Antonio Tajani candidato alla guida del Parlamento Ue

Il parlamentare europeo Antonio Tajani (Forza Italia), attuale vicepresidente dell’Europarlamento, ha presentato al Ppe la sua candidatura per la presidenza del Parlamento europeo. Il candidato ufficiale del Ppe sarà scelto la prossima settimana tra i diversi esponenti popolari scesi in pista.

Nei giorni scorsi, per il Pse si è candidato anche Gianni Pittella, proprio oggi confermato capodelegazione S&D.

A spianare la strada alle candidature è stato l’annuncio fatto oggi dal presidente uscente dell’Europarlamento, Martin Schulz. Ha annunciato l’intenzione di non ricandidarsi per la terza volta alla guida dell’Assemblea di Strasburgo.

Antonio Tajani è molto conosciuto dall’assemblea di Bruxelles e Strasburgo. Infatti è stato presidente della delegazione italiana del Ppe. Ha ricoperto anche incarichi di governo: nel passato è stato commissario europeo all’Industria. Al momento, l’europarlamentare originario di Ferentino è vicepresidente vicario del Parlamento europeo. In altre parole: è il primo fra i 14 vicepresidenti. A lui sono state assegnate le competenze per la Sicurezza e per la Procedura di Conciliazione nell’iter co-legislativo con il Consiglio Ue.

La vice presidenza vicaria è un segnale importante. Infatti Tajani è il vice presidente che ha preso più voti: ben 452. Sono una marea di consensi, addirittura molti più dei 409 presi da Schulz come presidente.

Negli ambienti Ue Tajani viene considerato uno dei candidati più qualificati.

Chi sono i potenziali concorrenti. Nel Ppe gli altri nomi da osservare sono quelli di Alain Lamassoure (Francia), molto rispettato ed espertissimo di questioni di bilancio, oggi presidente della commissione speciale sui “tax ruling”.

C’è poi Mairead McGuiness (Irlanda) attuale vicepresidente dell’Assemblea con competenza per la politica di informazione e comunicazione

Molto quotato anche l’attuale capogruppo del Ppe, Manfred Weber (Germania). Altri nomi che circolano: Othmar Karas (Austria) presidente della delegazione dell’Europarlamento per i rapporti con la Russia. Gunnar Hökmark (Svezia), Alojz Peterle (Slovenia) già primo ministro e autore della dichiarazione d’indipendenza di Lubliana nel 1991.

Il Ppe, gruppo politico di maggioranza relativa, si aspetta di avere la presidenza dell’Europarlamento. Innanzitutto per aver “saltato un giro” a causa dell’accordo di coalizione con i Socialisti e Demcratici (e con i Liberaldemocratici) a sostegno della Commissione di Jean-Claude Juncker.

L’accordo di coalizione ha portato alla riconferma di Schulz per il secondo mandato, due anni e mezzo fa, invece di sostituirlo con un Popolare, come prevedeva l’intesa fra i due gruppi maggiori.

Il Ppe, inoltre, respinge le critiche dei Socialisti (e di altri gruppi) che paventano la conquista da parte del Ppe di tutti i vertici delle istituzioni europee. E vorrebbero mettere in gioco – in caso di elezione di un popolare alla presidenza dell’Europarlmento – la riconferma per altri due anni e mezzo, nel 2017, del popolare Donald Tusk alla presidenza del Consiglio europeo.

I Popolari sostengono che la presidenza dell’Europarlamento non dovrebbe entrare nel gioco della distribuzione fra i maggiori partiti delle cariche apicali dell’Ue. Questo gioco, affermano, dovrebbe limitarsi a tre nomine decise in base all’accordo fra i governi. Le presidenze del Consiglio europeo (Tusk, popolare) e della Commissione europea (Juncker, popolare), e l’Alto Rappresentante per la Politica estera e di sicurezza comune (Federica Mogherini, socialista). Il presidente del Parlamento europeo non c’entra, perché è eletto dagli eurodeputati autonomamente dai governi, e secondo l’accordo fra i due gruppi maggiori che normalmente prevede (finora con poche eccezioni) mezza legislatura ai Socialisti e mezza ai Popolari.

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