Quella fetta di ciociari disperati che deciderà le elezioni

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In tutto il mondo il ceto medio disperato è quello che sta determinando i flussi elettorali più significativi. Perché è in cerca di una rappresentanza che non trova più.

Negli Usa l’avanzata di Donald Trump dipende da questo. In Francia la santa alleanza contro Marine Le Pen non sminuisce il valore dell’affermazione politica del Front National. L’avanzata della Destra nei land tedeschi e in Austria c’è. I rischi dell’uscita della Gran Bretagna dall’Europa sono concreti. Le classi dirigenti reagiscono all’unisono: accordi tra laburisti e conservatori, tra sinistra e destra, per fermare l’avanzata di movimenti comunque popolari. I sistemi elettorali finora hanno garantito la tenuta di un certo quadro, ma il deficit di proposta politica è evidente e alla fine determinerà dei cambiamenti notevoli.

Le elezioni amministrative italiane hanno detto che il Pd di Renzi è la nuova Democrazia Cristiana (ma perde voti) e che il Movimento Cinque Stelle prova la spallata a Roma. Ma in questo panorama manca un centrodestra vero (anche se l’esempio di Milano potrebbe essere trasportato su scala nazionale). Ma manca soprattutto una forza rappresentativa della Sinistra.

In provincia di Frosinone, però, il quadro è diverso. Volendo sintetizzare con un affresco quanto accaduto bisognerebbe mettere in primo piano Francesco Scalia e Mario Abbruzzese. Con un titolo del genere: i figli della Balena Bianca.

Il senatore Francesco Scalia (Pd) adesso ha una squadra niente male: Antonio Pompeo va in avanscoperta alla Provincia, Nazzareno Pilozzi e Domenico Alfieri stanno entrando in tutti i Comuni e parlano alla sinistra del Partito. Se a Cassino e Sora vengono confermati Giuseppe Golini Petrarcone ed Ernesto Tersigni, allora Scalia e Pilozzi andranno da Luca Lotti, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, per dire che la coalizione di governo vince in Ciociaria (Tersigni sta con Area Popolare di Alfredo Pallone).

Ad Alatri la conferma di Giuseppe Morini è strategica per l’assessore regionale Mauro Buschini. Se però i ballottaggi dovessero andare in modo diverso, Mario Abbruzzese verrà intitolato “imperatore”. Carlo Maria D’Alessandro a Cassino è stata una sua scelta, mentre ad Alatri la vittoria di Enrico Pavia darebbe un colpo durissimo all’asse Buschini – De Angelis. Per il consigliere regionale la ciliegina sulla torta sarebbe il successo di Roberto De Donatis a Sora.

Abbruzzese da anni sogna di dare una lezione politica ad Alfredo Pallone ed Ernesto Tersigni. Abbruzzese sta tirando le somme: Antonello Iannarilli fuori dal ballottaggio di Alatri indebolisce l’area degli oppositori interni, il coordinatore regionale Claudio Fazzone, dopo il disastro elettorale in provincia di Latina, non può nemmeno pensare di nominare un commissario.

Resta Nicola Ottaviani, che però si ricandiderà a sindaco di Frosinone.

Gli alleati sono praticamente inesistenti: Noi con Salvini non ha alcun tipo di radicamento, mentre Fratelli d’Italia è rimasta in secondo piano. Però, se poi Forza Italia perde i tre ballottaggi, allora Abbruzzese dovrà rivedere le strategie.

Per fortuna di Scalia e Abbruzzese, però, in provincia di Frosinone il Movimento Cinque Stelle non rappresenta un’alternativa a livello di elezioni locali. Scalia e Abbruzzese hanno portato gli oppositori interni sul loro terreno, quello di candidature non necessariamente unitarie, di simboli che possono non starci, di intese trasversali. Nel terreno caro alla Democrazia Cristiana.

Ma ci sono ancora i ballottaggi di mezzo. Il ceto medio disperato è una variabile incontrollabile.

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