Acqua, rincaro del 36% in 4 anni

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CESIDIO VANO per LA PROVINCIA QUOTIDIANO

La tariffa idrica aumenterà poco più dell’8% ogni anno, dal 2016 al 2019. Per l’anno in corso, rispetto alla tariffa 2015, il rincaro sarà esattamente dell’8%, nel 2019 si arriverà al 36%.

Senza via d’uscita
Che passi la proposta (cosiddetto schema regolatorio) dell’Ato5 o quella avanzata dal gestore idrico Acea Ato5 Spa, non cambierà nulla: perché, in entrambi i casi, i ‘rincari’ necessari a coprire i costi del servizio superano abbondantemente il limite di incremento annuale della tariffa stabilito dall’Autorità di vigilanza del settore idrico (l’Aeegsi) con il nuovo metodo tariffario (l’MTI-2), quindi si applicherà il valore limite (8% appunto), rimandando ad un momento futuro la regolazione dei conguagli che inevitabilmente si generano, applicando una tariffa più bassa di quella richiesta per garantire i ricavi a copertura della gestione.

Conguagli: è solo questione di tempo
La differenza, tra la proposta dell’Ato5 e quella di Acea, sta proprio nel computo dei conguagli, che comunque non troveranno ‘spazio’ in bolletta (cioè capienza nel limite degli aumenti consentiti) prima del 2021. E su questo concordano sia i calcoli di Acea che dell’Ambito territoriale. Per Acea ci saranno 79 milioni di euro da conguagliare dal 2020 in poi; per l’Ato5 saranno ‘solo’ 34 milioni, ma – si badi bene – non perché i calcoli di Acea siano errati, ma semplicemente perché – per il momento – tutta una serie di verifiche e riscontri su numeri, costi e pretese forniti ed avanzati dal gestore sono state rimandati al prossimo anno. Il problema, insomma, non è risolto: è solo rimandato al successivo aggiornamento.

Con l’acqua alla gola
Domani, come noto, i sindaci dell’Ato5 sono chiamati ad approvare l’aggiornamento del piano d’ambito 2016-2019 che comporta la ridefinizione del programma degli interventi, del piano economico-finanziario (il cui equilibrio è determinato dalla tariffa) e l’adeguamento della convenzione di gestione allo schema tipo stabilito dall’Aeegsi.
Tale operazione doveva essere effettuata entro lo scorso 30 aprile, ma i sindaci non sono mai stati convocati per tale necessità: l’Ambito confidava in una proroga che non c’è stata, mentre il gestore ha prodotto, lo scorso 30 maggio, una sua proposta di aggiornamento su cui la Conferenza dei sindaci dell’Ato deve pronunciarsi entro 60 giorni (ovvero entro il 30 luglio): praticamente i sindaci si ritrovano a a discutere di tutta la complessa vicenda ad appena 24 ore della scadenza ultima.

La proposta dell’Acea
Relativamente alla mancata realizzazione di alcune opere previste nel precedente piano degli investimenti, il Gestore adduce motivazioni legate al ritardo con cui l’assemblea dei sindaci ha redatto il piano medesimo che, di fatto, pur se relativo al 2014, è stato approvato solo oltre la metà di quell’anno. Ancora: altre opere benché previste entro il 2017, sono state fatte slittare in vanti per dare spazio ad interventi risolutori di criticità emerse nel frattempo.
Per il nuovo periodo 2016-2019, Acea prevede investimenti per oltre 86 milioni di euro e ricorda il problema della morosità che ha ostacolato ulteriormente la copertura degli interventi. Procede quindi a computare l’importo del “vincolo ricavi garantiti” (cosiddetto VRG) che deve di fatto garantire, appunto, la copertura dei costi e la sostenibilità della gestione. E’ in funzione di tali calcoli che viene stabilito l’aumento (o il decremento) tariffario. Per Acea i ricavi necessari a fronteggiare la gestione andrebbero dagli 82 milioni nel 2016 agli 84 milioni nel 2019. Con incrementi tariffari dal 57% nel 2016 al 60% nel 2019. Ma il limite – come detto – è dell’8% annuo e tale resta, rimandando al futuro il recupero delle differenze (i conguagli). Secondo i calcoli di Acea, a fine 2019, la somma da conguagliare sarà pari a 79,1 milioni di euro a cui si aggiungono i 53 milioni già riconosciuti dall’Aeegsi per il periodo 2012-2015 (che potevano essere recuperati a partire dal 2016 qualora vi fosse stata capienza, ma siccome i rincari sono già al limite se ne parlerà in futuro). I sintesi: stando ai calcoli del gestore, ci saranno 132 milioni di euro da conguagliare (mantenendo il limite dell’8% di incremento annuale) dal 2021 (primo anno di capienza) fino al 2027.

La proposta della Ato5
Gli elaborati portano la firma dei due dirigenti della segreteria tecnico operativa, ma sono essenzialmente il frutto di una consulenza esterna, affidata per 25 mila euro oltre Iva, dall’Ato5 all’Anea (associazione degli enti d’ambito) che ha messo a disposizione della Sto un esperto per redigere tutti i documenti necessari. Operazione decisa poiché – spiega la determina di incarico – la struttura dell’Ato non ha personale sufficiente.
L’Ato5 procede agli stessi calcoli fatti dal gestore ma li epura di molte voci ritenendole da verificare: non riconosce maggiori costi sostenuti e richiesti da Acea e rimanda la vicenda al prossimo aggiornamento; non riconosce maggiori costi di morosità poiché Acea è stata autorizzata a rivolgersi ad Equitalia… e quindi lo faccia; si limita a calcolare l’incremento massimo ammissibile della tariffa (8%) rinviando ad una verifica con il gestore di tutte le altre voci: a partire dai 53 milioni di euro per il conguaglio 2012-2015, alla differenza dei ricavi garantiti che, però, per l’Ato5 non superano i 35 milioni di euro (contro i 79 pretesi dal gestore).
Per il 2016 l’Ambito propone anche agevolazioni per i nuclei familiari più deboli (con un indicatore Isee non superiore a 7.500 euro non si pagheranno i primi 30 mc/annuo e fino a 108 mc/anno si applicherà al tariffa agevolata di 0,47 euro a mc).
Inoltre l’Ato5, riprendendo quando già proposto nella relazione per la messa in mora del gestore, ha stabilito quasi 11 milioni di euro di sanzioni per Acea (7 milioni per l’annualità 2014 e 4 milioni per l’annualità 2015) che hanno contribuito a contenere l’importo dell’atteso conguaglio futuro.

 

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