Sacco e la linea dei sindaci green per la Regione

Da candidato ideale di centrodestra e centrosinistra per la Provincia alla sfida per la Regione Lazio. Scommettendo sui quasi 4mila voti presi un anno fa nel suo Comune. "Per portare a Roma gli abusi che abbiamo subito ed impedire che si ripetano a carico di chiunque”

Gli basterebbe rifarlo. Ripetere l’incredibile exploit messo a segno poco più di un anno fa. Quando l’Italia ancora una volta si girò verso quel piccolo puntino sulla carta geografica con scritto Roccasecca. Per vedere quel sindaco appena rieletto con l’89,19% dei voti. Una ventina di voti sotto le 4mila preferenze. Tanto per fare un paragone: nel Movimento 5 Stelle c’è gente che si è ritrovata candidata grazie a 27 voti. All’avvocato Giuseppe Sacco basterebbe ripetere quell’exploit per mettere la caparra sulla sua elezione in Regione Lazio.

Ci prova ora dopo avere accarezzato l’idea di andare a fare il presidente della Provincia. Ed anche lì ci si preparava ad un altra impresa incredibile. Perché centrodestra e centrosinistra avevano raggiunto un’intesa sul suo nome, intessuta dal fine diplomatico Dem Marco Delle Cese. A mandarla all’aria (e con lei la candidatura e l’elezione) è stato il niet del sindaco di Cassino Enzo Salera che ha preferito l’accordo con i Fratelli d’Italia. Poi battuto alle urne.

Sindaco Sacco, è una rivincita?
Giuseppe Sacco

No, non credo. La rivincita è la seconda prova che viene concessa allo sconfitto. Qui c’è nulla per il quale cercare una seconda prova: non c’è stata una sconfitta. Alle elezioni Provinciali ho rinunciato appena ho capito che la mia candidatura sarebbe stata l’occasione per uno scontro politico all’interno del Partito Democratico. Che non è il mio Partito. Ho diversi amici sindaci che vi sono iscritti, li stimo e li apprezzo. Ma se c’era bisogno di una conta non ero io la persona.

E lei che persona era?

Avevo dato invece la mia disponibilità a candidarmi ed a raccogliere le sensibilità che venivano da destra e da sinistra per cambiare le cose. Imprimere un netto cambiamento nella gestione dell’ente Provincia. Mi sarei candidato solo con quell’obiettivo. Ma per un cambiamento radicale occorre anche una base molto ampia e solida. Nel momento in cui mi sono reso conto che questo cambiamento lo voleva solo una parte ho ritirato la mia disponibilità?

È rimasto deluso?

Sul piano politico, no. So bene che la politica ha le sue regole e spesso sono regole ciniche. Sul piano umano, nemmeno. Perché è legittimo opporsi ad un progetto che non si condivide. Anche se era un progetto che mi riguardava. Mi sarei aspettato però modi diversi di dire no. Mi sarei aspettato quanto meno una telefonata da colleghi sindaci che fino alla settimana prima chiedevano il mio sostegno su tante iniziative. E che all’improvviso hanno dimenticato il mio numero. Se qualcuno mi avesse chiamato dicendo ‘Io non condivido’ lo avrei compreso. Il sabotaggio, i colpi alle spalle, quelli no. Non li comprendo.

Era civico. Ora si candida alla Regione Lazio con Forza Italia.
Giuseppe Sacco con Francesco Rocca e Rossella Chiusaroli

Vengo da una matrice e da una cultura di centrodestra. Un centrodestra moderato e di governo. Che è poi la sensibilità di larghissima parte del nostro territorio. Il civismo spesso è una forma di rispetto verso quegli elettori che alle Comunali giustamente non vogliono una contrapposizione politica ma la concretezza dei progetti. E quelli non hanno politica. Le elezioni regionali sono una cosa diversa: si porta avanti una visione delle cose, così ampia che deve essere dibattuta e sviluppata all’interno di un contesto. Che è un Partito. Ed il Partito nel quale riconosco ora i miei valori è Forza Italia.

Punta alla Regione per andare a Roma e dire cosa?

Innanzitutto che non si possono fare scelte come quella che per vent’anni ha collocato a Roccasecca una discarica provinciale. E non perché fosse una scelta sbagliata in quanto collocata ‘nel mio giardino’. Ma perché non ha tenuto conto di tanti elementi che ne impedivano la localizzazione proprio lì. Non possono esserci territorio con meno diritti e meno tutele di altri.

Nonostante quell’esperienza non è un talebano dell’ambiente.

Al contrario. Io e la mia città non abbiamo detto no alla discarica in quanto tale. Ma ci siamo opposti perché lì non ci poteva stare. Se le leggi hanno un senso, vanno rispettate. Se ci fosse potuta stare, se non ci fosse stata la confluenza tra due corsi d’acqua, se non ci fossero stati vincoli idrogeologici, se tante altre cose, il nostro approccio sarebbe stato differente.

Teme che possano tornare alla carica dopo le Regionali?
Giuseppe sacco nella Green valley

Se lo faranno siamo pronti a fare tutto quello che è previsto e consentito dalla legge per opporci.

Oggi tutti si scoprono ambientalisti: si sente in buona compagnia?

Ricordo a me stesso che per tanti anni Roccasecca si è trovata da sola a combattere la sua battaglia. Che non era per se stessa. Ma per tutti. Perché non si può calpestare un diritto, come è stato fatto con noi. Sulla buona compagnia… Oggi è facile. A parole. Quando è stato il momento di compiere i fatti io ci ho messo la faccia. Io ed i miei concittadini.

È uno dei papà della Green valley

Con Marco Delle Cese che all’epoca guidava il consorzio industriale Cosilam sviluppammo questa intuizione: piantare canapa industriale che ha la caratteristica di assorbire dai terreni i metalli inquinanti. Poi quelle piante possono essere utilizzate per produrre plastiche green, asfalti green, alimentare biodigestori verdi. Le discariche come si intendevano una volta ormai hanno i giorni contati. Perché non c’è abbastanza materia prima per tutti. E tutto deve essere riciclato. Se ricicliamo bene, in discarica ci finisce il novanta per cento in meno di quanto ci finiva una volta. Sta a noi però imboccare quella strada. Ed è per questo che chiedo di andare in Regione.

Ha ripreso il fortunato slogan cje ha usato per le Comunali: ‘IoStoConPeppe‘: scaramantico?

Non più degli altri. Ma quel claim, Io Sto Con Peppe è un programma politico: è stare vicino alla gente, abbattendo le distanze che ci sono spesso con il politico. Io sono Peppe. Sono rimasto Peppe quando sono diventato sindaco. E voglio restare Peppe anche se andrò in Regione.

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