Voto di scambio e liste irregolari: le elezioni nel mirino

Indagini concluse per le due inchieste della Procura che investono esponenti della maggioranza del Comune di Cassino. Le ipotesi: posti di lavoro promessi in cambio di preferenze, firme false per presentare la lista del Pd.

Alberto Simone

Il quarto potere logora chi lo ha dato per morto

Voto di scambio e liste elettorali irregolari: le elezioni comunali vinte dal sindaco Enzo Salera finiscono nel mirino della magistratura di Cassino. Non il risultato. Non la legittimità del voto. Ma una parte del lavoro che ha preceduto quel risultato. Il lavoro svolto da otto persone alle quali oggi la Procura della Repubblica di Cassino ha comunicato di avere concluso le indagini a loro carico. Ora avranno 20 giorni per chiarire la loro posizione: facendosi ascoltare, o depositando memorie scritte o introducendo elementi nuovi.

I filoni d’indagine sono stati due. In merito alla vicenda del voto di scambio i sostituti procuratori Roberto Bulgarini Nomi ed Emanuele De Franco hanno puntato l’attenzione su 5 persone. Il più noto è un consigliere comunale del Pd.

“Tu mi voti ed io ti trovo il lavoro”

Foto: Marco Cremonesi / Imagoeconomica

Tutto è partito dalle dichiarazioni di una donna, anche lei candidata nella lista del Pd alle elezioni Comunali del 2019. Non venne eletta. Nel mese di luglio del 2020 su Youtube appare un video dal titolo “Voto di scambio? Parla una persona anonima racconta la sua versione sulle passate amministrative”. Punta il dito su uno dei candidati della sua lista, poi eletto consigliere comunale: è un nome molto noto, in passato è già stato amministratore di Cassino ed è uno dei volti storici del Pd nella Città. In quel video la candidata dice che le aveva promesso un posto di lavoro se l’avesse aiutato ad ottenere un congruo numero di voti di preferenza.

Non solo, la donna avrebbe anche fotografato la sua scheda elettorale sulla quale aveva espresso la preferenza per sé e per l’altro candidato.

Dalle indagini è inoltre emerso che anche altre tre persone sostenevano di avere ricevuto la promessa di un posto di lavoro in cambio del proprio voto.

Sulla base degli indizi raccolti, oggi la Procura ha detto agli indagati che è sua intenzione chiedere la trasmissione del caso al giudizio del Tribunale affinché vengano processati. Se non porteranno elementi nuovi entro tre settimane.

Per tutti e cinque gli indagati viene ipotizzato il voto di scambio; alla donna è stato contestato anche di aver fotografato il voto.

Firme false per la lista del PD

Il municipio di Cassino

La seconda vicenda giudiziaria risale sempre alla primavera del 2019 quando la città di Cassino viene chiamata al voto dopo il collasso del centrodestra guidato da Carlo Maria D’Alessandro. In questo caso però riguarda la regolarità di una parte delle firme raccolte da una delle liste che sosteneva la candidatura di Enzo Salera. Nello specifico quella del Partito Democratico.

Tra i primi ad accendere i riflettori sul caso è stato l’ex consigliere comunale di opposizione Salvatore Fontana che la settimana scorsa ha rimesso il mandato.

La vicenda trae origine da due esposti presentati alla Procura della Repubblica di Cassino da un consigliere comunale di minoranza e da un imprenditore della città. Aveva concorso alle amministrative di maggio 2019 in una delle liste che sostenevano Enzo Salera. Negli esposti, entrambi denunciavano irregolarità nelle modalità di formazione proprio della lista dei candidati del loro Partito.

A seguito di quella segnalazione, gli agenti della Polizia di Stato si presentarono in Comune e chiesero di avere le firme a supporto di tutte le liste. Centinaia le persone ascoltate: tutte quelle che avevano firmato. Tra queste persone, 47 hanno disconosciuto la firma messa a supporto della lista del Pd.

Imbarazzo in maggioranza, Salera “no comment”

In questo caso l’attenzione si è concentrata sul consigliere provinciale che ha attestato la regolarità di quelle firme. Ha confermato agli investigatori che i proponenti le hanno apposte alla sua presenza. Ed ha escluso che abbia il minimo fondamento la versione secondo la quale qualcuno, in ritardo con la raccolta delle firme, andò a prenderle tra i passanti davanti al supermercato.

Se poi ci siano state sostituzioni durante la formazione del fascicolo è materia di discussione. Perché il Pd avrebbe dovuto inserire delle firme false che nei fatti non erano necessarie? L’avviso di chiusura indagini serve a dare risposte anche a questo.

Altra cosa è la sostanza politica, dove per vedere le conseguenze non è necessario attendere l’eventuale processo. L’imbarazzo nella maggioranza di centrosinistra che governa la città è palpabile: il Consigliere Dem chiamato a chiarire il suo comportamento è infatti un dirigente di lungo corso dei democrat e il Pd è il gruppo consiliare più grande e importante.

Il sindaco Enzo Salera, raggiunto dalla notizia in Spagna dove si trova da giorni per l’accensione della fiaccola benedettina preferisce non commentare. Lascia però intendere che non ci saranno conseguenze sull’amministrazione e che saranno le singole persone a rispondere di eventuali reati.

Rischi ridotti al minimo

La vittoria di Enzo Salera

Perché questa precisazione? La vicenda è legata soprattutto al filone delle firme false. Con l’annullamento di quelle firme potrebbe infatti venir meno la lista del Pd? Di conseguenza, crollerebbe l’amministrazione? Un rischio, questo, che però sembra non esistere.

Per due motivi: anzitutto perché anche senza quelle 47 firme il Pd avrebbe il numero di firme comunque necessarie: ne erano state infatti raccolte in abbondanza perchè, come spesso capita, qualche firma può essere annullata al momento del controllo. La norma – proprio per questo – prevede un range ben preciso: non meno di tot firme e non più di tot. E senza quelle 47, la lista resta in piedi.

In secondo luogo perché l’ipotesi alla quale l’accusa sta lavorando deve trovare poi conferma nel dibattimento.

Cosa diversa è l’imbarazzo di avere in maggioranza un consigliere accusato di aver promesso posti di lavoro in cambio delle preferenze. Nel caso in cui le sue spiegazioni non risultino sufficienti e si vada all’apertura di un processo, il Consigliere potrebbe fare un passo indietro. Se così fosse entrerebbe in Consiglio comunale Carmine Capizzi che ha riportato 107 voti alle ultime amministrative nella lista del Pd.

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