Il Tar ai sindaci: “Non potete ordinare ad Acea di riattaccare l’acqua a chi non paga”

LUCA PAGNI per LA REPUBBLICA

Una sentenza destinata a far discutere e che potrebbe diventare un precedente destinata a essere applicato in tutta Italia. Con impatti non irrilevanti sia a carattere economico che sociale. Il Tar del Lazio ha stabilito che un sindaco non può ordinare a un gestore di servizi idrici di riallacciare la fornitura d’acqua se il cliente si è rivelato moroso. Anche se ad ordinarlo è un sindaco. Detto in altri termini, se non hai pagato le bollette, è lecito che venga sospeso il servizio anche se un sindaco è intervenuto con una ordinanza che tiene conto della situazione economica dell’utente.

Lo ha stabilito il tribunale amministrativo del Lazio, i cui giudici hanno accolto un ricorso di Acea Ato 5 contro i comuni di Cassino, di Alatri e di Torrice in provincia di Frosinone. Con una sentenza appena pubblicata, il giudice amministrativo ha chiarito che un sindaco non può intervenire con l’ordinanza per vietare al gestore idrico l’interruzione della fornitura nei confronti di singoli utenti morosi, perchè si realizza in questo caso uno “sviamento di potere” che vede il Comune, “estraneo ai rapporti gestore-utente”; nè può impedire l’attuazione dei rimedi previsti dalla legge per interrompere la somministrazione di acqua a utenti morosi e “ciò a prescindere dall’imputabilità di siffatto inadempimento a ragioni di ordine sociale” conclude il Tar.

Anche qui, in altre parole, significa che il sindaco non può intervenire in quanto estraneo al rapporto tra clienti e società fornitrice del servizio, in questo caso idrico. Il punto giuridico è proprio questo: la possibilità del Comune di intervenire in favore di un proprio cittadino magari in condizioni economiche difficili. Una questione – ad esempio – che si è posto da tempo il legislatore sul fonte dei servizi elettrici, con l’istituzione di un bonus destinato alle famiglie meno abbienti, finanziato con una apposita voce in bolletta.

Allo stesso risultato vorrebbero arrivare ora consumatori e società che gestiscono i servizi idirici, come si legge in un documento di pochi giorni fa che porta la firma di Federconsumatori e Utilitalia, l’associazione che raccoglie le aziende pubbliche del settore. Assieme chiedono “tariffe sociali che vadano incontro alle necessità di una popolazione che ha raggiunto soglie di povertà significative e che spesso non riesce a far fronte al pagamento delle bollette. Se, infatti, quando si parla di energia, riscaldamento, telefono, il tema è delicato, diventa addirittura “fragile” se si parla di acqua, di servizio idrico”.

L’occasione potrebbe arrivare con la formulazione di una tariffazione unica nazionale anche per l’acqua, al quale sta lavorando l’Autorità per l’energia, il gas e il servizio idrico, esattamente come è avvenuto per la bolletta del metano e dell’elettricità. All’interno potrebbe trovar spazio anche un “bonus idrico” da destinare a chi si trova in difficoltà economiche. Anche per uniformare quanto già accade in molte realtà, soprattutto nelle regioni settentrionali, dove molte aziende idirche hanno già provveduto a individuare una compensazione tariffaria.

Il problema, come fanno sempre notare aziende e consumatori, riguarda il panorama delle agevolazioni che “è molto diversificato: ci sono agevolazioni in misura fissa per utenti a basso reddito (legate all’ISEE o al reddito), per famiglie numerose, per famiglie con portatori di handicap e per crisi economica (cassa integrazione, mobilità, disoccupazione, cessazione di attività o licenziamento) nonché regimi che prevedono l’erogazione di un quantitativo fisso di acqua a cui si applica la tariffa agevolata o agevolazioni che prevedono lo sconto della quota fissa”.

Un “bonus idrico” nazionale potrebbe anche essere la risposta ai contenziosi come quello finito davanti al Tar del Lazio.

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