Tornano le vecchie alleanze nazionali, Frosinone si riscopre laboratorio politico

Non è la prima volta che i ministri Angelino Alfano e Andrea Orlando polemizzano all’interno del Governo. Adesso però è diverso, perché a livello nazionale l’esito delle primarie del Partito Democratico si misurerà non soltanto sul risultato finale, ma sull’affluenza e sulle percentuali. Perché quello che si sta delineando, come conferma anche l’atteggiamento del presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, è un importante cambio di alleanze.

Se Renzi non dovesse “sfondare” allora il dibattito nel Pd si farebbe forte. C’è una parte, rappresentata non soltanto da Orlando, che intende ricostruire l’Ulivo: con il Psi, con il Movimento Democratici e Progressisti di D’Alema-Bersani-Speranza-Rossi, con Sinistra Italiana, perfino con il Pci e Rifondazione Comunista.

C’è una parte, renziana, che invece guarda ancora non soltanto ad Angelino Alfano e Denis Verdini, ma pure a Silvio Berlusconi nella prospettiva di un patto istituzionale o di un governo di salute pubblica. Una formula che però, dicono gli altri, avrà l’unico effetto di spalancare le porte al Movimento Cinque Stelle di Beppe Grillo.

Nel centrodestra intanto, anche se a piccolissimi passi, si procede verso una grande alleanza tra Forza Italia, Alternativa Popolare (Alfredo Pallone l’aveva capito prima), Fratelli d’Italia e Noi con Salvini.

Le comunali di Frosinone saranno una specie di laboratorio in questo senso: c’è un centrosinistra simil-ulivista, c’è un centrodestra uniti, c’è il Movimento Cinque Stelle.
E’ questo il motivo per il quale sia Massimo D’Alema che Nicola Zingaretti hanno sottolineato l’importanza politica del voto del capoluogo ciociaro.

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