Tempo Reale * Direzione Provinciale Pd – Zuffa tra i gruppi

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E’ in corso la direzione provinciale del Pd di Frosinone. All’ordine del giorno c’è l’analisi del voto nelle Comunali dello scorso mese di giungo.

Apre i lavori il segretario provinciale Simone Costanzo

Tutti in piedi per un minuto di silenzio con cui commemorare le vittime della strage di Nizza e del disastro ferroviario in Puglia.

Il segretario tiene la sua relazione: in larga parte è scritta su alcuni fogli dattiloscritti, in alcuni punti va a braccio. Esamina il risultato partendo dal negativo dato nazionale e dal catastrofico risultato registrato nel Lazio. Sulla provincia di Frosinone si sofferma su ciascun comune chiamato al voto.

Si apre il dibattito.

Intervento di Francesco Scalia. Per il senatore, segretario di presidenza della Commissione Industria al Senato, ci sono stati errori. A tutti i livelli. Ha sostenuto che ci deve essere più Partito. Che è stato un errore non assegnare il simbolo durante le elezioni comunali di Cassino: a prescindere da quale candidato dovesse averlo ma il Pd deve essere visibile perché altrimenti si appoggia la linea secondo la quale i Partiti siano un’entità negativa. Le primarie sono nello Statuto del Partito e devono tenersi obbligatoriamente in tutti i Comuni con più di 15mila abitanti, anche se c’è un sindaco uscente e ci sono altri pretendenti alla candidatura che appartengano al centrosinistra. Scalia si appassiona durante il suo intervento. Conclude tra gli applausi.

Intervento di Francesco De Angelis. Per il socio di maggioranza del Pd non è il momento di divisioni o regolamenti di conti. Lancia un messaggio chiaro a tutti i fronti in campo e dice che «La vittoria o la sconfitta non è determinata solo dai comportamenti locali». Esamina la situazione con realismo e riporta tutti con i piedi per terra dicendo: «Il Pd del 41% non c’è mai stato: la gente ha premiato Renzi alle Europee e non il Pd. E ora siamo tornati alla realtà». Esamina la situazione nazionale e dice che «il Paese è tripolare. Non siamo soli e per avere successo è necessario ricomporre il centrosinistra. Ma non basta! Bisogna mettere in campo un progetto che convinca la società civile». Poi affronta il caso Cassino e le elezioni comunali. «Il successo elettorale non si ottiene solo in campagna elettorale. Va costruito prima e si deve partire da buone esperienze di governo. D’accordo con Scalia sulla necessità di avere sempre il simbolo in ogni elezione, il caso Cassino non deve più ripetersi. In tutti i Comuni con più di 15mila abitanti le primarie devono essere obbligatorie».

Arriva ai lavori il consigliere regionale Marino Fardelli, membro di diritto della Direzione da quando ha preso la tessera del Pd. Ritiene che i voti persi siano ben poca cosa se paragonati alla fiducia dei cittadini che – dice – è stata perduta.

Fardelli interviene insieme al gruppo dei cassinati, che intendono ‘pesare’ nel partito creando un terzo polo interno. Con lui ci sono Ernesto Polselli (il vice segretario dimissionato del Circolo di Cassino, pro Petrarcone), il consigliere provinciale Alessandro D’Ambrosio (che per protesta contro l’atteggiamento tenuto dalla Direzione Provinciale, sulle elezioni di Cassino, ha riconsegnato le deleghe al presidente Antonio Pompeo ed è passato all’opposizione). Dicono: «Basta considerarci come bandierine ad uso e consumo di questo o di quello. Rivendichiamo la nostra autonomia che il Pd di Cassino, all’indomani della sconfitta, ha tracciato come percorso. Critiche al segretario Costanzo. La sconfitta di Petrarcone è da addebitare a chi non ha avuto il coraggio a trovare una sintesi politica con Mosillo ma ha avuto lo stesso atteggiamento di Ponzio Pilato. Bisogna ripartire dai contenuti e aspettiamo il segretario – commissario Costanzo alla prova del fuoco a Cassino risolvendo subito la questione del gruppo consiliare che il Pd a Cassino ha assegnato in maniera democratica».

Quando ormai i giornalisti sono andati via, si accende una violenta discussione tra i gruppi.

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