformisti. In bocca al lupo a ciò che verrà dopo il Pd. Italia viva sarà una casa accogliente per tutti i riformisti».

Il giornalista lo incalza: Siete nati anche per aggregare i moderati del centrodestra, ma Mara Carfagna non vi segue. E Renzi dice: «Siamo nati da tre mesi. Faremo la prima assemblea nazionale a febbraio. La nostra è una maratona, non sono i 100 metri: Italia viva sorprenderà anche i pessimisti. Anche perché nel merito la cronaca politica ci sta dando ragione su tutto. A cominciare dal Jobs Act».

Infine: cosa pensa del dibattito dentro i Cinque Stelle? Renzi spiega: «Il Movimento che abbiamo conosciuto non esiste più. È evaporato. Non è un auspicio: è un fatto. I loro leader devono decidere quando e come prenderne atto. Troveranno un modo per sostenere il governo e proseguire la legislatura, ma i Cinque Stelle della piattaforma Rousseau già non esistono più. In Parlamento è un’emorragia quotidiana. Non mi interessa il finale della loro storia: il populista vince le elezioni ma perde la sfida del governo. Perché se costruisci la carriera partendo dai Vaffa contro il potere, quando diventi il potere il gioco ti si ritorce contro. Lascio i grillini ai loro dibattiti, noi parliamo di crescita e politica estera».

Matteo Renzi

Analisi interessanti, indipendentemente se si condividono oppure no. Ma restano alcuni fatti. Italia Viva nei sondaggi non vola, non è riuscita a sfondare al centro, tanti “renziani di razza” (Lotti, Guerini, Marcucci) sono rimasti nel Partito Democratico. Ma soprattutto una domanda: con chi intende allearsi Renzi alle prossime elezioni? Perché, qualunque sarà il sistema elettorale, gli schieramenti sono già definiti in realtà. Da una parte ci sarà il centrodestra: la Lega di Matteo Salvini, i Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni, Forza Italia di Silvio Berlusconi. Dall’altra il Pd di Nicola Zingaretti, le Sardine, Leu e altre forze di centrosinistra. Forse perfino Emma Bonino.

Poi c’è una zona indefinita di centro, dove gravitano Matteo Renzi, Carlo Calenda, Mara Carfagna, forse Giovanni Toti. Si tratta di esperienze politiche non sommabili. Quindi quali sono le prospettive e le strategie?

Forse Matteo Renzi deve prendere atto che il 2014 (i tempi del 40% alle europee, ma con il Pd) sono finiti per sempre.

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