Zingaretti spiazza tutti e va dalla D’Urso. Ma il Pd ribolle

Nicola Zingaretti spiazza tutti e si accomoda nel salotto di Barbara D'Urso. Rientrare? Confermo le dimissioni. Sindaco? Ma anche no. E il Partito inizia ad entrare in fibrillazione. Perché nessuno è in grado di mobilitare un milione e mezzo di militanti. Come ha fatto Zingaretti

Rompe gli schemi. Spiazza. Stupisce ancora una volta. Nicola Zingaretti conferma le sue dimissioni. Altro che ripensamenti e decisioni di pancia. L’ex Segretario Nazionale del Partito Democratico ha lasciato il giocattolo rotto in mano a chi pensava di poter giocare con lui, sulla sua pelle e quella del Pd. Come a dire: arrangiatevi. O, se preferite: “se volevate giocare, compratevi una scimmietta“. (Leggi qui Pd, Zingaretti si dimette: “Ora scelga l’Assemblea”).

Spiazza tutti perché non va a dirlo nel paludato salotto di Bruno Vespa. Sceglie la piazza nazionalpopolare di Barbara D’Urso: un altro modo per dire a quelli che pensavano di assediarlo: “Non gioco più, ora mi diverto”.

Ecco cosa mi ha dato fastidio

Nicola Zingaretti (Foto: Livio Anticoli / Imagoeconomica)

Vuota il sacco. O almeno una parte. Toglie dalle scarpe i sassolini appuntiti. Racconta la sua versione della storia. Che è evidente: la politica della I Repubblica è roba del Cretaceo, quella della II Repubblica appartiene ad un’altra era geologica. E pretendevano che lui giocasse secondo quelle regole.

«C’è una cosa che mi ha dato fastidio: tutti insieme abbiamo voluto il governo Conte, abbiamo sostenuto questo governo, il gruppo dirigente l’ha difesa questa scelta. Quando questo progetto non è andato in porto ci siamo girati e non c’era più nessuno e ci hanno accusato ‘o Conte o morte’».

Nicola Zingaretti ha caratterizzato la sua gestione del Partito perché l’ha allargata a tutte le sensibilità del Pd. Inclusivo, come usava un tempo nel Pci. Ma qualcuno l’ha scambiato per un segnale di debolezza. Sbagliato. «Credo molto nel pluralismo, ma quando il pluralismo significa stare zitti nelle riunioni e poi attaccare nelle dichiarazioni pubbliche diventa una cosa di diverso».

Sindaco? No, grazie

Non si è dimesso per andare a candidarsi sindaco di Roma. Se voglia farsi pregare, nessuno lo sa: il tempo giocherebbe a suo favore. Ma una cosa è evidente: Nicola Zingaretti esclude di volersi candidare a sindaco della Capitale.

Barbara D’Urso. (Foto: Sara Minelli / Imagoeconomica)

«Fare il sindaco di Roma nei prossimi anni sarà la cosa forse più bella che possa capitare a chi ha passione politica. Sono presidente di Regione e di Roma, credo che questo sia uno dei miei compiti in questo momento. Ci sono tante energie per fare il sindaco, non è questo oggi il mio pensiero nè assolutamente il mio obiettivo».

Allora resta un dubbio: cosa vuole fare? Se indietro non torna, se il sindaco non lo vuole fare, cosa si è messo in testa il Segretario dimissionario? Nulla. «Ho voluto dare una scossa quando ho percepito che questo Partito rischiasse di implodere. Il mio è un atto di amore nei confronti della necessità del Pd di scendere vicino alla condizione umana e non di parlare soltanto di se stesso».

Ci vuole un chiarimento

Non è incollato alla poltrona. Nicola Zingaretti lo dimostra. «Se sono io il problema – ha aggiunto – sono il primo a fare un passo indietro, ci vuole un grande chiarimento, lo faccia il gruppo dirigente e troviamo insieme le forme per andare avanti. Statene certi io non scompaio, sarò presente con le mie idee e con il mio lavoro, domani andrò a rinnovare la tessera nel mio circolo, però credo che sia opportuno che tutti si assumano le proprie responsabilità, altrimenti si confonde il confronto delle idee con la furbizia».

Zingaretti ha poi risposto “” alla domanda se le sue dimissioni siano irrevocabili, “perché il Partito Democratico per fortuna non è un Partito del leader, ma è un Partito con un leader che si sceglie. Abbiamo tante energie. Sono il presidente della Regione Lazio, ho tantissime cose da fare».

Che bella trasmissione

Barbara D’Urso nello studio di Live

Nicola Zingaretti continua a ribaltare gli schemi. Va controcorrente e mette nel mirino qulli che hanno storto il naso quando lui ha difeso Barbara D’Urso e la sua trasmissione destinata alla chiusura anticipata.

«Ho detto una cosa che confermo: questa è una bella trasmissione, molto popolare. La scelta di chiamare i leader della politica italiana a parlare dei problemi delle persone è una bella scelta, perché io sono contro il populismo, ma il populismo si combatte con la politica popolare, non con la puzza sotto il naso».

«A me è sembrato naturale dire complimenti, io non amo la politica snob, mi piace sentire la spalla delle persone vicino».

Spiazza e come Ibra, dribla la difesa anche quando non te lo aspetti. Mette tutti a sedere. Fa fare, a chi lo ha attaccato, la figura del politico che la gente non sopporta più: quella di chi è capace di parlare solo di politica e non di mostrarsi umano, con le sue emozioni. «Mi piaceva venire – ha aggiunto – anche per farci quattro risate, perchè troppo onore il fatto che un tweet fa discutere così tanto solo perchè parliamo con gli italiani attraverso una trasmissione popolare: se c’è qualcuno che sta bene a parlare solo nei salotti, si accomodi».

Il Pd è spiazzato

Nicola Zingaretti e Massimiliano Smeriglio (Foto: Benvegnu’ Guaitoli / Imagoeconomica)

Un dato è certo. Il Pd è spiazzato. Può anche scegliere un altro Segretario: non sarà come avere Nicola Zingaretti. Nessuno è in grado di mobilitare un milione e mezzo di persone quando avresti ringraziato Dio a faccia in terra se ne fosse andata solo la metà alle urne.

Il vero problema è questo. E allora i dirigenti non mollano. Cercano di convincere il Segretario dimissionario a restare. Sperano che ci ripensi. Non hanno capito.

Si lavora per percorrere l’unica via sulla quale poter costruire, eventualmente, un percorso di rientro: un voto dell’Assemblea nazionale su un documento politico. Che è cosa ben diversa da un accordo dei capicorrente. Sarebbe una scelta della base e non un’intesa di palazzo, non si tratterebbe di un caminetto.

La base ribolle. La petizione lanciata su Change.org è a 6.303 firme. Sui social fioccano gli insulti. C’è anche un post delle Sardine, pubblicato dopo la manifestazione di sabato davanti al Nazareno. I capicorrente sono in imbarazzo: nessuno garantisce una gestione collegiale come ha fatto invece Zingaretti. Molti insistono per un recupero della situazione.

Quelli che sperano in Nicola

Nicola Zingaretti e Graziano Delrio (Foto: Imagoconomica / Alessio Mastropietro)

Il responsabile Organizzazione del Pd Stefano Vaccari su Il Mattino, ha esplicitamente detto di «sperare che sia ancora Zingaretti a guidare il Pd». Parole analoghe a quelle di Virginio Merola, sindaco di Bologna. Sulla stessa lunghezza d’onda interviene Graziano Delrio che pure non è della maggioranza dato che alle primarie ha sostenuto Maurizio Martina.

L’appello “Nicola ritorna” nasce dalla oggettiva difficoltà di arrivare ad una quadratura del cerchio: eleggere un altro Segretario che dia le stesse garanzie di condivisione dimostrate da Zingaretti, che ha voluto in Segreteria tutte le sensibilità del Partito. E poi che sia così forte da gestire le amministrative e l’elezione a gennaio 2022 del Presidente della Repubblic. Ma anche un traghettatore verso il Congresso che dovrà essere costituente.

Proprio per questo, in giornata non hanno trovato consenso i nomi circolati nei giorni scorsi. O perché in alcuni casi troppo connotati per appartenenza politica o perché considerati politicamente deboli. Il nome di uno dei padri fondatori del Pd Enrico Letta è circolato sui media ma lui si è immediatamente chiamato fuori. Anzi: «Penso che l’Assemblea tutta debba chiedere a Zingaretti al quale va la mia stima e amicizia, di riprendere la leadership».

Tensione alta

Le Sardine davanti al nazzareno (Foto: Paolo Cerroni / Imagoeconomica

Il sit in delle Sardine, ieri al Nazareno, ha lasciato una scia di polemiche. Sulla pagina Facebook del movimento è comparsa una foto di Mattia Santori in una tenda con appeso il ritratto di Berlinguer. Nelle intenzioni un gioco che alludeva alla lunga permanenza della delegazione delle Sardine sabato nella sede del Pd, dove hanno incontrato la presidente Valentina Cuppi. La foto ha cominciato a girare sui social come se fosse stata scattata dentro una sala del Nazareno ed è stata considerata irridente verso il Partito. Di qui le reazioni sdegnate di parlamentari come Roberto Morassut, Pina Picierno o Andrea Marcucci e numerosi militanti. Inutile smentire.

È il segnale di una tensione che si tocca con mano. Il veleno scorre a fiumi, anche con insulti sessisti o l’esortazione a “cacciare” dal Pd gli esponenti di Base riformista.

Un clima che al momento non riguarda Nicola Zingaretti: lui oramai non è più il Segretario. E in tutta serenità può accomodarsi nel salotto di Barbara D’Urso.

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