Se lo scisma nella Chiesa sta per arrivare… ma da sinistra

Foto © Gristian Gennari / Imagoeconomica

Le manovre nella chiesa per tentare di condizionare il Papa. La posizione dei vescovi tedeschi. La frenata disposta a piazza San Pietro. A spingere non ci sono solo i tradizionalisti ma anche i progressisti

Ascanio Anicio
Ascanio Anicio

Notista, Vaticanista, Ombra silente nella nobiltà nera di Roma

La fotografia da scattare non è semplice: in Vaticano sta succedendo parecchio. Ci sono dei momenti, nella storia dell’uomo e delle istituzioni, pure in quelle ecclesiastiche, dove gli avvenimenti non danno fiato. Non concedono distrazioni. Sembrava che il Sinodo panamazzonico potesse essere il grande spartiacque, quello capace di tagliare i ponti con i rigidismi. (leggi qui tutto su Amazzonia: Nuovi Cammini per la Chiesa e per una Ecologia Integrale). Ma poi sono spuntati i vescovi tedeschi, che di Sinodo vogliono farne un altro ma tutto loro.

Papa Francesco

Per scattare una foto dai contorni nitidi bisogna dare questa informazione per prima. Perché, guardando al calendario, si scopre come l’episcopato tedesco si riunisca in modo preliminare rispetto a quello universale, quello che papa Francesco ha convocato per il prossimo 6 ottobre. Quello che deve gridare il suo “” alla tutela dell’ambiente. Perché l’uomo non ha altra scelta.

Solo che stavolta la storia tedesca è grossa. Loro lo fanno spesso: partono come una Mercedes sul circuito di Nurburgring in Formula Uno. E chi li ferma più.  Basta andarsi a leggere quello che hanno eccepito da piazza San Pietro imponendo al bolide tedesco di frenare (leggi qui Il Vaticano frena le decisioni del Sinodo della Chiesa tedesca): “…Facile vedere che questi temi non riguardano la Chiesa in Germania ma la Chiesa universale e – con poche eccezioni – non possono essere oggetto di deliberazioni o decisioni di una Chiesa particolare senza contravvenire quel che è espresso dal Santo Padre nella sua lettera“.

Il cardinale tedesco Reinhard Marx con Papa Francesco

Il che, tradotto, significa che i teutonici non possono schierare la formazione, senza prima aver sentito l’allenatore. O, se vogliamo restare in ambito motoristico: non possono iniziare a girare per fare la pole position se il team manager non ha detto di scendere in pista. Per metterla in termini ecclesiastici: in Germania non possono pensare di sedersi a tavolino per comprendere se i preti debbano ancora essere celibi o no – di questo soprattutto si parla – , senza considerare le linee in materia di Jorge Mario Bergoglio che, per chi non se ne fosse accorto, rimane il Papa della Chiesa cattolica. E la massima autorità anche in materia dottrinale.

Le mire dei teutonici sono note: sono anni che il cardinale Reinhard Marx, progressista, va ripetendo che non bisogna avere paura di aprire ai laici, in poche parole. Solo che la direzione delle curve, sempre che di curve si tratti, bisogna che la scelga Roma, pur se in forma collegiale. Con il benestare pontificio, chiaro, ma è pur sempre Roma a dare le carte.

Il cardinale Reinhard Marx

La notizia ha dell’inaspettato: sono anni che si va raccontando una storiella, specie da parte conservatrice, che più o meno fa così: siccome i vescovi tedeschi e Jorge Mario Bergoglio vanno d’amore e d’accordo, allora, scavando a fondo, anche il Santo Padre vorrà dare seguito al piano di riforma. E poi ce n’è un’altra che più o meno fa in quest’altra maniera: siccome la Chiesa cattolica tedesca, di cui Joseph Ratzinger ha provato a ridimensionare le velleità progressiste, è appiattita sul Papa, allora Marx riuscirà nel suo intento.

Reinhard Marx non è imparentato con l’autore del Capitale, ma è il capo dei presuli di Germania e conta, oh se conta! Ma quello che sta succedendo mette un po’ in dubbio gli schemi precostituiti.

Mettiamo in ordine le informazioni che abbiamo, che poi sono due: i tedeschi stanno per riunirsi e per prendere – dicono loro – provvedimenti “vincolanti”. Monsignor Filippo Iannone, – già vescovo della diocesi di Sora Aquino Pontecorvo in provincia di Frosinone e oggi presidente del Pontificio consiglio per i testi legislativi – ha precisato: quello tedesco non è un Sinodo, è un Concilio semmai. E comunque non ci si può basare su un criterio maggioritario. (ne prendiamo atto basandoci su quello che si legge nell’agenzia citata poc’anzi).

Il vescovo Filippo Iannone con Papa Francesco

Arrivati a questo punto possiamo trarre una prima conclusione: “scisma” è una parola inascoltabile per un cattolico che si possa definire tale. Solo che se ne inizia a parlare un po’ troppo per rappresentare solo un fantasma dei tempi antichi. Quello di Charles Dickens è un Canto di Natale. Questo dei tedeschi sarà solo un inno all’autodeterminazione?

Ma andiamo pure a vedere cosa succede in casa dei cugini “tradizionalisti”. 
Non ci saranno. Non parteciperanno alla preghiera per dire che le cose non vanno. In largo San Giovanni XXIII, il 5 ottobre prossimo, nel corso della “Preghiera per la Chiesa”, non spunteranno gli alti ecclesiastici che hanno criticato Jorge Mario Bergoglio in questo quinquennio. La piazza sarà popolata da laici e da qualche sacerdote.

I cardinali conservatori stanno producendo testi a profusione: il trait d’union è che l’Instrumentum Laboris sul Sinodo per l’Amazzonia, così com’è stato pensato, non va. Dissentire si può – è lecito – presenziare a un’iniziativa a pochi metri dal Vaticano sarebbe stato troppo. Sono pur sempre principi della Chiesa. E tutti sarebbero passati per facenti parte della “fronda dei cardinali”. E non prenderanno parte neppure all’iniziativa mattutina, la prima delle due convegnistiche, quella organizzata da alcuni accademici pure per sollevare le presunte infondatezze della base ecologista su cui il Sinodo si poggerebbe. Ma arriveranno poi, per gli “indirizzi di saluto” (Come viene annunciato qui).

Il cardinale Raymond Leo Burke

Saranno, insomma, nel terzo evento: quello del 5 ottobre, quello per assecondare un’altra battaglia: i cattolici devono essere posti nella condizione di poter prendere l’eucaristia in ginocchio. Quindi servono gli inginocchiatoi.

Ma cosa vuol dire “indirizzi di saluto“? Significa esserci, senza aderire da un punto di vista formale. Significa presenziare, ma non far parte organicamente dell’elenco di chi organizza.

Quasi ci dimenticavamo di specificare di chi sta stavamo parlando: pare di poter dire che, alla terza manifestazione di quella data, quella delle 18 al Santo Spirito in Sassia, gli astanti potranno almeno ricevere gli indirizzi del cardinal Raymond Leo Burke, che qualche mese fa ha preso davvero parecchia distanza da Steve Bannon, e del vescovo Athanasius Schneider. Ma loro, con la preghiera di qualche ora prima, ufficialmente nulla c’entrano.