Scalia ci ricasca, «Il suo emendamento farà pagare di più la corrente»

Il senatore Francesco Scalia finisce di nuovo nel mirino delle associazioni dei consumatori. Lo accusano di fare lobbing, appartenere ad un gruppo con il quale i grandi poteri economici ed industriali riescono ad ottenere i provvedimenti che gli interessano, scritti nel modo migliore per loro. Era già accaduto con il voto e le posizioni sostenute dal senatore in materia di assicurazioni (leggi qui il precedente). Ora la storia si ripete con il dibattito ed il voto sul riassetto del sistema elettrico.

Tutto nasce con l’esame dell’Atto Senato 2085 “Legge annuale per il mercato e la concorrenza”: il legislatore si avvia a modificare in commissione X (attualmente in fase di votazione degli emendamenti) il testo ricevuto dalla Camera.

Tra le disposizioni vi è l’abrogazione dal 1° gennaio 2018 del ‘servizio di maggior tutela del mercato elettrico‘: pochi sanno cosa sia ma riguarda 20 milioni di clienti domestici (famiglie, anziani, pensionati) e 4 milioni di Piccole e Medie Imprese (circa il 20 % dei consumi di energia elettrica). E’ tutta gente che al momento non ha ancora scelto un fornitore nel libero mercato. Cioè? I clienti possono scegliere se farsi erogare la corrente elettrica nel servizio in tutela (Enel) o nel libero mercato (uno degli altri gestori nati negli ultimi anni). Il servizio di tutela è fornito dall’Acquirente Unico (Enel) che acquista in forma aggregata per i clienti l’energia elettrica a prezzi di mercato. Poi il servizio è erogato al cliente finale (la famiglia, il negozio, l’officina, la piccola ditta…) dall’impresa distributrice competente sul territorio (per l’85% affidata ad ENEL) tramite una società di vendita.

E’ stato effettuato un monitoraggio dall’Auorità per l’Energia Elettrica Gas e Sistema Idrico. Si è scoperto così che il prezzo dell’energia elettrica per i clienti del mercato tutelato è del 15-20% più basso rispetto a quello del libero. E allora? C’è un dettaglio che bisogna conoscere: dal 1° gennaio 2018 i clienti in tutela si troveranno di fronte ad un bivio:
a) di scegliere individuando un fornitore sul mercato libero;
b) di non scegliere.

Tutto qui? Per niente proprio. Si troveranno a quel bivio perché sta per scattare l’abrogazione della distribuzione e vendita della corrente elettrica così come la conosciamo oggi. A quel punto: o ti scegli uno che ti vende la corrente oppure non puoi restare come stai oggi perchè non ci sarà più mamma Enel a darti la corrente.

E quelli che non scelgono un fornitore? Qui sta la sorpresa: si troveranno – senza saperlo – a trasmigrare nel “servizio di salvaguardia” in seguito all’emendamento 27.8 scritto dal nostro Francesco Scalia approvato in X commissione.

Alle spalle di quel codicillo si muove un affare miliardario. Perché tutti gli analisti prevedono che la maggioranza dei consumatori non sceglierà un fornitore. E quindi finirà nel servizio di salvaguardia. E’ esattamente quello che è avvenuto negli altri paesi europei.

L’emendamento 30.100 dei Relatori al comma 3 demanda ad un decreto del Ministero dello Sviluppo Economico la ‘definizione di misure necessarie per determinare la cessazione del mercato tutelato’. Ma si dimentica – in Italia accade – di indicare un percorso di uscita ragionato. E questo determina due conseguenze verso i clienti: la prima incide sulla bolletta; la seconda sui diritti del cliente. Per essere più chiari: in merito alla bolletta, qualsiasi scelta faccia il cliente, che opti per a o b, si ritroverà sulle spalle l’aumento del costo della componente energia della bolletta elettrica (in genere quella voce pesa per circa il 40% del costo totale della bolletta). Nel caso scegliesse un fornitore sul libero mercato il cliente si vedrà aumentare la tariffa di almeno il 15-20% (riscontrato dal monitoraggio dell’AEEGSI). Nel caso non si attivi per cercare un nuovo fornitore, il cliente si troverà a pagare un prezzo dell’energia fornito nel servizio di salvaguardia che sarà ancor più oneroso rispetto alle offerte del libero mercato.

Le associazioni dei consumatori (Codici in prima linea su tutte) calcola che in questa “trappola” finiranno soprattutto le famiglie più vulnerabili, quelle con pochi strumenti per autotutelarsi verso gli operatori. Come accaduto negli altri Paesi, infatti, questi ultimi tenderanno a massimizzare i propri guadagni a discapito dei clienti meno attivi.

Come se non bastasse, si corre il rischio di innescare una spirale al rialzo: infatti il prezzo del servizio di salvaguardia diventerà il riferimento su cui si allineeranno gli operatori di mercato, così generando aumenti ulteriori sul libero.

Con il testo approvato dal Senato, dunque, i clienti che non sceglieranno un fornitore sul libero mercato saranno fortemente penalizzati. Questa salvaguardia estesa artificialmente, dal 1° gennaio 2018, a tutti coloro che non hanno scelto il fornitore coinvolgerà milioni di consumatori. In sostanza, finché il consumatore non si accorgerà della batosta, gli operatori incasseranno. Quando e se capirà cosa sta succedendo (tra canone RAI in bolletta ed eliminazione della progressività della tariffa, che l’Autorità sta portando avanti), si dovrà precipitare sul mercato libero, sperando di compiere la scelta giusta.

L’emendamento Scalia, dunque, sostituisce il “servizio universale” con il “servizio di salvaguardia” attraverso procedure e condizioni che incentivano il passaggio al mercato libero. Per incentivare il passaggio del cliente che non ha scelto verso il mercato libero, il costo del “servizio di salvaguardia”, le cui regole verranno definite con dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas, dovrà essere superiore al costo di fornitura del mercato libero. Altrimenti quale sarebbe l’incentivo a scegliere? Ma c’è di più. Oltre al prezzo elevato, diversamente da quanto la direttiva europea dispone, nella salvaguardia si corre il rischio di non garantire più la condizione di “diritto alla fornitura di energia elettrica” stabilita nel servizio universale.

In X commissione è in discussione una proposta di modifica con un emendamento presentato a firma del presidente Mucchetti (PD) e un emendamento presentato da Girotto (M5S) già respinto. Gli emendamenti vogliono garantire al cliente, oggi in Maggior tutela, non un passaggio al peggiorativo servizio di salvaguardia ma al mercato libero con l’applicazione di un prezzo individuato tramite aste a ribasso. Un meccanismo che le associazioni degli utenti considerano il male minore visto che la convenienza rimane palese nel tutelato, dovrebbe almeno ridurre l’aumento del costo dell’approvvigionamento di energia elettrica per i clienti, in modo che i clienti possano pagare un costo simile a quello del servizio di tutela.

In questo modo, sarebbe inoltre garantito il diritto al servizio universale ai sensi della direttiva comunitaria, vale a dire il “diritto alla fornitura di energia elettrica di una qualifica specifica a prezzi ragionevoli, facilmente e chiaramente comparabili, trasparenti e non discriminatori” per quei clienti che si trovano senza fornitore per cause imputabili al fornitore stesso (fallimento).

Da non dimenticare che in bolletta pagheremo anche il canone Rai, anche se non abbiamo ancora capito come.

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