Zingaretti-Conte contro Di Maio-Renzi: scontro finale nel Governo

Strategie opposte in attesa degli effetti dell’election day. Con un’unica certezza: il presidente della Regione Lazio intende rimanere al suo posto. Anche se alla fine potrebbe non esserci alternativa alle elezioni anticipate.

Da una parte l’alleanza tra il premier Giuseppe Conte e il segretario nazionale del Pd Nicola Zingaretti, dall’altra quella tra il ministro degli esteri Luigi Di Maio e il leader di Italia Viva Matteo Renzi.

I primi con l’obiettivo di blindare il Governo in vista dell’election day di settembre, i secondi che sognano un ribaltone che possa proiettare il capo politico dei Cinque Stelle a Palazzo Chigi e l’ex rottamatore alla Farnesina.

Non è fantapolitica e tra gli addetti ai lavori se ne parla moltissimo. I successi di Conte su Autostrade prima e sul Recovery Fund poi hanno visto protagonisti anche gli esponenti del Pd. Roberto Gualtieri e Paola De Micheli su Autostrade, lo stesso Gualtieri e Paolo Gentiloni in Europa.

GIUSEPPE CONTE

Nicola Zingaretti preferirebbe stare in regia, senza essere costretto ad entrare nell’esecutivo, ma è pronto ad ogni evenienza. Mentre sia Di Maio che Renzi non vogliono far crescere ulteriormente Conte.

Nel frattempo il braccio di ferro riguarda pure la nuova legge elettorale, precisamente la soglia di sbarramento. In questo quadro però non si fanno i conti con il centrodestra. Matteo Salvini (Lega) e Giorgia Meloni (Fratelli d’Italia) sognano la spallata, mentre Silvio Berlusconi (Forza Italia) resta in attesa di capire quale possa essere lo scenario possibile. Il solito quadro frastagliato all’italiana, nel quale si capisce obiettivamente poco sulle reali intenzioni dei protagonisti.

DI MAIO E ZINGARETTI

Ma una cosa è chiara: Nicola Zingaretti non ha alcuna intenzione di lasciare la guida del Lazio. Specialmente in un momento in cui il centrosinistra rischia di perdere altre due “caselle” fondamentali, come la Puglia e le Marche. Sono talmente poche le Regioni non governate dal centrodestra, che sarebbe un suicidio politico mettere a rischio il Lazio.

Ma se il 20 e 21 settembre ci sarà una sconfitta pesante, allora nella maggioranza di governo qualcuno dovrà porsi il problema che forse la via maestra sarebbero le elezioni anticipate. Sempre meglio che vivacchiare.

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